Venerdì 19 Luglio 2024

Questo è il primo anno in cui in Austria si applicano le contromisure alla “kalte Progression”. Gli effetti si vedranno nel 2024, quando i contribuenti austriaci saranno chiamati a versare le imposte per i redditi percepiti quest’anno.

La “kalte Progression” è la traduzione tedesca di “fiscal drag”, ovvero del “drenaggio fiscale”, che porta a un aumento della pressione fiscale non perché i contribuenti siano diventati più ricchi, ma perché l’inflazione ha comportato un aumento meramente nominale dei loro redditi.

Nel sistema fiscale austriaco la progressività dell’imposta comporta che i redditi siano colpiti con aliquote crescenti per scaglioni. Attualmente i redditi fino a 11.693 euro sono “steuerfrei”, cioè esenti da imposta; allo scaglione superiore fino a 19.134 euro è applicata un’aliquota del 20%; fino a 32.075 euro, del 30%; fino a 62.080 euro, del 41%; fino a 93.120 euro, del 48%. I redditi che superano questo importo sono soggetti a un’aliquota del 50%, che sale al 55% quando superano il milione.

Il “fiscal drag” faceva sì – e continua a far sì in Italia – che lo Stato incassasse più imposte semplicemente perché gli stipendi dei suoi cittadini erano stati adeguati all’inflazione e quindi aumentati. Non erano più ricchi, ma per il fisco sembravano che lo fossero.

Il provvedimento varato nel 2022 prevede che da quest’anno gli scaglioni di reddito ai fini fiscali siano “aggiustati” tenendo conto dell’inflazione. È stata calcolata l’inflazione tra il luglio 2022 e il giugno 2023 (9,9%) e in base ad essa sono stati modificati gli scaglioni. Per esempio, la soglia di reddito non soggetto a imposta è stata elevata a 12.500 euro. Di conseguenza, anche gli scaglioni successivi sono stati innalzati, tranne che per i redditi che superano il milione di euro.

In questo modo i contribuenti nel 2024 pagheranno di meno per i redditi percepiti nel 2023. Quanto ci rimetterà lo Stato? Impossibile conoscere in anticipo i dati precisi, ma l’Ihs e il Wifo – che sono i due istituti austriaci più importanti di ricerche economiche e finanziarie – hanno stimato un risparmio di 3,65 miliardi di euro. I 3,65 miliardi che non entreranno nelle casse dell’Erario, peraltro, non saranno una perdita reale, perché per lo Stato sarebbero stati soldi ricevuti in più soltanto grazie al “fiscal drag”.

La novità è stata presentata con soddisfazione dal ministro delle Finanze, Magnus Brunner dell’Övp (nella foto), ma non tutti sono apparsi soddisfatti. Critiche sono giunte ovviamente dall’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che ha parlato di “abbellimento”. Anche l’Spö, il Partito socialdemocratico, ha mosso rilievi. Il responsabile per le Finanze dei socialdemocratici, Kai Jan Krainer, ha lamentato il fatto che il correttivo al “fiscal drag” sarà applicato soltanto ai redditi percepiti da luglio in poi, poiché l’inflazione è calcolata sui 12 mesi precedenti. “Il governo – ha dichiarato Krainer – si presenta come grande benefattore, benché abbia incassato fino a giugno 1,8 miliardi in più”. Ma Krainer non ha spiegato perché il suo partito, che aveva governato l’Austria per 10 anni, dal 2007 al 2017, e, prima dell’era Haider, per altri 29 anni ininterrottamente, non ci avesse pensato prima.

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