Martedì 23 Aprile 2024

Gli austriaci si preparano a due importanti appuntamenti elettorali: quello europeo in giugno e quello per il rinnovo del Parlamento in settembre. Per questa ragione seguono con particolare curiosità e interesse i sondaggi che si susseguono e che consentono di prefigurare lo scenario politico futuro. L’ultimo, prodotto da Unique Research per il quotidiano Heute, fornisce due importanti indicazioni. Conferma il primato dell’Fpö (estrema destra sovranista), che, pur perdendo 2 punti rispetto al precedente sondaggio, si pone al 30%, con un distacco di 9 punti dagli inseguitori Övp (Partito popolare) ed Spö (Partito socialdemocratico).

Sarà dunque l’Fpö e il suo leader Herbert Kickl a rivendicare il ruolo di cancelliere e il Capo dello Stato, Alexander Von der Bellen, volente o nolente, sarà costretto ad affidargli l’incarico di formare il governo. Soltanto qualora non riuscisse nell’intento, per l’indisponibilità degli altri partiti a formare una coalizione a guida Kickl, Van der Bellen dovrebbe tentare altre strade, puntando su coalizioni alternative in grado disporre di una maggioranza.

È ciò che sperano socialdemocratici e popolari, che da tempo stanno lavorando sottotraccia per ricucire i rapporti tra di loro, logoratisi fin dal tempo di Sebastian Kurz, che due volte li aveva esclusi dal suo governo. Ma qui emerge la seconda indicazione del sondaggio: Spö e Övp insieme non raggiungono il 50%. Quella che un tempo in Austria e in Germania si chiamava “Grosse Koalition” (“grande coalizione”), perché le due tradizionali forze politiche arrivavano insieme all’80 e a volte al 90 per cento, ora supera a stento il 40.

Serve un terzo “socio”, che potrebbe essere Neos (partito liberale di centro) o i Verdi. Entrambi appaiono nel sondaggio all’8% e se uno dei due si alleasse con Spö e Övp si arriverebbe appena al 50%. Insomma, per escludere l’estrema destra dal governo e impedire a Kickl di diventare il futuro cancelliere, si renderebbe necessaria una coalizione a quattro, tra partiti molto diversi tra loro, che finirebbero per litigare dopo pochi mesi.

Stando così le cose, la soluzione che crediamo di poter prefigurare è un accordo tra Övp ed Fpö. Non subito, naturalmente, perché l’Övp, che da mesi va dicendo di non volersi alleare con un Fpö a guida Kickl, non vorrà perdere la faccia. Ma dopo settimane o mesi di trattative a vuoto, l’Övp potrebbe “sacrificarsi”, per il bene del Paese, accettando di governare con l’Fpö e addirittura con Kickl, che dell’Fpö rappresenta il volto più radicale.

L’analisi così non è completa, perché nello scenario sono presenti due nuove pedine di cui si dovrà tenere conto. Il sondaggio di Unique Research, infatti, indica al 7% il Bierpartei (Partito della birra) e al 5% il Kpö (Partito comunista austriaco). Nelle manovre che seguiranno al voto di settembre questi due partiti (uno nuovo sulla scena nazionale e l’altro assente dal Parlamento dal 1959) potrebbero avere un ruolo nella formazione delle maggioranze.

Usiamo il condizionale per due ragioni. Il Bierpartei, nato quasi dal nulla intorno al suo fondatore, il medico cantautore Dominik Wlazny (in arte Marco Pogo), parteciperà alle elezioni soltanto se entro i termini di legge raggiungerà i 20.000 iscritti, per poter contare sul budget necessario alla campagna elettorale (Wlazny non vuole soldi da sponsor, per non esserne condizionato). Se non raggiungerà la soglia fissata, si farà da parte.

Il Kpö, a sua volta, ha raggiunto nel sondaggio una percentuale significativa (fin prima era intorno all’1%), per la popolarità acquisita dal partito dopo il successo del suo candidato alle elezioni al Comune di Salisburgo (proprio domenica si terrà il ballottaggio e il candidato comunista potrebbe diventarne sindaco). Ma quell’attenzione potrebbe scemare nei prossimi mesi e non consentire al partito di superare la soglia di sbarramento, che per il Parlamento è del 4%. In altre parole, Bierpartei e Kpö potrebbero esserci nel futuro parlamento, ma anche non esserci. In ogni caso, era giusto parlarne.

NELLA FOTO, Herbert Kickl, leader dell’Fpö, ha tutte le ragioni di sorridere, visti i risultati che tutti i sondaggi ormai da mesi attribuiscono al suo partito.

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