Mercoledì 22 Maggio 2024

20.04.06 Agricoltura, asparagi, mancanza di manodopera stranieraL’Austria è alla ricerca disperata di manodopera per svolgere lavori che fino a qualche settimana fa erano affidati a personale straniero, immigrati stabili o pendolari. Il diffondersi del Coronavirus ha chiuso i confini e limitato la mobilità, per cui molte di queste forze lavoro non sono più disponibili. Non possono più far ritorno in Austria dai loro Paesi di provenienza (soprattutto da Romania e Bulgaria, ma anche da Polonia, Ucraina, Moldavia) oppure non vogliono tornarvi per timore del contagio.

Uno dei settori “colpiti” è quello delle badanti, che assistevano a domicilio circa 33.000 anziani. Per colmare questo vuoto improvviso si sono mossi i ministeri dell’Economia e degli Esteri, la Camera dell’Economia e alcuni Länder che, pur di riavere queste lavoratrici, sono andati a prenderle in aereo a loro spese. Ne abbiamo riferito qualche giorno fa.

Ma un altro settore dove la presenza di manodopera straniera era determinante è quello alimentare: non solo l’industria di trasformazione dei prodotti alimentari, ma anche l’agricoltura, l’allevamento e la macellazione delle carni. Nelle aziende di questo settore sono venuti a mancare quasi all’improvviso 14.000 lavoratori. Il raccolto dei prodotti ortofrutticoli, la lavorazione delle carni, la produzione in fabbrica rischia la paralisi perché ora ci sono 14.000 posti vuoti.

Il paradosso in Austria, come nel resto del mondo, è che in questo mento il numero dei disoccupati è esploso a causa del Coronavirus. Tra nuovi e vecchi disoccupati ormai il loro numero supera il mezzo milione. Da un lato, dunque, vi sono aziende che cercano lavoratori; dall’altro, lavoratori che cercano aziende.

Un tentativo di intermediazione è svolto dalla piattaforma online “dielebensmittelhelfer” (sono tre parole messe insieme che significano “lavoratori del settore alimentare”). Si richiede “qualificazione ed esperienza di base”, perché in molti settori si impiegano trattori e altre macchine, e si segnala che si tratta di un “duro lavoro”. Ma è pensabile che in un esercito di 500.000 disoccupati non dovrebbe essere difficile trovarne 14.000 che sappiano guidare un trattore. E poi non tutte le mansioni richiedono prestazioni complicate.

Il problema è convincere chi ha perso un lavoro ad accettarne uno nuovo in un settore che non è il suo. Se ne sta discutendo a livello politico, perché a chi ha perso il lavoro viene erogato un reddito di disoccupazione, che rappresenta un costo per il bilancio pubblico. Si potrebbe condizionare l’indennità di disoccupazione alla disponibilità ad accettare il nuovo lavoro (un po’ il meccanismo che era stato pensato in Italia per il reddito di cittadinanza, di cui però da qualche tempo non si sente più parlare). Si otterrebbero due risultati positivi: le aziende agricole risolverebbero temporaneamente la loro carenza di manodopera e lo Stato risparmierebbe qualche milione di euro. In un sondaggio online della “Kleine Zeitung” due lettori su tre vedrebbero con favore una soluzione del genere, che ridurrebbe in parte il numero dei disoccupati.

Ma da parte sindacale non si è d’accordo. Un lavoro obbligatorio – si afferma – non è la giusta risposta alla crisi del Coronavirus. I lavoratori per l’agricoltura non si trovano costringendoli con il ricatto del taglio dell’indennità di disoccupazione, ma proponendo migliori condizioni di lavoro e retribuzioni più alte.

Il discorso fatto per i disoccupati viene riproposto anche per i rifugiati. Attualmente ce ne sono 32.000 senza lavoro, che tuttavia non percepiscono un reddito di disoccupazione, ma un aiuto sociale per sopravvivere. Anch’essi potrebbero essere assunti e anch’essi potrebbero essere incentivati, con la minaccia di togliere l’aiuto finanziario. A differenza dei disoccupati austriaci, tra i rifugiati la risposta positiva dovrebbe essere più probabile, perché la nuova occupazione comporterebbe comunque un miglioramento della loro condizione e soprattutto perché rappresenterebbe un primo passo per entrare in maniera permanente nel mondo del lavoro.

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CORONAVIRUS CON IL SENNO DI PRIMA

Il 6 febbraio scorso – oggi, due mesi fa – si registra in Austria il primo intervento di Polizia per violazione della legge sulle malattie epidemiche. È accaduto a Salisburgo, dove una donna ricoverata per sospetto contagio da Coronavirus ha lasciato i locali dell’ospedale dove si trovava in isolamento, senza avvertire il personale sanitario, e se n’è tornata a casa. È stata chiamata la polizia, che l’ha riportata con la forza in ospedale. Successivamente si è saputo che il tampone era risultato positivo e così la paziente è tornata “libera” di andarsene. Fino ad oggi non è stato registrato in Austria alcun caso di Coronavirus.

L’aeroporto di Vienna-Schwechat ha fatto sapere che da domani tutti i passeggeri di voli diretti dalla Cina saranno sottoposti al controllo della temperatura. Per il momento non è stato previsto per essi un periodo di quarantena. Il provvedimento è stato deciso dall’assessora alla Sanità della Bassa Austria, Ulrike Königsberger-Ludwig. Schwechat infatti è l’aeroporto internazionale di Vienna, ma si trova nel territorio del Land Bassa Austria.

 

NELLA FOTO, un mazzo di asparagi: con la manodopera straniera venuta a mancare si rischia di non poterli raccogliere.

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