Lunedì 17 Giugno 2024

La questione migranti torna al primo posto nel dibattito politico in Austria. Era stata accantonata negli ultimi tre anni, perché tutta l’attenzione era concentrata sull’epidemia da Covid-19. E soprattutto perché i migranti non arrivavano più, se non in numero insignificante. Ora, invece, il virus preoccupa di meno, mentre gli stranieri tornano ad affacciarsi in gran numero alle frontiere austriache.

Chi mette piede in Austria chiede immediatamente asilo, per non essere ricacciato indietro. Dall’inizio dell’anno a fine ottobre le richieste sono state 89.867. In dieci mesi è stato già superato il record del 2015, anno che resterà negli annali d’Europa per l’andata di profughi provenienti soprattutto da Siria e Afghanistan. Il numero di quelli che bussano alle porte dell’Austria è quasi pari a quello di chi sbarca in Italia (93.241 al 16 novembre, dato del Ministero degli Interni). Con la differenza che l’Austria, come abbiamo osservato altre volte, ha le dimensioni di una Lombardia.

Il fenomeno si spiega con il fatto che gli arrivi in Europa – in tutta l’Europa – sono aumentati rispetto al 2021 del 75%, mentre i migranti che percorrono la rotta balcanica e poi inevitabilmente arrivano in Austria sono aumentati del 168%. L’Austria avrebbe dunque tutte le ragioni, più dell’Italia, di lamentarsi e di chiederne una ridistribuzione, ma strilla di meno.

Il prezzo di questo atteggiamento lo si paga, tuttavia, sul piano politico. Ne sta traendo vantaggio in particolare l’Fpö (estrema destra sovranista), che, dopo aver cavalcato le proteste dei no vax nei giorni dell’emergenza epidemica, ora ha riscoperto l’invasione dei “clandestini”. Questo partito era stato cacciato ai margini della scena politica, dopo lo scandalo di Ibiza, mentre ora sta rapidamente riconquistando terreno. Il sondaggio più recente, condotto da Peter Hajek per il quotidiano “Heute”, lo vede al 25%.

Non c’è motivo di sorprendersi: l’Fpö è coerente con la sua linea. Sorprende, invece, che un fenomeno del genere si riproponga anche all’interno dell’Spö, il partito della socialdemocrazia. Lo stesso sondaggio lo vede al primo posto, dopo alcuni anni, con il 27%. Se domenica si andasse a votare, probabilmente vincerebbe le elezioni ed esprimerebbe il prossimo cancelliere.

I socialdemocratici sono dunque sereni e fiduciosi? Niente affatto. In primo luogo perché sentono sul collo il fiato dell’Fpö, da cui li separano soltanto due punti percentuali. In secondo luogo perché il partito è diviso al suo interno come non mai. Da un lato la segretaria nazionale Pamela Rendi-Wagner, confermata al ruolo di guida dall’ultimo congresso (ma solo con il 71,4%), dall’altra il diretto rivale interno, Hans Peter Doskozil, governatore del Burgenland, esponente dell’ala destra del partito, quella che vorrebbe una linea dura nei confronti dei migranti e una sorveglianza al confine, per impedirne l’ingresso. Doskozil – qualcuno lo ricorderà – era stato quello che da ministro della Difesa voleva schierare i panzer al Brennero.

In realtà non lo si potrebbe definire “rivale” di Rendi-Wagner, in quanto ha sempre negato di volerne prendere il posto, preferendo rimanere nel suo piccolo Land, dove è padrone assoluto e dove gode di ampio consenso. Di fatto però sta conducendo da tempo una guerra sotterranea alla segretaria del suo partito, venendo meno alla regola non scritta, secondo la quale i panni sporchi si lavano in casa e nei confronti degli avversari andrebbe sempre manifestata compattezza.

L’ultimo gesto ostile di Doskozil è stato proprio il sondaggio di cui abbiamo detto sopra. L’istituto demoscopico di Peter Hajek è pagato da Heute per effettuarlo. Doskozil nell’ultima rilevazione ha contribuito alla spesa, chiedendo di aggiungere una perfida domanda: “Quali preferenze esprimerebbero gli elettori, se alla guida dell’Spö ci fosse Doskozil, anziché Rendi-Wagner?”. La domanda ricorda quella dei sondaggi pilotati di Sebastian Kurz, che chiedeva agli intervistati un confronto tra sé e il segretario dell’Övp allora in carica, Reinhold Mitterlehner.

Non c’è alcuna ragione di sospettare che anche il sondaggio di Heute sia taroccato. Il risultato, in ogni caso, è clamoroso: con Doskozil segretario l’Spö balzerebbe al 32%, mentre l’Fpö retrocederebbe al 21. È la prova provata che il tema migranti da qui in avanti sarà decisivo per le scelte politiche dell’Austria. Doskozil ha sicuramente un carisma da leader che a Rendi-Wagner manca. Ma soprattutto ha fatto sue, in tema immigrazione, le posizioni dell’estrema destra, al punto che parte degli elettori dell’Fpö (ma anche dell’Övp) sarebbero pronti a votare per lui.

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