Lunedì 17 Giugno 2024

20.07.25 PoliziaLa truffa dello specchietto retrovisore la conosciamo tutti in Italia. In Austria un po’ meno e sono molti quelli che ci cascano. Forse per questo una famiglia siciliana di malfattori si è messa in viaggio e dopo aver percorso 1650 chilometri ha pensato di metterla in pratica in Carinzia. La scarsa conoscenza del tedesco non è stato un problema, perché noi italiani siamo maestri nella lingua dei segni.

La truffa consiste nel far credere a un automobilista ignaro di aver urtato la nostra macchina in fase di sorpasso, danneggiando lo specchietto retrovisore. Il danno è limitato e la vittima spesso si lascia convincere a chiudere il caso pagando seduta stante qualche centinaio di euro di risarcimento, per un incidente che lui non ha causato, ma che lo si convince di aver causato.

Con questa tecnica la banda italiana – il padre di 45 anni, la moglie, la figlia di 23 e un figliastro di 25, tutti residenti a Noto, in provincia di Siracusa – era riuscita a perpetrare almeno 11 truffe. A tre avevano pensato i genitori, per le altre otto avevano dato loro il cambio figlia a figliastro. Ma è molto probabile che la famigliola, che si trovava in zona già dalla settimana scorsa, ne abbia commesse molte altre, perché non si attraversa l’intero stivale per quattro soldi.

Tutte le volte era andata loro bene, anche se non sempre sarebbero riusciti a scucire soldi ai malcapitati. Ma c’è sempre un ultimo caso che va male. È capitato nella zona di Micheldorf, sulla strada regionale tra Friesach e St. Veit an der Glan, dove hanno inscenato il solito finto incidente con un automobilista di 62 anni residente in zona. Lo hanno fermato con un pretesto, gli hanno mostrato lo specchietto retrovisore ammaccato, gli hanno fatto credere che fosse stato lui a causare il danno.

Ma questa volta l’uomo non si è convinto e non ha messo subito mano al portafogli. Qualcosa non gli tornava e, tanto per non correre rischi, ha detto che preferiva chiamare la polizia. Proprio le parole che i siciliani non volevano sentire. A quel punto sono precipitosamente risaliti in auto, allontanandosi a tutta velocità.

Sono subito scattate le ricerche. Di questi tempi non è difficile ritrovare una macchina con targa italiana in Carinzia, dato che il Coronavirus ha tenuto lontani i turisti del Bel Paese. Dopo solo un’ora i coniugi di Noto – di cui abbiamo appreso soltanto il cognome: Di Girolamo – sono stati beccati e con essi poco dopo anche figlia e figliastro. Il reato loro contestato è grave, ma non tanto grave da giustificare l’arresto, per cui sono stati soltanto denunciati a piede libero. La polizia austriaca sa che in questo modo non riuscirà più rintracciarli per portarli in giudizio e far scontare loro la pena. Ma cos’altro si sarebbe potuto fare?

Un contributo importante all’identificazione dei quattro è stato dato come sempre dal Centro di cooperazione internazionale di polizia al valico di Töhrl-Maglern, dove lavorano gomito a gomito agenti austriaci, italiani e sloveni, cui si sono aggiunti in tempi recenti anche tedeschi e romeni. La componente italiana, diretta dal col. Giulio Meddi, ha facilitato gli accertamenti sui quattro truffatori.

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