Lunedì 22 Aprile 2024

A un anno dalle elezioni politiche l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, sembra già predestinato a vincerle. E a vincerle alla grande. Così, almeno, appare dal sondaggio realizzato da Unique Research per il settimanale “Profil”, tra l’11 e il 14 settembre.

È il primo sondaggio di cui disponiamo dopo la pausa estiva ed è quindi molto interessante. Il primo dato che emerge è, appunto, l’inarrestabile crescita dell’Fpö, salito addirittura al 32%, con due punti in più rispetto alla precedente rilevazione. È un balzo storico, che nemmeno ai tempi di Jörg Haider era stato raggiunto (il defunto leader carinziano era arrivato al 27% nel 1999, alla vigilia della nascita del primo governo di destra-estrema destra). La distanza dal secondo partito è di 8 punti percentuali, che vanno ben oltre la forbice di errore del 3,5% indicata da Unique Research.

Insomma, l’estrema destra austriaca è nettamente al comando e, salvo incidenti di percorso che possono sempre accadere in un anno, sarà lei nel settembre 2024 a rivendicare per sé la cancelleria.

Al secondo posto si conferma l’Övp (Partito popolare): aveva il 24% prima della pausa estiva e ha sempre il 24% ora. I tentativi di inseguire il populismo dell’estrema destra non sembrano avergli giovato. Anche i popolari austriaci, nei mesi scorsi, avevano adottato temi e valutazioni che sembrerebbero pescate dal “Sammelsurium” del generale Vannacci, tessendo l’elogio dell’”austriaco normale”, che “pensa normalmente”. In contrapposizione, ovviamente, agli austriaci “non normali”. Certo non sapevano che in Italia era stato dedicato un libro a questa materia e probabilmente non lo sanno nemmeno oggi, perché ci pare che nessuno sulla stampa austriaca lo abbia fatto rilevare.

Sia come sia, la “normalità” evocata dai leader popolari austriaci – aveva incominciato la governatrice della Basssa Austria, Johanna Mikl-Leitner, e avevano proseguito il cancelliere Karl Nehammer e poi tutti gli altri – non è servita a far guadagnare punti all’Övp. E probabilmente non serviranno neppure altre mosse di pura propaganda, come la ventilata chiusura dei confini con l’Italia. Gli elettori – amava osservare Haider, che di queste cosa se ne intendeva – non seguono l’apprendista fabbro; se possono, preferiscono rivolgersi direttamente al fabbro. Haider lo diceva in tedesco, in maniera più efficace, ma il senso è chiaro: perché votare un’Övp che imita l’estrema destra? Tanto vale votare direttamente l’estrema destra.

Dopo l’Övp, nel sondaggio di “Profil”, viene l’Spö, il Partito socialdemocratico. Dopo il turbolento congresso di giugno (resterà nella storia la proclamazione del vincitore, risultata sbagliata pochi giorni dopo per uno scambio di schede) il nuovo segretario Andreas Babler aveva iniziato un tour in tutti i distretti dell’Austria, per rassicurare i compagni che sotto la sua guida il partito avrebbe riconquistato la cancelleria. Il sondaggio gli dice ora che può scordarselo: l’Spö ha guadagnato un punto percentuale, passando dal 20 al 21, ma è lontano anni luce dal diventare il primo partito, condizione sine qua non per esprimere il futuro cancelliere.

Deludente anche il risultato dei Verdi, che perdono 2 punti e scendono al 9%, sullo stesso livello di Neos.

L’elenco si chiude con il Kpö (il Partito comunista) al 2%. La percentuale non è sufficiente per entrare in Parlamento, ma è comunque significativa, perché in tutte le precedenti elezioni, almeno dagli anni ’50 in qua, era sempre stata intorno allo zero virgola. Questa volta il sondaggio ha risentito del recente successo nel Salisburghese, dove il Kpö ha superato l’11%. Ma per convincere gli elettori a livello nazionale ci vuole ben altro: serve chiarezza sui programmi, sulla disponibilità ad allearsi con chi e soprattutto un candidato carismatico. Se queste domande troveranno risposta, allora anche quel 2% potrebbe diventare 4% e ai comunisti si aprirebbero le porte dell’assemblea nazionale.

Il Partito comunista non è il solo fattore che potrebbe modificare lo scenario delineato dal sondaggio. Molto dipenderà dalla presenza di altri partiti, in particolare del Bierpartei (il Partito della birra), che, al di là del nome un po’ goliardico, rappresenta un fenomeno che merita di essere preso in seria considerazione, perché registra il diffuso malcontento nella società austriaca, in particolare nella sua componente giovanile. Quel disagio che i partiti tradizionali, a quanto pare, non sembrano capaci di intercettare.

NELLA FOTO, Herbert Kickl, leader dell’Fpö e possibile futuro cancelliere austriaco.

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