Domenica 21 Aprile 2024

Tragedia su un monte del Vorarlberg nella notte in cui sulle vette dell’Austria si accendono i “fuochi del solstizio”. Sul far della sera, un uomo di 36 anni, che con alcuni compagni si accingeva a dar fuoco al falò, ha perso l’equilibrio ed è precipitato per 300 metri in un dirupo.

I “fuochi del solstizio”, o “Sonnwendfeuer”, si richiamano a tradizioni ancestrali, talvolta differenti da Land a Land, da valle a valle. In alcune prendono il nome di “Johannisfeuer” e in tal caso i fuochi si accendono nella “Johannisnacht”, la “notte di San Giovanni”, tra il 23 e il 24 giugno, giorno dedicato al santo. Altre volte si richiamano al “Sacro Cuore di Gesù”. In Tirolo, per esempio, gli “Herz Jesu Feuer” si accendono nel terzo venerdì dopo la Pentecoste, perché ricordano il 1796, anno in cui il Land si era affidato alla protezione del “Sacro Cuore”. Nomi diversi e date diverse per un rito tradizionale che in tutti i casi appare legato al solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno.

La tragedia del Vorarlberg è accaduta in una di queste notti che invece doveva essere di festa. La vittima faceva parte di un gruppo di 12 persone, che da Bürs (piccolo comune distante un solo chilometro da Bludenz) erano salite alla Nonnenalpe e quindi in vetta al Tantermauses (1822 metri). Avevano preparato il materiale da bruciare non proprio sulla cima, ma su una propaggine poco distante, dove sarebbe stato meglio visibile dal fondovalle.

I 12 hanno atteso il crepuscolo in vetta, per poi avviarsi verso il luogo del falò. Era un tratto in cresta, che avevano percorso avanti e indietro tante volte e che conoscevano come le loro tasche. Ma con il buio i passi diventano più complicati e insicuri. Uno dei dodici probabilmente ha messo un piede in fallo, ha perso l’equilibrio ed è precipitato nella scarpata sottostante. I compagni lo hanno visto scomparire nel buio, senza immaginare che il volo sarebbe stato di ben 300 metri.

Tre di loro si sono subito calati per cercare di portare soccorso al compagno, ma uno di essi, coetaneo del deceduto, è a sua volta scivolato, riuscendo tuttavia a fermarsi in tempo. Soltanto uno dei tre è riuscito a raggiungere incolume il compagno precipitato, di cui non ha potuto far altro che constatare la morte.

Nel frattempo è stato allertato il soccorso alpino, che con un elicottero della Polizia ha provveduto al recupero della salma e a riportare a valle il gruppo, meno due componenti, che hanno preferito scendere con le proprie gambe.

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“Notte dell’11 giugno di cinquant’anni fa. Sui monti dell’Alto Adige si accendono a centinaia i falò. È la “Feuernacht”, la notte dei fuochi, nella quale, come ogni anno, secondo tradizione, centinaia di sudtirolesi salgono sulle cime delle loro montagne per ripetere un rito che fonde segni di devozione cristiana a sedimentazioni pagane. Nel Tirolo del Sud, che noi abbiamo chiamato Alto Adige, l’evento ha un significato particolare, perché ricorda il 1796, anno in cui un Tirolo ancora indiviso si era affidato alla protezione del “Sacro Cuore di Gesù”. Da allora questa manifestazione di fede si ripete ogni anno, nel terzo venerdì dopo la Pentecoste, e in Alto Adige assume perciò anche un significato politico, perché simboleggia la nostalgia di una patria non smembrata”.

“Nel 1961 la festa del Sacro Cuore di Gesù cade l’11 giugno, ma quella notte non è illuminata soltanto dai fuochi sulle cime. Il buio è rotto anche dalle esplosioni di tritolo, posto alla base di monumenti e tralicci dell’alta tensione. A collocare le cariche sono gli uomini del Befreiungsausschuss Südtirol (Bas), il Comitato di liberazione del Sud Tirolo”.

Questo era l’incipit di un articolo che avevamo pubblicato in questo blog l’11 giugno 2011. La “notte dei fuochi del Sacro Cuore di Gesù” era stata scelta per dare il via alla drammatica stagione di attentati nel Sud Tirolo, per ottenere l’autonomia promessa alla Provincia di Bolzano, promessa che il governo italiano fino ad allora non aveva mantenuto.

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