Sabato 20 Aprile 2024

Josef Fritzl potrebbe presto tornare in libertà e lasciare il carcere di Stein, presso Krems, dove sta scontando una condanna all’ergastolo per i reati di omicidio per omissione di soccorso, violenza carnale, violenza aggravata, incesto e riduzione in schiavitù. Ormai ha 88 anni, si muove con un deambulatore per le fratture riportate cadendo più volte e soffre di demenza senile in uno stadio avanzato.

Josef Fritzl è l’uomo che per 24 anni aveva tenuto segregata nella cantina ad Amstetten una delle sue figlie, abusando ripetutamente di lei. Da quel rapporto incestuoso erano nate sette creature, sue figlie e al tempo stesso sue nipoti, che per tutti quegli anni non avevano mai visto la luce del sole, costrette a vivere nel bunker blindato sotto casa, mentre al piano di sopra Josef conduceva la sua vita normale con altri sette figli avuti dalla moglie legittima, che pare non si fosse accorta di nulla.

Il carcere di Stein, che ospita Fritz, non è una prigione normale, ma un istituto psichiatrico criminale, perché quello che la stampa austriaca aveva definito “il mostro di Amstetten” era stato ritenuto a suo tempo infermo di mente. Pertanto gli era stata applicata una misura cautelare detentiva correlata alla sua condizione di pazzia e le misure cautelari di questo genere non hanno una scadenza, come le condanne penali: durano finché dura la condizione di infermità.

Pare che ora Fritzl sia guarito, come attesta una perizia a cui è stato sottoposto in dicembre. È demente, questo è fuori di dubbio, tanto che vaneggia, asserendo che la figlia sarebbe maritata a Boris Becker, ma non sarebbe più pazzo e non costituirebbe più un pericolo per sé e, soprattutto, per gli altri.

Che importanza ha questo accertamento psichiatrico e in che modo può incidere nella vicenda carceraria del “mostro”? Avevamo dato risposta a questa domanda in un articolo pubblicato il 1. maggio del 2022. Possiamo riassumerla così: un condannato “normale”, dopo 15 anni di reclusione, può chiedere di essere rimesso in libertà. Lo può chiedere anche se è condannato all’ergastolo per reati gravissimi. A chi invece, come Josef Fritzl, si trova in un istituto psichiatrico quella libertà non può essere concessa, proprio perché si tratta di una misura cautelare: non ha la funzione di punire (come la condanna penale), ma di proteggere la società da comportamenti nocivi di una persona mentalmente inferma.

Ecco, dunque, la ragione di quella perizia a cui il nostro attempato detenuto si è sottoposto a dicembre, su richiesta della sua avvocata difensora, Astrid Wagner. Se Fritzl non è più insano di mente, può essere trasferito dall’istituto psichiatrico criminale a un carcere normale e, se diventa un detenuto “normale”, gli può essere concesso il beneficio della scarcerazione anticipata previsto dalla legge per chi ha scontato almeno 15 anni della pena.

Josef Fritzl è detenuto dal 2008 e i 15 anni, quindi, sono già trascorsi, ma il provvedimento di scarcerazione non è automatico. Un collegio di tre giudici dovrà valutare nei prossimi giorni la perizia psichiatrica e decidere se rimettere in libertà il vecchio mostro e a quali condizioni. Non è la prima volta che i magistrati si devono occupare del suo caso. Negli ultimi anni c’è stato un susseguirsi di provvedimenti da parte dei giudici di sorveglianza, di istanze rigettate, di ricorsi ai gradi superiori di giudizio, di richieste di nuove perizie.

Ora la vicenda dovrebbe essere giunta al capitolo conclusivo, che peraltro non cambierà sostanzialmente la vita di Fritzl. Claudicante e fuori di testa com’è, uscirà dal carcere, è vero, ma trascorrerà gli anni che gli rimangono da vivere chiuso in un ospizio. Parlare di libertà per lui è solo un modo di dire.

NELLA FOTO, Josef Fritzl, il mostro di Amstetten, e, a destra, l’interno dell’angusto bunker sotto casa, in cui per 24 anni tenne segretata la figlia e i sette bambini avuti da lei.

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