Sabato 13 Luglio 2024

La Chiesa austriaca ha un problema in più. Non le bastano quelli dovuti alle intemperanze del vescovo Alois Schwarz o all’esodo costante di fedeli. Ora deve farsi carico anche dei problemi della diocesi contermine del Liechtenstein.

Il Liechtenstein non è parte dell’Austria. È un Principato autonomo che confina con il Vorarlberg, all’estremità occidentale dell’Austria, e che è noto al mondo soprattutto come sede di banche compiacenti con chi deve mettere al sicuro denaro sulla cui provenienza è meglio tacere. Ciononostante la storia di questo piccolo Stato di soli 40.000 abitanti si intreccia con quella austriaca. Basti dire che i principi “von und zu Liechtenstein” trascorrono molta parte dell’anno a Vienna, dove hanno due palazzi, in cui custodiscono le loro preziose collezioni di opere d’arte (visitabili dal pubblico).

Questa vicinanza storica e geografica ha ripercussioni anche in campo ecclesiastico. Da poco l’arcivescovo Wolfgang Haas (nella foto), a capo della Diocesi del Principato, ha compiuto i 75 anni e, come da prassi, ha rassegnato le sue dimissioni. In questi casi di solito la Santa Sede prega il dimissionario di restare in carica ancora per un po’, in attesa della nomina di un successore. Questa volta, invece, le dimissioni sono state immediatamente accolte e, in sostituzione di mons. Haas, il Vaticano ha subito nominato amministratore apostolico (non quindi suo successore) il vescovo Benno Elbs, che era e continua ad essere a capo della contermine Diocesi del Vorarlberg.

Come mai tanta fretta di scaricare Haas? L’arcivescovo del Liechtenstein era una spina nel fianco per Roma. Aveva fatto della sua Diocesi la roccaforte dell’ala più conservatrice della Chiesa, quella che avrebbe preferito che il Concilio Vaticano II non ci fosse mai stato.

Sotto la sua guida il Liechtenstein era diventato un polo d’attrazione per i preti ultraconservatori. Se ovunque in Europa – almeno in quella occidentale – la Chiesa soffre per la mancanza di sacerdoti, nel Liechtenstein ce ne sono più che in abbondanza: 60 per un gregge di fedeli che non raggiunge il 70% della popolazione, distribuiti in 11 comuni. Sono per lo più preti immigrati da altre aree di lingua tedesca. Alcuni di essi sono stati ordinati sacerdoti dallo stesso Haas, perché nelle loro diocesi di provenienza non avrebbero avuto i requisiti per l’ordinazione sacerdotale.

Per giunta, l’arcivescovo Haas si era rifiutato di collaborare alla preparazione del Sinodo mondiale dei vescovi. Un affronto al Papa che non poteva essere ignorato. Haas non era stato esonerato dal suo incarico, ma appena ha compiuto i 75 anni è stato subito rimosso.

L’amministratore apostolico Benno Elbs sembrerebbe la persona giusta per rimettere le cose a posto. Prima della vocazione sacerdotale era stato psicoterapeuta e questa sua esperienza, si dice, potrebbe essergli utile ora per ricomporre la situazione nel Liechtenstein. Che, peraltro, è vicinissimo a Feldkirch, alla sede della Diocesi del Vorarlberg. Ci si va avanti e indietro in mezza giornata. Certamente è più vicina della Carinzia, dove pure Benno Elbs era stato chiamato ad affiancare l’arcivescovo di Salisburgo, Franz Lackner, nel vano tentativo di appianare la vertenza aperta con il vescovo Schwarz.

Purtuttavia il nuovo incarico preoccupa i collaboratori di mons. Elbs. Anche la Chiesa del Vorarlberg ha i suoi problemi e non si vorrebbe che ora fossero trascurati, perché il loro pastore deve occuparsi di quelli del Liechtenstein.

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