Lunedì 22 Aprile 2024

Forse non è un caso che la Bundeswettbewerbsbehörde (l’Autorità federale austriaca per la vigilanza sulla concorrenza, cui abbiamo fatto cenno ieri) sia nata proprio nel 2002. In quell’anno, infatti, si era venuti a sapere che le principali banche del Paese operavano d’amore e d’accordo per non farsi concorrenza tra loro. Ovviamente a danno della clientela.

Dagli anni ’50 i loro dirigenti si incontravano a pranzo ogni secondo mercoledì del mese nel salone Maria Theresia, al primo piano dell’hotel Bristol, il “5 stelle” sul Ring di Vienna, a lato della Staatsoper. Tra una portata e l’altra discutevano di mutui, tassi di interesse, commissioni. Non prendevano appunti, perché i banchieri, come si sa, sui numeri hanno una memoria di ferro. Lo dimostra il fatto che nei giorni seguenti le loro banche offrivano alla loro clientela la stessa minestra. Le riunioni al Bristol erano diventate una piacevole consuetudine, tanto che per esse era stato coniato il nome “Lombard Club”, derivato dalla Lombard Street, nel centro finanziario di Londra.

In termine tecnico questa simpatica tradizione si chiama “cartello”. È considerata illegale in tutti i Paesi ad economia avanzata, perché limita la concorrenza. Lo era anche in Austria, dove però nessuno aveva fatto caso – o aveva voluto fare caso – al comportamento delle banche, che pure era sotto gli occhi di tutti.

Ma nel 1995 l’Austria aveva aderito all’Unione Europea e le cose per i banchieri di Vienna si erano messe male. La Commissione di Bruxelles aveva subito individuato il cartello esistente tra gli istituti di credito austriaci e, dopo aver disposto ripetute perquisizioni ed aver acquisito montagne di documenti, aveva emesso un verdetto di condanna nei confronti di otto di essi: Erste Bank, Raiffeisen Zentralbank, Bank Austria (allora non ancora di Unicredit, lo diventerà tre anni dopo), Volksbanken (holding delle banche popolari), Post Sparkasse e Bawag (a quel tempo ancora due istituti distinti), Hypo Bank Niederösterreich, Raiffeisenlandesbank Wien-Niederösterreich.

All’inizio avevamo citato il 2002: è l’anno in cui le indagini dell’Ue nei confronti delle banche austriache si erano concluse e la vicenda del Lombard Club era diventata pubblica. La sanzione loro inflitta da Bruxelles era di 120 milioni di euro, da pagare non in solido, ma in relazione al volume di affari di ciascuna: Erste Bank 37,7 milioni, Bank Austria 30,4 milioni, Raiffeisen Zentralbank 30,4 milioni, per tutte le altre importi sotto gli 8 milioni.

Inizialmente le banche avevano fatto ricorso, ritenendo che la faccenda riguardasse soltanto l’Austria e che Bruxelles, quindi, non dovesse metterci becco. Come avviene in questi casi, la vicenda era stata sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, che aveva respinto il ricorso. Il verdetto era stato accettato dalle banche minori, mentre le più grosse si erano rivolte nuovamente alla Corte di ultima istanza.

In questa sede la Procura generale aveva ribadito l’illiceità del comportamento degli istituti, ma aveva proposto una riduzione della sanzione, adducendo errori di calcolo nella sentenza di primo grado. In quattro casi su cinque i giudici si adeguano alla richiesta della Procura, non in questo. La sentenza della Corte di Lussemburgo, pronunciata nel 2006, ha confermato la sanzione iniziale di 120 milioni. I giudici espressero meraviglia che sulla vicenda non fosse già intervenuta per conto suo la magistratura austriaca, dato che gli inquirenti non avrebbero avuto alcuna difficoltà a scoprire l’intrigo esistente tra le banche. Sarebbe bastato loro digitare al computer la parola “Lombard”.

A quel tempo commissario europeo alla concorrenza era l’italiano Mario Monti, che definì il Lombard Club “uno dei più choccanti cartelli nella storia dell’Unione Europea”. Ma il procedimento nei confronti delle banche austriache era stato avviato dal suo predecessore, Karel Van Miert.

NELLA FOTO, l’hotel Bristol di Vienna, sul Ring, dove avvenivano mensilmente gli incontri dei banchieri. A sinistra, uno scorcio del palazzo dell’Opera di Stato.

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