Sabato 13 Luglio 2024

Il 60% del gas di cui l’Austria oggi ha bisogno arriva dalla Russia. Il contratto di fornitura scade nel 2040 e fino ad allora – ha dichiarato recentemente al “Financial Times” Alfred Stern, amministratore delegato di Omw, l’”Eni austriaca” controllata dallo Stato – fino ad allora l’Austria starà ai patti. L’intervista sul quotidiano britannico non poteva non suscitare reazioni: mentre l’Europa cerca di sganciarsi dal Paese che ha aggredito l’Ucraina, l’Austria continua a fare i propri interessi, incurante delle sofferenze di un popolo vicino e delle implicazioni geopolitiche della guerra in corso.

In realtà l’Austria, che prima dello scoppio della guerra dipendeva per l’80% dalle forniture russe, sta cercando affannosamente fonti alternative, consapevole che l’accordo con la Russia potrebbe saltare da un momento all’altro. Il rischio maggiore è costituito dal fatto che il gas russo arriva in Austria da una pipeline che attraversa l’Ucraina. Il contratto per il transito scadrà il prossimo anno e l’Ucraina ha già annunciato che non intende rinnovarlo, benché da esso ricavi un “pedaggio” annuale di un miliardo di dollari.

Insomma, anche se la Russia non lo volesse, tra un anno quel rubinetto potrebbe chiudersi. Ed è questa la ragione per cui l’Omv è impegnata a cercare soluzioni alternative. Una c’è l’avrà presto in casa: il giacimento di Wittau, località della Bassa Austria, vicinissima a Vienna, dove, dopo soli 5 mesi di ricerche, è stato individuato un enorme giacimento di gas naturale (ne avevamo riferito il 28 luglio scorso).

Altre due fonti alternative alla Russia sono state individuate nel Mar Nero, la prima nelle acque territoriali della Romania (il progetto di ricerca si chiama “Neptun Deep”), la seconda in quelle della Bulgaria (“Khan Asparuh”). Stiamo parlando di miliardi di metri cubi di gas naturale, a cui l’Omv austriaca potrebbe attingere in consorzio con altre aziende concessionarie.

L’obiettivo è ancora lontano nel tempo. Saranno richiesti un paio d’anni di ricerche e investimenti nell’ordine di 4 miliardi. Ma i risultati consentiranno all’Austria di fare a meno della Russia. Soltanto nell’area del progetto “Kahn Asparuh” si stima che possano trovarsi fino a 510 miliardi di metri cubi di gas. Solo da questo deposito potrebbero essere estratti annualmente 13 miliardi di metri cubi. Per comprenderne la portata, basti considerare che il consumo annuale in Austria è di 9 miliardi.

Nell’annunciare l’avvio di queste ricerche nel Mar Nero, l’Omv ha ammesso che, in realtà, non si tratta di scoperte recenti. Quei giacimenti di gas erano noti da tempo, ma finora non si era pensato di sfruttarli, perché le tecnologie disponibili non consentivano di valutarne la dimensione e di conseguenza non si riteneva che valesse la pena investire risorse in perforazioni di ricerca. In realtà, la vera ragione era data dal fatto che il gas russo arrivava nelle case e nelle aziende austriache a basso prezzo e che il rischio di dipendere da un unico fornitore era stato sottovalutato. Non solo, la Russia aveva fatto un’energica azione di lobby nei confronti della politica austriaca, per dissuaderla dal cercare fonti alternative. E questa sudditanza era stata poi ripagata da Mosca con incarichi pubblici e consulenze lautamente pagate a uno stuolo di ex cancellieri ed ex ministri.

NELLA FOTO, la piattaforma offshore della Omv Petrom, società controllata dall’Omv, per la ricerca di gas nel Mar Nero, di fronte alle coste romene.

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