Martedì 23 Aprile 2024

Nel 2023 ricorrono in Austria vari anniversari, che riguardano personaggi illustri o eventi storici. Recentemente abbiamo ricordato, per esempio, i 150 anni dell’Esposizione universale del 1873 o dell’inaugurazione del primo acquedotto alimentato da acqua di sorgenti dei rilievi montuosi della Bassa Austria.

Rischia di passare inosservato, invece, un anniversario molto importante nell’evoluzione della società austriaca: l’ingresso delle donne nell’Esercito. Parliamo di Esercito e non di Forze armate, perché in Austria non esiste, ovviamente, una Marina Militare e anche l’Aeronautica non è un’Arma autonoma, ma è inquadrata nell’Esercito. Sono passati 25 anni, infatti, da quando anche le donne austriache hanno potuto indossare l’uniforme militare.

Parità tra maschi e femmine, dunque? Non del tutto. Va precisato che l’Austria è uno degli ultimi Paesi europei dove esiste il servizio di leva, che in tutti gli altri, compresa l’Italia, è stato ormai abolito da anni e sostituito da Forze armate di professionisti. L’Esercito austriaco, pertanto, è composto da quadri (sottufficiali e ufficiali) in servizio permanente effettivo, come si usa dire, e di una truppa formata da soldati di leva.

Per le donne non è prevista la coscrizione obbligatoria. L’Esercito ha aperto loro le porte delle caserme il 1. gennaio 1998, ma non le ha costrette a entrare. L’ingresso era ed è anche oggi volontario e, fino al mese scorso, permetteva di intraprendere una carriera soltanto a livello di quadri: ufficiali e sottufficiali. La truppa continuava a declinarsi soltanto al maschile.

L’obiettivo dichiarato era di inserire nell’Esercito alcune migliaia di donne. Non è andata così. Dopo 25 anni le donne attualmente in servizio sono soltanto 640 e rappresentano appena il 4,3% dei quadri. Le ragioni sono più d’una. La prima è che l’interesse femminile per una carriera in uniforme non era così diffuso come si supponeva. Ma un’altra ragione è data dai criteri di selezione estremamente rigorosi. Lo scorso anno, per esempio, si sono candidate per entrare nell’Esercito 289 donne, ma alla prova di ammissione se ne sono presentate in 188. Di queste, soltanto 96 ce l’hanno fatta. Il 51 per cento.

Per aumentare la quota rosa nell’Esercito dallo scorso 1. aprile è esteso anche alle ragazze il servizio di leva. Non è obbligatorio, come per i maschi, ma si svolge allo stesso modo e ha la stessa durata. Le prove attitudinali fisiche e psichiche non sono così severe come quelle richieste per diventare ufficiali o sottufficiali e in questo modo lo Stato maggiore confida di ottenere migliori risultati.

In proposito va fatta una considerazione che vale oggi per l’Austria come a suo tempo era valsa per l’Italia. L’apertura alle donne non è stata decisa solo per una questione di pari opportunità, ma anche per una banale questione di numeri. Il calo delle nascite – quello che ormai è noto come l’”inverno demografico” del mondo occidentale – fa sì che non vi siano più sufficienti maschi da reclutare per la difesa. A Vienna, per esempio, il Gardebattaillon (quello vestito in ghingheri, che viene impiegato soprattutto nelle cerimonie) è composto per metà da immigrati.

Questa è la ragione per cui si è reso necessario il passaggio da un esercito di leva a un esercito di professionisti. L’Austria 25 anni fa aveva ritenuto di poter risolvere il problema demografico attingendo alle donne, ma senza successo. Ora ritenta reclutandole anche per il servizio di truppa.

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