Lunedì 22 Aprile 2024

Una donna non può insegnare religione islamica, senza indossare il velo. In Austria almeno è così. Ma forse anche no. Forse l’uso del velo non è imposto dal Corano, come sostengono alcuni. E chi dovrebbe dire una parola definitiva, la Comunità religiosa islamica, preferisce restare nel vago e sottrarsi alla domanda.

Sta accadendo proprio questo a Vienna, dove Zeliha Cicek, 47 anni, ha perso il lavoro di insegnante, dopo aver deciso di non portare più il velo. Per comprendere meglio la sua situazione, tuttavia, dobbiamo prima spiegare come funziona l’insegnamento della religione nelle scuole austriache e come vengono scelti gli insegnanti.

Cominciamo con il dire che “l’ora di religione”, come quella che conosciamo in Italia, esiste anche nelle scuole austriache. Solo che in Austria esistono più “ore di religione”, non soltanto quella cattolica. Le classi più numerose, naturalmente, sono quelle di religione “cattolica romana”. Seguono, nell’ordine, le religioni islamica, evangelica, ortodossa e altre fedi meno diffuse. Di recente è stata prevista anche l’ora di religione buddista: viene tenuta da 13 insegnanti, per poco meno di 150 alunni.

Il settore è disciplinato da una legge del 1949, che prevede l’insegnamento della religione, nell’ambito del piano di studi dalle scuole elementari alle superiori, con voto in pagella, per tutte le religioni riconosciute dallo Stato. Ovviamente non sempre la legge può essere applicata, perché ciò dipende dal numero degli alunni che si dichiarano appartenenti a una determinata comunità religiosa. Inoltre, nel corso degli anni, è cresciuto il numero di quanti chiedono l’esonero dalla frequenza.

Ma non è il caso qui di entrare in dettagli. Per quanto ci interessa, riguardo al caso sollevato da Zeliha Cicek, è importante segnalare soltanto che gli insegnanti di religione sono pagati dallo Stato, ma non sono incaricati dallo Stato, in base a concorsi e graduatorie. L’incarico viene affidato loro dalle istituzioni religiose di appartenenza.

Nel caso dell’insegnamento della religione islamica il compito spetta alla Islamische Glaubengemeinschaft Österreich (Comunità religiosa islamica austriaca), in sigla Iggö. È questa istituzione che comunica agli uffici scolastici i nomi delle persone designate per l’insegnamento e serve l’approvazione di questa istituzione per ogni modifica nel rapporto di lavoro.

Quando Zeliha Cecik, nel 2017, dopo 14 anni di insegnamento, ha chiesto che il suo rapporto di lavoro a tempo determinato fosse modificato in “tempo indeterminato” l’Iggö non ha dato il suo benestare, perché la donna aveva smesso di portare il velo islamico, e non le ha più confermato l’incarico di insegnamento. Da ciò la decisione di Cecik, disoccupata da 5 anni, di rivolgersi al giudice del lavoro, per chiedere che fosse condannato l’Iggö per comportamento discriminatorio e le fosse riconosciuto un risarcimento di 60.000 euro.

La prima udienza si è svolta in ottobre. Sono stati ascoltati vari testi, tra cui l’ex presidente della Iggö, Ibrahim Olgun. Questi ha dichiarato che il rifiuto del velo costituisce un oltraggio alla religione islamica, aggiungendo tuttavia che “a una insegnante non verrebbe negata, per questa ragione, un contratto a tempo indeterminato”. Quando il giudice gli ha chiesto quante siano attualmente le insegnanti islamiche in Austria che non portano il velo, Olgun ha risposto: “Per quanto ne so, abbiamo oltre 600 insegnanti, in maggioranza donne, e tutte indossano il velo”.

Alla prima udienza, benché convocato come teste, non si era presentato Mustafa Yildiz, direttore dell’Ufficio scolastico di Iggö. Era a lui che Zeliha Cecik aveva chiesto il benestare per modificare il suo rapporto di lavoro. Per questo il giudice si è visto costretto a riconvocare le parti per una nuova udienza, che si terrà il 31 gennaio. Quel giorno vedremo se Yildiz sarà presente e a chi il giudice darà ragione.

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