Sabato 20 Aprile 2024

C’è un pezzetto d’Austria, al di fuori dell’Austria, che rischia di scomparire: i bagni termali di Baile Herculane. Un gioiellino del tardobarocco ottocentesco, che ricorda altri luoghi termali dell’epoca, come Baden bei Wien, Baden Baden in Germania o Marienbad in Cechia. Ma, a differenza di queste località, Baile Herculane ha lo svantaggio di trovarsi in Romania, dove al momento non vi è grande attenzione per queste reliquie del passato, che sembrano destinate inesorabilmente alla rovina.

E dire che da queste parti, a metà Ottocento, veniva a villeggiare l’aristocrazia e l’alta borghesia dell’impero austro-ungarico. Francesco Giuseppe e la moglie Sissi disponevano addirittura di un padiglione personale per le cure termali. Quei padiglioni esistono tuttora, ma le pareti minacciano di crollare, l’acqua filtra dal tetto, benché protetto da lamiere ondulate, la vegetazione sbuca rigogliosa dalle finestre e dai cornicioni e su quello che un tempo erano le “Sisis Lieblingstherme” (“le terme preferite da Sissi”) appare una scritta dal significato inequivocabile “Benvenuti all’inferno” (è una scritta in inglese, perché tutti la possano intendere).

Baile Herculane è un classico “lost place” e non ne saremmo venuti a conoscenza se il giornalista Thomas Roser, della Kleine Zeitung, non lo avesse scoperto e non gli avesse dedicato un reportage. Grazie a lui apprendiamo che Baile Herculane fa parte del Banato, regione occidentale dell’attuale Romania, che nel 1718 era diventato parte dell’impero asburgico. Pochi anni dopo l’annessione l’amministrazione militare della regione aveva aperto i bagni termali per i soldati in servizio in quella marca di frontiera.

Ma le proprietà termali delle acque di Baile Herculane erano già note da tempo, addirittura dall’epoca dei romani che, come è noto, ovunque andassero, lo loro prima preoccupazione era di costruire bagni termali. A Baile avevano trovato una decina di sorgenti con acqua fino a 67 gradi di temperatura, ricca di fluoro, zolfo, sodio, calcio e magnesio. Il crollo dell’impero romano aveva trascinato con sé anche il crollo degli impianti termali.

Baile Herculane aveva conosciuto una rinascita soltanto con l’arrivo dell’Austria nel 18. e soprattutto nel 19. secolo. Lungo le sponde del fiume Cerna erano sorti uno dopo l’altro hotel di lusso e ville, impianti termali e padiglioni. Quasi tutti quegli edifici portavano la firma dell’archistar viennese Carl Wilhelm Christian von Doderer. Anche i padiglioni privati della coppia imperiale erano stati progettati da lui.

Ora quel mondo luccicante di ieri è in rovina e sta crollando a pezzi. Alle spalle del villaggio incombe una montagna che minaccia di franare. Il ponte in ferro che attraversa il Cerna per raggiungere il palazzo delle terme è sbarrato, perché potrebbe cedere al passaggio.

Il complesso termale è classificato di categoria A tra gli immobili di pregio storico e sarebbe compito dello Stato provvedervi, ma lo Stato non fa nulla, bloccato da un contenzioso senza fine sui diritti di proprietà. Invano un comitato spontaneo per il recupero delle terme “Herculane Project”, guidato dall’architetta Oana Chirila, combatte una battaglia che ricorda quella contro i mulini a vento. Non ci sono interlocutori a cui rivolgersi: negli ultimi sei anni – scrive Roser sulla Kleine Zeitung – sono cambiati cinque ministri per la Cultura e ogni volta il comitato di Oana Chirila ha dovuto tornare alla carica ricominciando daccapo.

Baile Herculane, i bagni termali prediletti dall’imperatrice Sissi, hanno resistito per oltre un secolo all’ingiuria del tempo e tra poco di essi non rimarrà pietra su pietra. Una buona ragione per andarci, finché sono ancora lì, e per conservarne memoria almeno in una fotografia.

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