Venerdì 19 Luglio 2024

La Procura di Stato per reati economici e di corruzione (Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft) ha inviato al Parlamento la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del suo presidente, Wolfgang Sobotka (nella foto), esponente del Partito popolare (Övp). La richiesta è collegata alle indagini in corso nei confronti di Sobotka, sospettato di essere intervenuto per bloccare verifiche fiscali nei confronti di due fondazioni della Bassa Austria – la fondazione “Alois Mock” e la fondazione “Erwin Pröll” – che avrebbero fatto da tramite per finanziamenti illeciti al suo partito. La prima delle due, di cui era presidente lo stesso Sobotka, era stata sciolta immediatamente dopo che si era scoperto che Novomatic, holding del gioco d’azzardo, le aveva fornito soldi sottobanco.

L’inchiesta aveva preso le mosse dalle dichiarazioni rilasciate da Thomas Schmid, ex segretario generale del Ministero delle Finanze e un tempo “fedelissimo” dell’ex cancelliere Sebastian Kurz. I rapporti tra i due ora sono cambiati, perché la fedeltà non è più una virtù. Schmid, come abbiamo scritto l’altro ieri, è il principale teste di accusa nel processo in corso contro Kurz. Lo è diventato perché così, assumendo il ruolo che noi chiameremmo in Italia di “collaboratore di giustizia”, spera di cavarsela con una pena ridotta o con nessuna pena nei processi che riguardano anche lui.

I finanziamenti sospetti alle due fondazioni legate a Sobotka e all’Övp della Bassa Austria erano venuti alla luce quasi casualmente nel corso delle indagini su Kurz, Schmid e su altri sodali dell’ex cancelliere. Determinanti erano state le migliaia di messaggini telefonici che l’ex segretario del Ministero delle Finanze aveva scambiato con Kurz e con altri esponenti del suo cerchio magico.

Il colpo di grazia, però, lo aveva dato lo stesso Schmid, quando aveva rivelato agli inquirenti le pressioni ricevute da Sobotka per impedire che gli agenti del fisco andassero a mettere il naso nelle carte delle due fondazioni. La manovra del presidente del Parlamento aveva avuto successo, perché l’agenzia delle finanze aveva richiamato i propri ispettori e l’indagine sulle due fondazioni era stata archiviata.

La richiesta di autorizzazione a procedere si inserisce dunque in questo contesto. Ad essa Sobotka ha reagito con veemenza, com’è nel suo stile, ritenendo che la miglior difesa sia l’attacco. Ha respinto le accuse nei suoi confronti, definendole false e infondate. Si è dichiarato completamente innocente e ha espresso l’auspicio che il Parlamento conceda quanto prima l’autorizzazione a procedere, “affinché le autorità possano finalmente chiarire come stanno le cose”.

Non è ancora chiaro se, a indagini in corso, Sobotka conserverà la carica di presidente del Parlamento, che è la seconda carica dello Stato, dopo quella del presidente della Repubblica. Ricordiamo che il Parlamento austriaco ha tre presidenti e che Sobotka è il primo dei tre. Ricordiamo, inoltre, che la Costituzione austriaca non prevede il voto di sfiducia nei confronti dei presidenti del Parlamento, che possono rimanere al loro posto finché essi stessi non decidano di dimettersi.

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