Lunedì 22 Aprile 2024

Immaginatevi di entrare nel palazzo del Belvedere, residenza estiva del principe Eugenio di Savoia. Immaginate di salire al piano nobile e di affacciarvi al balcone centrale. Non quello rivolto a sud, da cui nel maggio 1955 il ministro degli Esteri Leopold Figl esibì alla folla festante il documento firmato dai plenipotenziari dei Paesi alleati, con cui veniva restituita la piena sovranità all’Austria, dopo 10 anni di occupazione. No, non quello. Immaginatevi di affacciarvi al balcone opposto, che guarda in direzione del centro storico di Vienna.

Ai vostri occhi apparirebbe la skyline tradizionale della capitale austriaca, con al centro il campanile dello Stephansdom, più a sinistra la cupola inconfondibile della chiesa di San Pietro e poi, via via, tutti gli altri palazzi più importanti dell’antica Vienna, tra cui la chiesa di San Carlo. In primo piano il “lato B” del palazzo Schwarzenberg, tuttora di proprietà dei principi che hanno scritto la storia dell’impero asburgico, contribuendo alla vittoria definitiva su Napoleone nella battaglia delle Nazioni, presso Lipsia.

Questo panorama è così da quasi tre secoli. Nulla è cambiato o, quanto meno, nulla che potesse modificarne lo sguardo d’insieme. Come mai possiamo affermarlo con tanta certezza? Perché della Vienna di metà ‘700 ci è rimasto un dipinto di Bernardo Bellotto, detto il Canaletto. Il pittore veneziano è famoso per aver trasferito sulla tela dettagliatissime prospettive di molte città del suo tempo, tra cui Dresda, Varsavia (dove morì) e, appunto, Vienna. Le sue vedute sono come “fotografie” e per questo Canaletto è definito un vedutista.

Una delle sue opere, attualmente conservata al Kunsthistorisches Museum, ci mostra appunto Vienna come appariva ai suoi occhi a metà del ‘700. L’opera è talmente famosa per ciò che rappresenta, da aver meritato  una denominazione specifica: quella di “Canaletto-Blick”, che significa la “visione di Canaletto”. Mostra la Vienna come appariva agli occhi del vedutista veneziano dal balcone del Belvedere superiore.

L’opera è tornata di attualità in questi tempi, perché per la prima volta dopo tre secoli la skyline di Vienna rischia di essere modificata. Un gruppo immobiliare intende realizzare un grattacielo con annesso complesso edilizio nel cosiddetto Heumarkt, lungo il secondo anello stradale del centro città, tra il Konzerthaus e lo Stadtpark, dove attualmente si trova l’hotel Intercontinental (un tempo era il terminal dei pullman da e per l’aeroporto). Si tratta di un intervento molto ingombrante, ma soprattutto molto alto. Tanto alto da modificare il profilo della città, al punto che dal Belvedere non si riuscirebbe più a vedere il campanile del duomo di Santo Stefano. Vienna non sarebbe più quella che aveva “veduto” tre secoli fa il nostro Canaletto.

Il problema ha animato vivaci discussioni tra i favorevoli al progetto (che risanerebbe un’area urbana da tempo negletta, benché molto centrale) e i contrari, perché con il suo grattacielo costituirebbe un vulnus all’assetto urbanistico. Ma la discussione si è allargata fino all’Unesco, che nel 2001 aveva inserito il centro storico di Vienna nel Patrimonio mondiale dell’umanità. Nel 2017, un mese dopo l’approvazione da parte del consiglio comunale del progetto immobiliare all’Heumarkt, l’Unesco ha iscritto il “centro storico” nella lista dei patrimoni mondiali minacciati. È l’anticamera della cancellazione dal Patrimonio mondiale dell’umanità.

Per Vienna sarebbe un duro colpo e un danno di immagine enorme. Una città che vanta tanti primati, tra cui quello della migliore vivibilità al mondo, dovrebbe sopportare l’onta di non aver saputo conservare ciò che la storia le ha regalato. La retromarcia è subito incominciata, congelando il progetto immobiliare. Il gruppo imprenditoriale promotore, naturalmente, ha opposto resistenza passiva: ridurre le cubature significherebbe, infatti, ridimensionare l’operazione, con il rischio che il ricavato delle vendite non copra più i costi.

Il tira e molla ha portato finora a un “abbassamento” del grattacielo a 56,50 metri, mentre il nuovo hotel Intercontinental non supererebbe i 47,85 metri. Sono altezze che il Comitato dell’Unesco per il Patrimonio mondiale dell’umanità non ritiene soddisfacenti. Il rischio sempre più concreto è che Vienna sia cancellata dall’Unesco e ciò potrebbe avvenire già in settembre, nel corso della riunione dell’organismo internazionale che si terrà a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, tra il 10 e il 25 di quel mese.

NEL DIPINTO di Bernardo Bellotto, detto il Canaletto, la città di Vienna come appariva ai suoi occhi a metà ‘700 dal Belvedere superiore. È una veduta realistica, ma non troppo. In essa compaiono molti palazzi e molte chiese che conosciamo, ma, siccome la committente era l’imperatrice Maria Teresa, il nostro pittore per eccesso di servilismo aveva “ingrandito” gli edifici fatti costruire dalla sovrana. Tra questi, la chiesa dei Salesiani, di cui scorgiamo sulla destra il cupolone, che in realtà si trova da un’altra parte e non sarebbe dovuta nemmeno comparire nel quadro.

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