Domenica 25 Febbraio 2024

Il sondaggio mensile del settimanale Profil sul voto degli austriaci ci riserva oggi una grossa sorpresa. L’Fpö, partito dell’estrema destra sovranista, ha continuato la sua rimonta ed ora si trova al primo posto, alla pari con l’Spö, il Partito socialdemocratico. Il terzo partito storico dell’Austria, l’Övp (Partito popolare), sta continuando invece la sua inarrestabile parabola discendente ed ora è sceso al 20%, il peggior risultato nella storia di questa forza politica.

Ma è soprattutto il testa a testa tra Spö ed Fpö che sorprende. Il partito dell’estrema destra sembrava spacciato, dopo lo scandalo di Ibiza del 2019. Il suo segretario di allora, Heinz-Christian Strache, era stato cacciato e nelle elezioni immediatamente successive l’Fpö era precipitato nei sondaggi. Il recupero è stato lento e faticoso e nei due ultimi anni si è giovato soprattutto delle battaglie a fianco dei no vax, contro il green pass e contro le misure restrittive ordinate dal governo.

Questa strategia ha dato i suoi frutti. L’Fpö si è ripreso gradualmente dalla batosta di tre anni fa e, grazie agli scandali che hanno travolto l’Övp (e hanno costretto Sebastian Kurz a lasciare precipitosamente la cancelleria), ha riguadagnato consensi. All’inizio dell’anno era ancora al 18%, ma poi era salito ancora, scavalcando l’Övp e occupando il secondo posto.

Nessuno, però, avrebbe immaginato che potesse crescere ulteriormente, fino ad affiancarsi all’Spö. Ci si chiede quali siano le ragioni di questa clamorosa rimonta e la risposta pare si possa trovare nella questione profughi, che torna ad essere all’ordine del giorno nella politica austriaca. L’Fpö guidato attualmente da Herbert Kickl (nella foto) è per l’Austria ciò che la Lega di Salvini è per l’Italia. Si propone all’opinione pubblica come l’antemurale in grado di fermare le “orde migratorie”.

Non è così, perché i profughi arrivavano in Austria anche quando Kickl era ministro degli Interni e i respingimenti non andavano oltre qualche migliaio all’anno (ne hanno respinti di più i ministri dell’Övp dei governi successivi). Ma in una materia come questa non conta ciò che accade, ma ciò che sembra che accada.

Il colpo di fortuna per Kickl è stato l’aumento degli ingressi clandestini, soprattutto dalla frontiera ungherese, che hanno superato per numero quelli del 2015. Sette anni fa avevano fatto più clamore, perché si erano concentrati tutti in un paio di mesi in autunno. A quel tempo il valico di Spielfeld, tra Stiria e Slovenia, era attraversato ogni giorno da non meno di 5.000 persone. La gran parte aveva proseguito il viaggio verso la Germania, che ne aveva accolto un milione, ma in Austria avevano comunque chiesto asilo quasi 90.000 stranieri. Quest’anno le richieste sono già state 101.000 e Kickl se ne sta servendo come un’arma impropria di propaganda politica.

Il successo che sta ottenendo mette in crisi il Partito socialdemocratico. Pamela Rendi-Wagner lo guida su una seggiola resa traballante dal fuoco amico del governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil, ma fino a una settimana fa poteva vantarsi di aver riportato il suo partito in testa, legittimandosi così per aspirare alla carica di cancelliera nel governo che nascerà dopo le prossime elezioni. Ora la sua convinzione non appare più tanto solida e la sua candidatura – o autocandidatura – a guidare l’Spö alle elezioni potrebbe essere messa in discussione.

Qualche tempo fa avevamo segnalato un sondaggio nel quale perfidamente veniva chiesto al campione intervistato come avrebbe votato, se al posto di Rendi-Wagner ci fosse stato Doskozil a guidare l’Spö, e il risultato era stato nettamente più favorevole al secondo. Il sondaggio pubblicato oggi da Profil, effettuato dall’istituto Unique Research, non fa questo confronto, ma è facile immaginare che il risultato sarebbe stato lo stesso.

Quanto all’Övp, dato al 20%, i commentatori del sondaggio lo definiscono uno dei risultati peggiori degli ultimi anni. Non è così. Abbiamo spulciato i risultati di tutte le elezioni degli ultimi quarant’anni e mai il Partito popolare era sceso così in basso. Non siamo risaliti più indietro nel tempo, perché prima degli anni ’80 Övp ed Spö occupavano quasi per intero l’arco elettorale, con percentuali tra il 40 e il 50. Quindi il sondaggio di Profil è il peggiore in tutta la storia dell’Övp.

Insomma, il grande partito conservatore di matrice cristiana non è più tanto grande e rischia di diventare sempre più piccolo e insignificante, dopo i fuochi d’artificio del giovane Sebastian Kurz, detto “Basti”. Il pericolo più grave in questo momento è che i suoi dirigenti, presi dal panico, commettano qualche sciocchezza, nel tentativo disperato di invertire la rotta (perché proprio di una “rotta” si tratta). Una di queste “sciocchezze” è la recentissima decisione di porre il veto all’ingresso in area Schengen di Romania e Bulgaria, motivandolo con la necessità di proteggere l’Austria da nuove ondate migratorie. È una decisione assurda, perché i 100.000 profughi che il ministro Gerhard Karner ha menzionato come giustificazione, sono arrivati dalla rotta balcanica e solo il 3% di essi avevano attraversato quei due Paesi. Le reazioni da parte romena e bulgara si sono già viste e l’Austria pagherà un caro prezzo questa sua scelta sconsiderata.

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