Giovedì 20 Giugno 2024

Il Parlamento austriaco, sulla Ringstrasse, ha 140 anni e li dimostra. Anzi, li dimostrava. Il sintomo più evidente era l’acqua che sgocciolava dal tetto sui banchi dei deputati, nei giorni di pioggia. Cinque anni di lavori per porvi rimedio e, nell’occasione, per provvedere al risanamento completo del palazzo. Ora è pronto per accogliere nuovamente i suoi 183 “inquilini” e lo stuolo di impiegati e portaborse che li accompagna e che in questi cinque anni aveva trovato alloggio provvisorio in alcune sale e container sul retro della Neue Hofburg e della Nationalbibliothek.

L’inaugurazione del vecchio-nuovo Parlamento è in programma il 12 gennaio, con una solenne cerimonia, che vedrà come oratore principale l’ex ministro tedesco Wolfgang Schäuble, esponente della Cdu. I successivi 14 e 15 gennaio saranno giorni delle “porte aperte”: tutti i cittadini austriaci – ma anche i non austriaci che si trovino a Vienna in quelle date – potranno visitare la sala plenaria del rinnovato edificio (quella in cui si riuniscono i 183 deputati) e le altre sale, compresa la storica sala del Reichsrat, il Parlamento dell’impero austriaco, dove a suo tempo avevano avuto un seggio anche Cesare Battisti e Alcide De Gasperi.

I lavori di risanamento sono costati 420 milioni, 70 più di quelli preventivati. Non abbiano elementi di confronto, ma viene il sospetto che l’edificio originale, costruito nel 1883 su progetto dell’architetto Theophil von Hansen, fosse costato meno del suo restauro. Nel quale, per dir la verità, non si è badato a spese. Le maniglie delle porte, a forma di serpente sono dorate. Foglie d’oro ricoprono anche i capitelli delle 28 colonne che ornano la solenne sala d’ingresso, chiamata per questo “Säulenhalle”.

A fronte di un simile dispendio di risorse, fanno specie le polemiche con cui è stata accolta la decisione del presidente del Parlamento, Wolfgang Sobotka, di collocare nella sala d’ingresso un pianoforte a coda Bösendorfer, di cui non si vede la ragione. È ben vero che anche Theophil von Hansen, 140 anni fa, aveva previsto la presenza di un simile strumento nell’atrio del suo Parlamento e, anzi, ne aveva addirittura disegnato il modello, completamente coperto d’oro e con statue delle muse a far da piedi. Ma non se ne fece nulla, forse perché gli amministratori di allora erano più parsimonioso.

Sobotka è stato di parere diverso e questa volta il pianoforte ci sarà, avrà le cornici dorate e sulla superficie interna del coperchio brilleranno foglie di alloro, anch’esse in oro a 24 carati, come quelle della Secession. Valore dello strumento: 190.000 euro. Ma, niente paura, non sarà acquistato: sarà preso in affitto al costo di 3.000 euro al mese. Praticamente nulla, in confronto con 420 milioni spesi per la ristrutturazione.

NELLA FOTO, la rinnovata sala plenaria del Parlamento, con la nuova cupola in vetro che aveva dato filo da torcere per l’effetto eco che provocava. Il grave problema acustico ha ritardato la conclusione dei lavori ed è stato risolto con l’installazione di “vele” di plastica che assorbono il rimbombo delle voci.

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