Sabato 20 Aprile 2024

Josef Fritzl, il “mostro di Amstetten”, potrebbe presto ritornare a piede libero. Nel 2009 era stato condannato all’ergastolo dal Tribunale di St. Pölten per i reati di omicidio per omissione di soccorso, violenza carnale, violenza aggravata, incesto e riduzione in schiavitù. Per 24 anni aveva tenuto segregata nella cantina di casa, trasformata in un bunker impenetrabile, la figlia maggiore, abusando sessualmente di lei. Dal rapporto incestuoso erano nate 7 creature (figli e al tempo stesso nipoti del vecchio mostro), costrette anch’esse a vivere in quell’angusto bunker, senza mai vedere la luce del sole. Una di queste si era ammalata ed era deceduta, per mancanza di assistenza medica (da ciò l’accusa di omicidio per omissione di soccorso).

Le ragioni per cui potrebbe riavere la libertà, nonostante l’ergastolo e la mostruosità dei reati commessi, l’avevamo spiegata qui pochi giorni fa.  Fritzl attualmente è rinchiuso in un istituto psichiatrico criminale a Stein, presso Krems, perché riconosciuto insano di mente. A chi è nelle sue condizioni non viene concessa la libertà preventiva, perché la reclusione a cui è sottoposto non è una sanzione punitiva, ma una misura cautelare: siccome è pazzo – questo il senso del provvedimento – non può essere rilasciato, perché potrebbe nuocere ad altri. Se invece fosse ospite di un carcere “normale”, come un normale ergastolano, dopo aver scontato 15 anni potrebbe chiedere e forse ottenere la libertà, a determinate condizioni.

Ieri un collegio composto da tre giudici del Tribunale di Krems si è riunito per decidere se Fritzl dovesse considerarsi ancora pazzo. L’istanza per una revisione del suo stato mentale era stata chiesta dalla sua avvocata difensora Astrid Wagner. Le ragioni erano evidenti: se il vecchio mostro non è più pazzo, lo si può trasferire dall’istituto psichiatrico criminale a un carcere ordinario; e, se diventa un detenuto ordinario, gli si può concedere il beneficio della scarcerazione.

Ieri i tre giudici di Krems hanno deciso che Fritzl, che ora ha 88 anni, soffre certamente di demenza, ma non è più pazzo e quindi può lasciare l’istituto psichiatrico. Ovviamente i magistrati non hanno deciso di testa loro, ma sulla scorta di una perizia psichiatrica effettuata in dicembre. La decisione, che rappresenta il primo passo verso la libertà, è stata accolta con grande soddisfazione dall’avvocata Wagner e dallo stesso Fritzl, a cui sono venute le lacrime agli occhi (segno evidente che nella sua demenza senile alle volte si aprono delle finestre di lucidità che gli consentono di capire quando le cose si mettono a suo vantaggio).

Naturalmente il provvedimento non è immediatamente esecutivo. Prima dovrà esprimersi la Procura di Stato, che ieri non era presente all’udienza e che avrà 14 giorni di tempo per esaminare le carte e decidere. Potrebbe accettare la sentenza del collegio giudicante o presentare ricorso alla Corte di Appello di Vienna.

Se non dovesse esserci alcun ricorso, Josef Fritzl potrebbe raccogliere le sue cose e trasferirsi in un altro carcere per detenuti sani di mente. Dopodiché l’avvocata che lo assiste presenterebbe subito istanza di scarcerazione, che probabilmente sarebbe accolta, essendo trascorsi più di 15 anni dall’inizio della detenzione.

In vista del traguardo finale – la riconquista della libertà – Josef Fritzl, quando non era demente, ma solo pazzo, aveva fatto tutte le pratiche all’anagrafe per cambiare nome e cognome. Infatti, sarebbe stato sgradevole per lui ritornare tra la gente, rischiando di essere identificato per il “carceriere di Amstetten”. Per comprensibili questioni di privacy non è stato possibile conoscere l’opinione della figlia sull’imminente scarcerazione del padre, che alla fine della storia sarà rimasto in carcere meno a lungo di quanto lui aveva tenuto la figlia rinchiusa nel bunker sotto casa.

NELLA FOTO si intravvede a malapena Josef Fritzl, mentre in auto ieri mattina viene accompagnato al Tribunale di Krems.

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