Venerdì 14 Giugno 2024

Vienna è sempre stata una città di spie, dal Congresso di Metternich agli anni della guerra fredda. Ma chi pensava che dopo la caduta del muro questo suo ruolo fosse venuto meno, dovrà ricredersi. È di questi giorni l’arresto di un alto funzionario dell’intelligence (ne abbiamo già riferito il 29 marzo scorso), accusato di aver passato alla Russia informazioni riservate da un decennio o forse più. La vicenda si sta delineando come uno dei più clamorosi casi di spionaggio a favore di Mosca, che coinvolge anche i servizi di sicurezza dei Paesi amici e sta mettendo in grave imbarazzo il governo di Vienna.

In questa storia, che un giorno forse potrebbe diventare la trama di un film, ci siamo anche noi. L’Italia e il Friuli in particolare. L’arrestato si chiama Egisto Ott (nella foto), ha 62 anni ed è di madre friulana, originaria dei dintorni di Udine (per questo porta il nome Egisto, versione italiana del tedesco Aigisthos). Ma non è per questa circostanza casuale che c’entriamo noi. C’entriamo per gli stretti rapporti che il personaggio ha avuto con la polizia italiana e con colleghi dei servizi di intelligence del nostro Paese, approfittandone per ottenere notizie riservate che esulavano dai suoi compiti istituzionali. Certo, avere la madre italiana e l’essere vissuto in Friuli negli anni dell’infanzia lo hanno aiutato molto, perché gli hanno consentito di parlare perfettamente la nostra lingua.

Nella Polizia austriaca da quasi 40 anni, attualmente era in servizio alla Direzione per la sicurezza dello Stato e i servizi di intelligence (Direktion Staatsschutz und Nachrichtendienst, in sigla Dsn). L’arresto – come ha riferito la Kleine Zeitung – è avvenuto alle 6.30, nella sua villa a Paternion, piccolo comune a nord di Villaco. Per sicurezza, la Polizia ha schierato nell’operazione la sua unità speciale Cobra.

Non si può dire che l’arresto sia caduto come un fulmine a ciel sereno. Già nel 2017 il servizio di sicurezza interna britannico MI5 aveva informato l’allora Bvt che qualcosa non funzionava: dall’Austria erano usciti documenti classificati, che erano finiti in mani russe. I sospetti erano subito caduti su Ott, perché, in qualità di ufficiale di collegamento in Turchia, dal 2010 al 2012, aveva stabilito contatti con i servizi segreti russi. Ott, inoltre, era in stretto contatto con Jan Marsalek, ex manager di Wirecard (società di servizi per pagamenti digitali, fallita nel 2020 con un buco di quasi 2 miliardi), fuggito in Russia inseguito da un mandato di cattura della Procura di Monaco. Ora vive vicino a Mosca, dove i servizi segreti russi gli hanno procurato una nuova identità, quella di un prete ortodosso a lui molto somigliante.

Ma il primo episodio che aveva fatto rizzare le antenne (quelle dei servizi britannici, non dei servizi austriaci) risale al 2017 e presenta i contorni di una commedia, più che di un film di spionaggio. Tre alti dirigenti del Ministero degli Interni (Michael Kloibmüller, per anni capo di gabinetto del ministro; Michael Takacs, attualmente direttore della Polizia federale; Gernot Maier, direttore dell’Ufficio stranieri) assieme ad amici, tra cui la moglie dell’attuale cancelliere, vanno a fare una gita in canoa sul Danubio, tutti sulla stessa imbarcazione. Sarà il peso, sarà l’instabilità del natante, fatto sta che a un certo punto la canoa si capovolge e tutti finiscono in acqua. Per fortuna nessuno annega, ma tutti perdono i loro cellulari che, una volta recuperati, vengono affidati a un tecnico dell’agenzia, per farli funzionare di nuovo. Il tecnico scarica i contenuti e ne consegna copie a Ott e ad altri. Le copie arrivate a Ott subito dopo prendono la strada per Mosca.

Ott viene sospeso dal servizio, ma reintegrato l’anno dopo, su sentenza del Tar. Per cautela, non gli vengono più affidati incarichi riservati, ma mandato a insegnare all’Accademia di polizia, che è una sorta di pensionamento anticipato. Ma lui non si rassegna e continua a operare sottotraccia, sollecitato probabilmente dagli “amici” di Mosca.

In questa fase – come si apprende da una approfondita inchiesta del settimanale sudtirolese Salto – Ott si mette in contatto via WhatsApp con carabinieri del Ros, che conosce personalmente da lungo tempo. In particolare invia dozzine di messaggi a Luca B. In genere sono richieste per sapere i luoghi di residenza o di vacanza di persone russe o ucraine. Il carabiniere gli risponde, perché lo conosce come collega austriaco e non sa che nel frattempo è stato sospeso dal servizio.

Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire una lista di 309 nomi di residenti in Italia “attenzionati”, come si dice in gergo. Tra essi figurano anche i bolzanini Jakob, Elisabeth e Heiner Oberrauch, dirigenti della catena di negozi Sportler (filiali si trovano anche a Udine e a Pordenone), figli del fondatore Georg Oberrauch. Come è noto, i tre sono rimasti vittime nello schianto dell’elicottero con cui stavano facendo eliski in Canada nel gennaio scorso.

Egisto Ott si trova attualmente in carcere, mentre le indagini sul suo conto vanno avanti. Il caso sta suscitando molto interesse, sia perché documenta quanto la Russia di Putin interferisca negli affari interni dell’Austria (i documenti trafugati non hanno contenuto militare, ma esclusivamente politico), sia per i rapporti che Ott ha avuto fino all’altro ieri con esponenti di quasi tutti i partiti politici. Per questo il governo vuole fare chiarezza, ma al tempo stesso teme di farla, perché non sa quali sorprese potrebbero saltare fuori.

NELLE FOTO, il funzionario dell’intelligence austriaca Egisto Ott, accusato di spionaggio a favore della Russia e uno dei messaggi inviato al carabiniere del Ros Luca B. pubblicato dal giornale sudtirolese Salto.

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