Lunedì 22 Aprile 2024

Colpo di scena alla presentazione triestina de “Gli innamorati di piazza Oberdan”, il libro dello scrittore viennese Christian Klinger, che racconta la storia di Pino Robusti, lo studente di 22 anni, fucilato dai nazisti il 6 aprile 1945 nella Risiera di San Sabba. Le presentazioni di libri seguono un rituale scontato: c’è un moderatore che introduce; c’è uno scrittore che risponde alle domande del moderatore e, se ci sono, anche a quelle del pubblico; segue la vendita del libro appena presentato, che l’autore si presta gentilmente ad autografare.

Accade sempre così. La presentazione di Trieste, invece, ha riservato una sorpresa che ha emozionato tutti, a cominciare dallo scrittore. Ma, prima di parlarne, occorre fare qualche cenno ai contenuti del romanzo di Klinger, per chi non avesse letto i precedenti articoli di questo blog (usciti il 6 aprile 2021, il 16 dicembre 2023 e il 24 gennaio scorso).

Una saga familiare tra la Prima e la Seconda guerra mondiale

“Gli innamorati di piazza Oberdan” è una saga familiare, che abbraccia un arco di tempo che va dalla Prima guerra mondiale (dove il padre di Pino, triestino irredentista, combatte con l’esercito italiano, rimanendo ferito al fronte) alla fine della Seconda (che vede l’uccisione del protagonista a pochi giorni dalla Liberazione). Ed è anche il ritratto di una città, nel suo travaglio dalla monarchia asburgica a quella sabauda, con l’emergere del nazionalismo italiano e con gli inevitabili conflitti etnici di una città divenuta di frontiera. In questo scenario Klinger ci fa conoscere i nuovi padroni fascisti, la minoranza slovena colpita nell’incendio del Narodni Dom, gli irredentisti finalmente “redenti” ma non troppo soddisfatti di essere stati “redenti”, persino una famiglia ebrea venuta a Trieste da lontano, convinta di essersi messa in salvo, per poi dover amaramente constatare che proprio nel capoluogo giuliano Mussolini verrà a proclamare le leggi razziali.

Ma l’attenzione dello scrittore viennese è rivolta soprattutto a Pino Robusti, perché la sua vicenda umana e la sua tragica fine lo hanno profondamente commosso. Klinger ha dedicato due anni a ricerche d’archivio e sul terreno per poter raccontare la storia dello sfortunato ragazzo e di Laura, di cui era innamorato. Ha trovato le lettere che Pino aveva scritto dalla Risiera ai genitori e alla sua fidanzata e poco altro. Le persone che avevano conosciuto il giovane erano ormai morte. Nessuna traccia di amici o familiari, quasi che con la scomparsa di Pino, il 6 aprile 1945, fosse scomparsa anche la sua famiglia.

Non la vita di Pino, ma quella che sarebbe potuta essere

La decisione di scrivere il libro era nata proprio dal desiderio di far rivivere la figura di questa vittima involontaria della ferocia nazista, che la memoria collettiva aveva cancellato. Il libro si baserà sui pochi fatti certi e documentati della storia di Pino Robusti e della sua famiglia, mentre i vuoti saranno riempiti dalla fantasia dell’autore, “per raccontare – ha spiegato Klinger al suo pubblico – non la vita vera di Pino, ma quella che sarebbe potuta essere la sua vita”.

Così fino alla presentazione dell’edizione italiana del libro a Trieste (la prima edizione in lingua tedesca è apparsa nel 2020). A condurre l’incontro è la giornalista Vida Valencic, che dialoga con Klinger e con il traduttore Federico Scarpin. L’evento ha richiamato un pubblico numeroso. Alcuni rivolgono delle domande allo scrittore austriaco. Una signora in particolare gli chiede se non vi siano in vita dei discendenti del giovane fucilato.

Tra i presenti il figlio e una nipote di Laura

Ed è a questo punto che dal pubblico si alza un’altra signora che dichiara di essere una nipote di Laura, la fidanzata di Pino, e indica tra i presenti un suo cugino, figlio di Laura. Si avverte in sala un brivido di emozione. Lo stesso Klinger si rivolge alla nipote e al figlio visibilmente commosso. È come se i discendenti di Laura – la ragazza amata da Pino e a cui lo scultore Marcello Mascherini aveva dedicato la scultura del Cantico dei cantici (collocata non a caso proprio in piazza Oberdan) – fossero anch’essi personaggi del libro di Klinger, ma personaggi veri, in carne e ossa. Ed è come se con la loro presenza rendessero viva e palpabile anche la storia di Pino e di Laura, richiamandola da un passato lontano.

Ieri Christian Klinger ha presentato il suo libro anche a Udine e anche qui, benché la giornata fosse festiva, la partecipazione è stata imprevedibilmente numerosa. In questo secondo appuntamento l’autore austriaco ha dialogato con la prof. Nadia Mazzer, dell’Anpi. Nel corso della conversazione Klinger ha fatto cenno a ciò che era accaduto il giorno prima a Trieste. E ha ammesso che, se avesse incontrato i discendenti di Laura nel corso delle sue ricerche, probabilmente il libro non sarebbe mai nato, per rispetto nei loro confronti. Ma forse è stato meglio così, perché senza quel libro nessuno ormai avrebbe ricordato il sacrificio di Pino e l’amore che lo aveva legato a Laura.

NELLE DUE FOTO, in alto, alla libreria Ubik, Vida Valencic dialoga con Christian Klinger e Federico Scarpin; in basso, Klinger con Nadia Mazzer e di nuovo con Scarpin.

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