Mercoledì 22 Maggio 2024

21.04.22 Hans Peter DoskozilQuando nel luglio dello scorso anno fallì la Commerzialbank di Mattersburg – piccola banca del Burgenland che per 28 anni aveva falsificato i bilanci, nascondendo perdite lievitate nel tempo fino a 528 milioni – era subito apparso chiaro che la vicenda avrebbe avuto ripercussioni politiche, coinvolgendo lo stesso Land. Gli intrecci tra politica e finanza sono frequenti in Austria, anche se oggi un po’ meno dato che le banche più importanti, da Bawag a Bank Austria (oggi parte di Unicredit), sono state privatizzate.

Quegli intrecci erano riscontrabili anche nella piccola Commerzialbank, il cui capitale sociale era intestato per il 79% a una Kreditgenossenschaft (cooperativa di credito) gravitante in area socialdemocratica. Così come socialdemocratico è il consorzio edilizio Gesiba, di proprietà del Comune di Vienna e principale cliente della Commerzialbank, cui aveva affidato le sue finanze. Quel “tesoretto” rappresentava il 49% di tutti gli investimenti della banchetta e ora si è volatilizzato.

Il 95% dei clienti dell’istituto di Mattersburg erano piccoli risparmiatori, che sono stati interamente risarciti, dato che i depositi di qualsiasi genere sono assicurati fino a 100.000 euro. Non così il Land, i Comuni e le società facenti capo al Land o ai Comuni, che avevano affidato alla Commerzialbank ben più di 100.000 euro.

Una di queste società è la Rmb (la sigla significa Regionalmanagement Burgenland), una “srl” appartenente al Land, che il 14 luglio dello scorso anno avrebbe appreso in anticipo la notizia dell’imminente fallimento della Commerzialbank e avrebbe subito tentato di prelevare e mettere al sicuro 2,5 milioni di euro. Non era riuscita a farlo, perché l’Fma (Finanzmarktaufsicht), ovvero l’organo di vigilanza sulle banche e sulle società quotate in borsa, aveva bloccato il colpo di mano. Un’operazione evidentemente illegale, perché avrebbe sottratto una cospicua somma al patrimonio concorsuale.

A nove mesi da quell’episodio la Procura anticorruzione ha deciso di indagare ora il governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil (nella foto), socialdemocratico, che noi già conosciamo, per essere stato in passato direttore della Polizia del Land (una qualifica che equivale in Italia a quella di un questore) e poi ministro della Difesa dell’ultimo governo a guida socialdemocratica (in quella veste lo ricordiamo come quello a cui venne in mente di schierare i panzer al Brennero, per impedire l’ingresso di migranti dal nostro Paese).

Doskozil è sospettato di aver informato in anticipo la Rmb dell’imminente fallimento della Commerzialbank, perché potesse prelevare in tempo i soldi che vi aveva depositato. Le indagini nei suoi confronti puntano a chiarire innanzitutto se il 14 luglio avesse ricevuto una telefonata da Helmut Ettl, direttore dell’Fma, che lo informava che alla mezzanotte di quel giorno la banca sarebbe stata chiusa. Puntano a chiarire, inoltre, se Doskozil subito dopo quella telefonata si fosse servito di quelle informazioni confidenziali per mettere in guardia la Rmb.

Sul primo punto non dovrebbero più esserci dubbi. Sia Doskozil che Ettl hanno confermato quella telefonata quando sono stati interrogati nella commissione d’inchiesta istituita ad hoc dal Land Burgenland. Ma uno ha contraddetto l’altro. Doskozil ha dichiarato di essere stato chiamato da Ettl, mentre Ettl ha sostenuto l’esatto contrario. Chi ha chiamato chi? La risposta non è irrilevante, perché può aiutare gli inquirenti a capire se vi fosse un interesse del governatore a conoscere in anticipo il destino della banca, per mettere in salvo la società del Land.

La risposta non dovrebbe tardare, perché la Procura anticorruzione ha sequestrato i cellulari di entrambi.

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Sulla vicenda Commerzialbank erano apparsi in questo blog tre articoli, pubblicati il 6 agosto 2020, l’8 agosto 2020 e l’11 agosto 2020.

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