Lunedì 17 Giugno 2024

Sciopero di 24 ore, oggi, delle ferrovie austriache, dalle 24 di ieri alle 24 di questa sera. Scioperano anche i lavoratori dei birrifici, ma soltanto per 3 o 4 ore: oggi quelli di Puntigam e Göss, il 1. dicembre quelli di Hirter, Schlepper e Villacher in Carinzia; altri il 9 dicembre. Venerdì e sabato (secondo importante weekend dell’Avvento) incroceranno le braccia anche i 430.000 lavoratori del commercio.

Non esiste più l’Austria che conoscevamo. L’Austria dove non si scioperava mai e dove il confronto tra datori di lavoro e sindacati poteva durare giorni e settimane, ma alla fine si trovava sempre una soluzione di compromesso. L’ultimo sciopero di cui abbiamo memoria – ma potremmo sbagliarci, perché la memoria è sempre fallibile – risale al 2018, anche allora a fine novembre e anche allora con protagonisti i ferrovieri. Ma si trattava di uno sciopero di sole due ore, non di un’intera giornata. E per trovare il precedente si doveva risalire al 2003, al tempo secondo governo Övp-Fpö guidato da Wolfgang Schüssel.

Oggi, dunque, tutti i trasporti su rotaia in Austria sono paralizzati. Il sindacato Vida, che rappresenta i 50.000 ferrovieri austriaci e la Wirtschaftskammer (la Camera dell’economia), che rappresenta i datori di lavoro (non soltanto le ferrovie statali Öbb, ma anche altre società private, tra cui la Westbahn, che svolge servizio sulla tratta Vienna-Linz-Salisburgo), avevano discusso tutta la giornata di sabato fino a tarda notte. Alle 3 si erano concessi una pausa per riprendere fiato. Il confronto era proseguito per un paio d’ore anche domenica, solo per decretarne alla fine il fallimento e la proclamazione dello sciopero.

Le ragioni sono prevalentemente di natura economica. I datori erano disposti a concedere un aumento dell’8,44 % e, comunque, non inferiore a 200 euro lordi mensili. In questo modo i ferrovieri a reddito più basso (lo stipendio netto iniziale supera di poco i 1.300 euro mensili) avrebbero avuto un sensibile beneficio, ben superiore al 10%; i percettori delle retribuzioni più alte avrebbero avuto un beneficio superiore comunque al tasso di inflazione, stimato intorno al 6,9%. Il sindacato Vida, invece, pretendeva che l’aumento fosse di 400 euro, con il versamento a parte una tantum di 1.000 euro.

L’enorme differenza di posizioni ha portato domenica pomeriggio alla rottura delle trattative e alla proclamazione dello sciopero, che a quel punto pareva inevitabile. Uno sciopero criticato da larga parte della stampa, in considerazione delle richieste sindacali giudicate ingiustificate (soltanto pochi giorni fa erano stati firmati i contratti degli impiegati pubblici e dei metalmeccanici, che hanno comportato aumenti retributivi in percentuali sensibilmente inferiori) per una categoria di lavoratori che ha il privilegio di avere un posto in azienda a vita.

Un paio di ore di sciopero, come era avvenuto nel 2018, sarebbero potute bastare, per esercitare una pressione sulla controparte, prima di riprendere nuovamente il confronto. Un paio d’ore, soprattutto, non avrebbero causato il caos di oggi nei trasporti. Oggi sono fermi tutti i treni regionali, i treni a lunga percorrenza (in tutto circa 6.000 treni); i Nightjet e gli Euronight in partenza domenica sera non si sono neppure mossi. Considerando lo scombussolamento provocato nei piani del traffico, si ritiene che ci vorranno almeno tre giorni per il ritorno alla normalità.

Non sono stati coinvolti nello sciopero i trasporti locali (autobus, tram, metropolitana di Vienna) e nemmeno i bus delle Poste.

NELLA FOTO, viaggiatori alla stazione ferroviaria di Klagenfurt, costretti a spostarsi con i loro bagagli alla ricerca di pullman di linea che possano portarli alla loro destinazione.

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