Venerdì 19 Luglio 2024

Il saluto romano e la chiamata “presente” sono “un rituale evocativo della gestualità propria del disciolto partito fascista” che dunque “integra il delitto previsto dall’articolo 5 della legge Scelba” laddove, “avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. Così la Corte di Cassazione, chiamata a decidere “a sezioni unite” su una vicenda che risale all’aprile del 2016. Ma la sentenza è applicabile – e con tutta probabilità sarà applicata – anche al caso più recente di Acca Larentia.

Ne hanno parlato e scritto ampiamente tv e giornali, per cui possiamo dare per noto l’episodio. Nel nostro Paese, dunque, stando al giudizio espresso dalla Suprema Corte, non è reato fare il saluto romano, ossia il saluto con il braccio teso usato dai fascisti nel Ventennio e ripreso oggi da quanti si sentono fascisti nel cuore. Diventa reato se quel gesto prelude alla riorganizzazione del disciolto partito fascista.

Casi come quelli del 2016 o di Acca Larentia si verificano anche in Austria e in Germania, Paesi che hanno conosciuto entrambi il fascismo e il nazismo. Come reagiscono le forze dell’ordine e la magistratura? Come reagisce l’opinione pubblica?

Conosciamo come reagiscono in Germania, per un episodio clamoroso dell’autunno scorso finito su tutti i giornali. Due ragazzi italiani presenti all’Oktoberfest di Monaco, tra un boccale di birra e un piatto di würstel, fanno l’Hitlergruss (il saluto al Führer, con il braccio teso, che assomiglia molto al saluto romano). Pensano di essere divertenti e si filmano reciprocamente con il telefonino, applauditi dai compagni.

I tedeschi che stanno loro attorno, invece, sono sotto choc. Quel gesto rievoca un passato vergognoso, che essi non ritengono appartenga solo alla storia, come qualcuno in Italia considera il saluto romano. Gli addetti ai servizi dell’Oktoberfest fermano subito i turisti italiani, per poi consegnarli alla Polizia, che li arresta seduta stante. Subito dopo compaiono davanti a un giudice istruttore, che convalida l’arresto, in attesa del processo.

E in Austria? L’atteggiamento è lo stesso. Grande severità con chi strizza l’occhio a quel tragico passato, non importa se lo faccia per goliardia o perché – come filosofeggia la nostra Cassazione – abbia in mente la riorganizzazione della disciolta “Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei”, ovvero il Partito nazista.

Ieri, per questa ragione, un medico è stato licenziato su due piedi dalla clinica di Villaco per cui lavorava. Il 25 novembre scorso aveva partecipato a Potsdam, in Germania, a un incontro dell’estrema destra. Si era trattato di un incontro carbonaro, in cui si era parlato di deportare gli immigrati e chi dà loro aiuto. Dell’evento si era avuto notizia solo nei giorni scorsi, grazie a un’inchiesta della piattaforma investigativa “Correctiv”. L’episodio ha suscitato un’ondata di indignazione in tutta la Germania, con manifestazioni in tutte le grandi città, con centinaia di migliaia di partecipanti.

Quando la clinica Humanomed di Villaco ha appreso che tra i partecipanti alla riunione di Potsdam c’era anche un suo medico, ha deciso di risolvere immediatamente il contratto di lavoro.

NELLA FOTO, la folla presente ad Amburgo alla manifestazione contro l’estrema destra tedesca.

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