Mercoledì 28 Febbraio 2024

22.05.01 Josef Fritzl, AmstettenIn gennaio avevamo dato notizia che Josef Fritzl, 87 anni, potrebbe presto tornare in libertà. Stiamo parlando dell’uomo conosciuto in Austria come “il mostro di Amstetten”, per aver tenuto segregata in cantina per 24 anni una delle sue figlie, abusando ripetutamente di lei. Da quel rapporto incestuoso erano nate sette creature, figlie e al tempo stesso nipoti del “mostro”, che per tutti quegli anni non avevano mai visto la luce del sole, costrette a vivere nel bunker blindato sotto casa, mentre al piano di sopra Josef conduceva la sua vita “normale” con altri sette figli avuti dalla moglie legittima.

Quando gli abitanti di Amstetten conobbero l’orrore del loro concittadino, Josef Fritzl fu arrestato. Nel 2009 la Corte di assise di St. Pölten lo condannò all’ergastolo per i reati di omicidio per omissione di soccorso (non aveva voluto chiamare un medico che prestasse le cure necessarie a uno dei bambini avuti dalla figlia, per evitare che si scoprisse quella sua “seconda famiglia” ipogea), violenza carnale, detenzione, violenza aggravata, incesto e, per la prima volta nella storia giudiziaria austriaca, anche di schiavitù.

Da allora Josef Fritzl è rinchiuso nel carcere di Stein, presso Krems. Non si tratta di un carcere normale, ma di un istituto psichiatrico criminale, perché i giudici che lo hanno condannato all’ergastolo hanno disposto anche questa misura cautelare nei suoi confronti, ritenendolo pazzo.

La detenzione in un carcere o in un istituto psichiatrico criminale significa sempre la stessa cosa: privazione della libertà. Ma cambiano gli effetti. In un carcere normale, dopo 15 anni di reclusione, anche chi è condannato all’ergastolo può chiedere di essere rimesso in libertà, a determinate condizioni. A chi invece si trova in un istituto psichiatrico quella libertà non può essere concessa, proprio perché si tratta di una misura cautelare: non ha la funzione di punire (come la condanna penale), ma di proteggere la società da comportamenti nocivi di una persona mentalmente inferma.

In altre parole, la misura cautelare ha una durata illimitata, non commisurata alla gravità del crimine commesso. Ma può essere rimossa se vengono meno le ragioni per cui era stata disposta. Se si accerta, cioè, che la persona ad essa sottoposta non è più pazza e quindi può essere trasferita in un carcere normale.  Il Tribunale di Krems, cui compete vigilare sull’esecuzione della pena, ha valutato periodicamente se vi fossero le condizioni per il trasferimento richiesto, previa perizia psichiatrica dell’interessato. Fino al 2020 l’esito della verifica era sempre stato negativo, ma nel settembre dello scorso anno il giudice di sorveglianza si era espresso a favore: il mostro di Amstetten non sarebbe più un “mostro”, ma avrebbe riacquistato un rassicurante equilibrio mentale, tanto da non rappresentare più un pericolo per sé e per gli altri. Di conseguenza avrebbe potuto continuare a scontare l’ergastolo in una prigione “normale”.

Contro questo verdetto la Procura di Stato aveva presentato ricorso alla Corte d’Assise, che lo aveva accolto, ordinando al Tribunale di Krems di disporre una nuova, più esaustiva perizia psichiatrica.

I risultati nel nuovo accertamento sulla salute mentale del condannato sono stati presentati a fine marzo e il Tribunale di Krems – collegio composto da tre giudici togati – ne ha tratto le conseguenze: Josef Fritzl potrà traslocare nel carcere dei sani di mente per un periodo di prova di 10 anni, nel corso dei quali sarà sottoposto a periodici controlli psichiatrici. Ma trascorsi 15 anni di reclusione – ovvero nel 2023 – potrà comunque essere rimesso in libertà. Josef Fritzl è fiducioso che ciò possa avvenire e, in vista della sua uscita dal carcere, ha da tempo cambiato nome, per evitare di essere riconosciuto.

La Procura di Stato ha comunque presentato ricorso, questa volta alla Corte suprema di Vienna. In attesa della decisione finale, l’ex “mostro” resta ancora ospite dell’istituto di psichiatria criminale.

 

NELLA FOTO, Josef Fritzl ritratto nel 2009 nell’aula della Corte di assise di St. Pölten, che lo aveva condannato all’ergastolo.

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