Giovedì 30 Maggio 2024

Sono passati 21 anni da quando l’allora cancelliere Wolfgang Schüssel, in occasione della Festa nazionale del 26 ottobre, affermò con il sarcasmo pungente che gli era abituale che “i vecchi modelli dell’Austria, come i lipizzani, la neutralità o i Mozartkugel non incidono più nella complessa realtà del 21. secolo”. Dopo tutto questo tempo solo i Mozartkugel (le famose palline di marzapane al pistacchio ricoperte di crema gianduia e incamiciate in cioccolato fondente) continuano ad essere un simbolo saldo dell’Austria.

Sulla neutralità è aperta un’ampia discussione, soprattutto dopo la guerra in Ucraina e la rinuncia che ne hanno fatto due Paesi tradizionalmente neutrali, come la Finlandia e la Svezia (che, a differenza dell’Austria, non avevano il privilegio di essere circondati da Paesi Nato, che potessero provvedere alla difesa armata al posto loro).

Infine i lipizzani, i bianchi cavalli della celebre Scuola di corte di equitazione spagnola (la “Spanische Hofreitschule”), dichiarata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”. Da qualche tempo anche questo simbolo dell’Austria è in pericolo. Il settimanale “Profil” ha pubblicato questa settimana un servizio dal titolo “Das Drama um di Lipizzaner”. Ma già in marzo un ex preparatore dei cavalli della scuola viennese aveva avviato una petizione dal titolo emblematico: “Stop alla distruzione della Scuola di equitazione spagnola, patrimonio dell’umanità”. Dopo pochi giorni aveva raccolto già 11.000 firme.

Che sta succedendo? Quando torneremo a Vienna vedremo ancora volteggiare i bianchi lipizzani nella cavallerizza annessa alla Hofburg? O davvero la loro esistenza è in pericolo? È difficile trovare una risposta, perché dai vertici dell’Hofreitschule giungono soltanto parole rassicuranti, ma i segnali di allarme sono molteplici e riguardano la gestione della storica istituzione, il clima tra il personale, la cacciata di una decina di addestratori nel giro di pochi mesi (come se fosse facile trovarne altri in grado si praticare la sofisticata “arte” di cavalcare richiesta nella scuola), il numero eccessivo di esibizioni pubbliche, che affaticherebbe troppo gli stalloni, ma soprattutto sottrarrebbe loro il tempo necessario per l’addestramento.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe il brusco esonero del capo preparatore, Andreas Hausberger, dopo 40 anni di servizio. Questi aveva inviato un appello scritto all’attuale direttore della Scuola di equitazione, Alfred Hudler, lamentando il malfunzionamento dell’istituzione, raccomandando di porvi mano e dichiarandosi pronto a mettere a disposizione il suo incarico. Hudler l’aveva preso in parola, licenziandolo il giorno dopo, con divieto di accesso alle stalle e al maneggio.

La notizia aveva suscitato un immediato clamore nell’ambiente, tanto da indurre Alfons Dietz – lui stesso in passato preparatore per 6 anni nella scuola e ora autore di libri di equitazione – a promuovere la petizione di cui abbiamo fatto cenno sopra. Il documento, redatto in più lingue, è stato inviato al ministro dell’Agricoltura Norbert Toschnig (da cui dipende la scuola e l’allevamento dei lipizzani a Piber), al presidente del consiglio di sorveglianza Martin Winkler e alla sezione Austria dell’Unesco.

Nella petizione sono indicate tre richieste, come “ultima chance per salvare la Scuola di equitazione spagnola”. La prima è che l’istituzione sia messa nelle mani di persone competenti, con “profondo radicamento nell’arte dell’equitazione classica”, che è ben diversa dalla normale equitazione. Negli ultimi vent’anni si sono avvicendati una decina di direttori, scelti perché “alla moda”, come Elisabeth Gürtler (proprietaria dell’Hotel Sacher e al tempo madrina del Ballo dell’Opera), o per vicinanze politiche, come Sonja Klima (moglie dell’ex cancelliere socialdemocratico Viktor Klima, ma considerata esperta, perché di tanto in tanto andava a cavallo).

L’attuale direttore Hudler, quello che ha cacciato Hausberger, è in carica da dicembre, mentre prima dirigeva una fabbrica di birre. Su di lui pochi giorni fa la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, perché si sospetta che il concorso fosse stato tagliato su misura per lui, tanto che in esso la “conoscenza dell’arte di equitazione classica” era considerata un requisito desiderabile, ma non necessario.

La seconda richiesta della petizione riguarda il trasferimento della Scuola di equitazione spagnola dalle competenze del Ministero dell’Agricoltura a quelle della Cultura. Il fatto che l’istituzione allevi e addestri cavalli, in effetti, ha poco a che fare con l’agricoltura. È come se la squadra olimpica di equitazione non dipendesse dal Coni, ma dalla Coldiretti.

Ma ciò che preoccupa di più Dietz è il pericolo che vada disperso il patrimonio di competenze tecniche nell’arte dell’equitazione classica, tramandata quasi oralmente per cinque secoli da addestratore ad addestratore, patrimonio che costituisce l’essenza della “Spanische Hofreitschule”. Per questo la terza richiesta della petizione è di richiamare in servizio alcuni “Oberreiter” (i capi preparatori) ormai in pensione, perché possano trasmettere il loro sapere ai nuovi addestratori, prima che vada completamente disperso.

Il dramma (o “Drama”, come ha titolato in tedesco “Profil”) che sta attraversando la scuola di Vienna ha suscitato un’eco vastissima. Christine Stückelberger, svizzera, campionessa olimpica di dressage nel 1976, ha scritto sulla rivista specializzata “St. Georg”: “Il declino prosegue allegramente con la nomina del nuovo direttore Alfred Hudler, che viene dal settore bibite e che non ha la minima idea di che cosa significhi l’arte equestre della Scuola spagnola di equitazione”. La situazione è stata definita scandalosa da riviste specializzate come “Pferderevue” o “Pro Pferd”.

Soprattutto fanno riflettere le parole quasi accorate che Andreas Hausberger aveva rivolto al suo direttore, meritandosi il licenziamento in tronco: “La Scuola di equitazione spagnola al momento è come il Titanic: la nave ha una posizione fortemente inclinata, tutte le scialuppe di salvataggio sono state gettate in mare, l’orchestra suona nella sala da ballo… e si spera che non entri più acqua e che la nave non affondi”.

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