Martedì 23 Aprile 2024

Apprezziamo molto Alessandro Barbero. Sa “raccontare” la storia come pochi altri e questo spiega il suo successo. Uno storico, però, si definisce tale quando racconta la storia che sa e che di norma è necessariamente limitata nel tempo e nello spazio. Barbero è uno storico del Medioevo e probabilmente le sue ricerche si limitano a un determinato periodo del Medioevo e a determinate aree geografiche. Ma da anni ormai parla di tutto, vittima probabilmente del suo stesso successo. Parla anche di capitoli della storia che non conosce se non di seconda o terza mano, come noi “non storici”, che ci fidiamo di ciò che scrivono altri senza andarne a verificare le fonti.

Così, ieri sera, ospite di Corrado Augias nella sua “Torre di Babele” su La7, si è avventurato a parlare del Congresso di Vienna, che non c’entra nulla con il Medioevo. Colpa ovviamente di Augias, che gli aveva posto la domanda.

Ma Barbero non si è tirato indietro. Non si è avvalso della facoltà di non rispondere, adducendo la più che valida giustificazione di conoscere la storia del Congresso di Vienna non meglio di come la conosciamo noi, che attingiamo il nostro sapere più o meno a Wikipedia.

No, lo sventurato rispose, come avrebbe detto Alessandro Manzoni, riferendosi però alla monaca di Monza. Barbero ha inquadrato il Congresso di Vienna e quel che avvenne nei decenni successivi nel momento storico dell’Europa che – andiamo a memoria – vedeva la presenza di Stati moderni nazionali (ha citato la Francia, la Gran Bretagna e persino l’Italia “a suo modo”) e “imperi arcaici”, tra i quali ha infilato anche l’Impero austro-ungarico.

Ora soltanto chi non si è emancipato dalle distorsioni risorgimentali inflitte a generazioni di studenti dalla scuola patriottica italiana può continuare a pensare che l’Impero austro-ungarico fosse arcaico. Certo, non può essere messo a confronto con le democrazie liberali del nostro tempo, ma agli Stati del suo tempo aveva, “a suo modo”, molto da insegnare in tema di libertà individuali, rispetto delle minoranze etniche, sviluppo industriale e scientifico (pensiamo solo alla celebre Scuola medica di Vienna), istruzione pubblica (inesistenza dell’analfabetismo), un apparato burocratico super efficiente (di cui l’imperatore si considerava il primo servitore),

Barbero, probabilmente, dopo il liceo si è dedicato allo studio del Medioevo. Del ruolo dell’Austria nell’800 gli è rimasto solo l’imprinting ricevuto a scuola. Per questo, dopo aver sentito le sue parole, abbiamo cambiato canale. Ci spiace per Augias, che stimiamo molto, ma nessuno è perfetto. Ci sintonizzeremo di nuovo sul suo canale quando chiederà a Barbero di parlarci del Medioevo.

NELLA FOTO, Alessandro Barbero, ospite ieri sera nello studio de La7 della “Torre di Babele” di Corrado Augias.

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