Domenica 25 Febbraio 2024

Sono stati riportati a valle questa mattina i due alpinisti bloccati da domenica sul Grossglockner, a causa di una caduta di sassi che avevano procurato ferite a entrambi, fortunatamente non gravi. Non sono slovacchi, come inizialmente era stato comunicato, ma cechi e hanno rispettivamente 39 e 25 anni.

I due stavano effettuando l’ascensione del monte più alto dell’Austria (3.798 metri), quando improvvisamente sono stati investiti dalle pietre. Non si conoscono le circostanze dell’incidente. Non sappiamo, per esempio, se si sia trattato di una frana o di sassi trascinati a valle da un cedimento del ghiacciaio. Si tratta in ogni caso di un fenomeno inusuale in questa stagione, che segnala quali effetti il cambiamento climatico stia avendo sulle nostre montagne.

La disavventura dei due cechi non ha avuto un epilogo tragico solo grazie al fatto che lungo la cresta nord del Grossglockner, a quota 3.205 metri, esiste da quasi quattro anni un bivacco dell’Alpenverein. Gli alpinisti infortunati vi hanno trovato rifugio e hanno potuto attendere così in sicurezza e in un luogo riparato dal vento e dal gelo l’arrivo dei soccorritori.

Avevano lanciato l’allarme, con i loro cellulari, intorno alle 20 di domenica, forse perché solo a quell’ora avevano potuto mettere piede nel bivacco. La risposta però non era stata immediata: le forti raffiche di vento (stimate in 110 chilometri all’ora) avevano impedito agli elicotteri di levarsi in volo. Le squadre del Soccorso alpino erano pronte a raggiungere il bivacco anche a piedi, come si usava una volta, ma avevano desistito, dopo essersi accertati via telefono che gli alpinisti cechi, ancorché feriti, stavano bene e avevano viveri a sufficienza. Inutile intraprendere un’ascensione, che avrebbe richiesto almeno 7 ore e che non sarebbe stata priva di pericoli.

Il vento è continuato anche ieri, rendendo nuovamente impossibile il decollo degli elicotteri, che solo questa mattina si sono levati in volo. Il mezzo della Polizia alpina è salito fino al bivacco e ha agganciato al cavo baricentrico i due cechi, uno alla volta, per portarli fino alla terrazza della Franz Josef Höhe, dove sono stati presi in carico da un secondo elicottero del Soccorso alpino, che li ha trasportati all’ospedale di Lienz. Uno dei due alpinisti era ferito a una gamba, il secondo presentava una frattura esposta a una spalla.

L’infortunio accaduto ai due cechi sul Grossglockner è paradigmatico dei rischi che l’alpinismo può comportare, rischi oggettivi e soggettivi. La caduta di sassi è un rischio oggettivo a cui chi va in montagna si espone consapevolmente, ma che non dipende dal suo comportamento. Le difficoltà tecniche e ambientali di un’ascensione, invece, comportano rischi soggettivi, che l’alpinista può evitare, prendendo tutte le misure necessarie.

I due cechi, da questo punto di vista, si sono comportati in maniera esemplare: avevano l’equipaggiamento adatto, la preparazione fisica necessaria, i viveri per affrontare un’emergenza, i telefonini cellulari carichi. “Nella situazione in cui si sono trovati – ha dichiarato Nikolaus Brandstätter, capo del Soccorso alpino di Heiligenblut – si sono comportati in modo corretto e professionale”. Per questo sono sopravvissuti a due notti trascorse in bivacco a oltre 3 mila metri di quota. Per questo non è stato necessario scrivere i loro nomi nel grande libro della chiesa di Heiligenblut – ne avevamo riferito in questo blog il 7 novembre 2010 – sulle cui pagine di metallo sono incisi i nomi di tutte le vittime del Grossglockner.

NELLA FOTO, il Grossglockner Biwak, sulla cresta nord del monte, in cui hanno trovato riparo i due alpinisti cechi, e l’elicottero della Polizia alpina, mentre trasporta alla Franz Josef Höhe, uno alla volta, i due infortunati, appesi al cavo baricentrico.

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