Sabato 20 Aprile 2024

“Effetto domino nell’impero immobiliare di René Benko” avevamo titolato soltanto qualche settimana fa. Ma allora ci riferivamo ad alcune società minori della holding austriaca, soprattutto in Germania. Le due “portaerei” del gruppo – la Signa Prime Selection Ag e la Signa Development Selection Ag – sembravano reggere ancora bene. E la cosa non era di poco conto, perché alla prima delle due fanno capo alcuni gioielli dell’impero, tra cui il Goldenes Quartier di Vienna, con l’annesso hotel a 5 stelle Park Hyatt e, quasi di fronte, il Kunstforum. Insomma, immobili di grande valore commerciale, in grado di bilanciare le sofferenze emerse nelle altre società.

Ora il campanello di allarme ha suonato anche per Prime Selection e per Development Selection. Giovedì sera la prima ha presentato una dichiarazione di insolvenza al Tribunale commerciale di Vienna. La seconda ha fatto lo stesso il giorno dopo, cioè ieri. A questo punto sono tre le società che contano nel gruppo a dichiarare il fallimento: le due che abbiamo definito “portaerei”, per le dimensioni che rivestono all’interno della holding e perché a loro volta hanno il controllo su altre società (la Development Selection addirittura su 290, con 39 progetti immobiliari in corso), e l’”ammiraglia” Signa Holding GmbH.

L’emergenza della situazione sarebbe resa evidente dalla differenza di valore dei beni immobili iscritti a bilancio per 2,2 miliardi, ma il cui prezzo commerciale – secondo un’indagine condotta dal settimanale Profil e dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung – sarebbe invece di 296 milioni. L’enorme differenza sarebbe dovuta al fatto che i 2,2 miliardi nominali si riferiscono a partecipazioni a società di progettazione di immobili in corso di costruzione, i cui cantieri sono fermi ormai da tempo, per mancanza di liquidità.

A questo valore commerciale fanno riscontro debiti per 833 milioni, cui si aggiungono garanzie per altri 332 milioni. L’indebitamento complessivo ammonterebbe, quindi, a circa 870 milioni, ma potrebbe salire ulteriormente, qualora si procedesse a una svendita non coordinata dei beni posseduti. Purtroppo è proprio ciò che si teme possa avvenire.

Per questa ragione l’appena nominato amministratore unico delle due società, il tedesco Erhard Grossnig, nel presentare al Tribunale commerciale la dichiarazione di insolvenza ha anche avanzato istanza di amministrazione controllata in autogestione. Ha chiesto, cioè, di poter continuare ad amministrare le due società, per tentarne un risanamento, il tutto sotto il controllo di un curatore fallimentare.

La risposta, prima che dal Tribunale, dovrà essere data dall’assemblea dei creditori. Sono richieste due maggioranze: quella dei creditori (si dice in tedesco “per testa”) e quella del credito rappresentato. L’istituto dell’amministrazione in autogestione, che non esiste nel diritto commerciale italiano, prevede che ai creditori sia garantita la restituzione in due anni di almeno il 30% del loro credito. I creditori possono bocciare la proposta per due ragioni: perché non hanno fiducia nel progetto di risanamento delle società o perché ritengono che dalla liquidazione pura e semplice del patrimonio fallimentare potrebbero recuperare più del 30% del loro credito.

Ci vorranno alcune settimane per capire che piega prenderà la situazione. Intanto è curioso notare che, accanto alle persone giuridiche che pretendono soldi da Signa (banche, assicurazioni, fornitori, imprese di costruzione ecc.), vi sono anche persone fisiche, che hanno svolto servizi di consulenza per René Benko.

Figurano tra queste l’ex cancelliere Sebastian Kurz (Övp), che avevamo già menzionato in un precedente articolo, l’ex cancelliere Alfred Gusenbauer (Spö) e l’ex ministro tedesco Joschka Fischer (Verdi). Tutti vantano crediti milionari nei confronti dell’ex “amico” Benko, che li aveva assoldati evidentemente non per le loro competenze finanziarie e aziendali, ma per i contatti che sarebbero stati in grado di assicurare. Dicevamo che è curioso leggere i loro nomi: svolgevano tutti ruoli che avrebbero dovuto garantire una corretta ed efficiente gestione della holding (Gusenbauer era addirittura presidente del consiglio di sorveglianza di Signa) e ora chiedono di essere pagati per un lavoro che non hanno saputo fare, perché non ne erano capaci.

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Altri articoli apparsi in questo blog sulla crisi della Signa Holding GmbH:

– 4 novembre 2023 Rischia di crollare il castello immobiliare di arte di Benko

– 26 novembre 2023 Le parcelle da capogiro di Benko all’ex leader dell’Spö

– 30 novembre 2023 La Signa di René Benko dichiara lo stato di insolvenza

– 7 dicembre 2023 Effetto domino nell’impero immobiliare di René Benko

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