Martedì 23 Aprile 2024

A quanto ammonta l’imposta patrimoniale in Austria?  A zero euro. Dal 2008 è stata abolita. In Austria, come in Italia, “patrimoniale” è una parola quasi impronunciabile. La gran parte dei partiti se ne guardano bene dal proporla, per uno di quei paradossi della politica che la rendono impopolare, anche se andrebbe a colpire soltanto una parte insignificante della popolazione. Non quella ricca, quella straricca.

In Austria, secondo uno studio dell’Arbeitkammer (la Camera del lavoro), l’1% della popolazione possiede il 40% della ricchezza. Stando all’Household Finance and Consumption Survey, l’Austria è al quarto posto nell’Unione Europea per diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza. La conseguenza è che i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre il resto della società si impoverisce, come avevamo osservato qui soltanto tre mesi fa.

Eppure basterebbe un’imposta dell’1% sui patrimoni per la parte che supera il milione di euro per generare un gettito fiscale di 4 miliardi all’anno. Il calcolo non lo ha fatto una cellula del Partito comunista, che pure in Austria gode di un certo seguito, ma l’Università Johannes Kepler di Linz. I Paperon de Paperoni colpiti non se ne accorgerebbero neanche.

Si stanno avvicinando le elezioni politiche (la scadenza regolare sarebbe in settembre, ma proprio oggi da un vertice dell’Övp sono trapelate voci che quell’appuntamento potrebbe essere anticipato a prima dell’estate), ma nessun partito ha nel suo programma il ripristino di un’imposta del genere. A battersi affinché ciò avvenga al più presto è invece Marlene Engelhorn (nella foto), viennese di 31 anni, erede del fondatore della Basf, che ha chiuso il bilancio lo scorso anno con un fatturato di 60 miliardi.

Marlene, che di recente ha ereditato dalla nonna Traudl 27 milioni, fa parte della classe privilegiata, quella che può vivere di rendita senza far nulla. Eppure proprio lei è profondamente convinta che non possa funzionare un sistema fiscale così strutturato, che succhia risorse da chi lavora e produce, mentre non tocca chi ha già tanto. Per questo già due anni fa aveva fondato assieme ad altri l’Ag Steuergerechtigkeit, una “comunità di lavoro” (la sigla Ag sta per “Arbeitsgemeinschaft”) per una equità fiscale.

In seguito l’Ag ha cambiato nome: ora si chiama in inglese “Taxmenow”, che tutti sappiamo che cosa significhi. Marlene Engelhorn, senza alcun merito (ma anche senza alcuna colpa), fa parte della categoria privilegiata dei superricchi e chiede di essere tassata per questo. Il suo movimento ha promosso una sottoscrizione che in pochi mesi ha raccolto 44.000 firme. Tra i firmatari anche 50 milionari, che non si sentirebbero “espropriati” da un’imposta patrimoniale e non evocherebbero per una sua introduzione regimi sovietici, perché evidentemente in Austria esiste una sensibilità sociale che in altre parti del mondo manca.

Per dare concretezza alle sue idee, Marlene Engelhorn ha anche deciso di “regalare” ad altri 25 dei milioni ricevuti in eredità. Qualche giornale in Italia ne ha già parlato in questi giorni, ma noi torniamo sull’argomento per spiegare come intenda farlo.

Innanzitutto va detto che non sarà lei a decidere a chi dare e come dare quei milioni. Lo farà un comitato di 50 persone scelte da un elenco di 10.000 nomi. I nomi dei 10.000 sono stati estratti a sorte dal registro centrale dell’anagrafe e a ciascuno di essi è stato inviato un questionario, per acquisire alcune informazioni che consentiranno di scegliere 50 persone rappresentative della popolazione austriaca, con i criteri abituali nei sondaggi (sesso, età, residenza, titolo di studio, lavoro, reddito ecc.). Chi aderirà all’invito e compilerà il questionario dovrà farlo entro il 2 febbraio.

Nei sei weekend successivi (l’ultimo il 9 giugno) il comitato dei 50, cui Marlene ha dato il nome di “Buon consiglio per la ridistribuzione”), dovrà stabilire a quali scopi destinare i 25 milioni. L’ereditiera non ci metterà lingua, sarà il “buon consiglio” a decidere in piena autonomia, con la sola esclusione di scopi “anticostituzionali, ostili alla vita, disumani od orientati al profitto”. Per il loro lavoro i membri del “buon consiglio” riceveranno un’indennità di 1.200 euro per ogni weekend, il rimborso delle spese di viaggio e soggiorno in hotel e, se hanno figli, il rimborso delle spese per accudirli a casa o portandoli con sé alle riunioni del consiglio.

Qualcuno ha visto nell’iniziativa di Engelhorn un approccio politico e qualche giornale ha chiesto alla giovane ereditiera se non intenda impegnarsi in questo campo, candidandosi alle elezioni per qualche partito. Lei lo ha negato con fermezza: “Chi andrei a rappresentare? Un’altra figlia di ricchi in Parlamento? Noi siamo già sovra rappresentati”. Quanto ai 25 milioni da cui si separa, non ha rimpianti. Pensa che con quelli che le restano riuscirà a tirare avanti.

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