Sabato 20 Aprile 2024

È salito a 6 il numero dei feriti dell’incidente accaduto ieri all’Acherkogelbahn, l’impianto a fune che dall’abitato di Oetz sale al comprensorio sciistico dell’Hochoetz. Ai quattro cittadini danesi che si trovavano nella cabina precipitata a seguito della caduta dell’albero si sono aggiunti infatti due coniugi tedeschi che viaggiavano sulla cabina successiva. La loro cabina non si è staccata dalla fune, ma sono stati sbattuti contro le pareti interne dagli ondeggiamenti, riportando traumi e contusioni.

I feriti più gravi restano, naturalmente, i quattro sciatori danesi: il padre di 49 anni, il figlio di 20, la sorella di questi di 19 e lo zio (fratello del padre) di 46. Solo il padre è in pericolo di vita: è stato operato all’ospedale di Innsbruck e ora si trova in terapia intensiva.

Aperta un’inchiesta del Ministero delle Infrastrutture

Sull’incidente è stata aperta un’inchiesta da parte dei Ministero dei trasporti e delle infrastrutture. Ispettori del ministero si sono recati sul posto già ieri pomeriggio. Ovviamente per conoscere i risultati dei loro rilievi ci vorrà tempo. Tuttavia si può già tentare una ricostruzione di quel che è accaduto, in base alle dichiarazioni rilasciate dai responsabili dell’impianto e di alcuni esperti del settore sentiti dai giornali e dall’Orf.

Come abbiamo già riferito ieri, l’incidente è stato causato dalla caduta di un abete adiacente all’impianto di risalita. La fune dell’impianto ha retto, ma l’impatto dell’albero sarebbe avvenuto proprio contro il morsetto che aggancia alla fune la cabina in cui si trovavano i quattro danesi. Le conseguenze sono state il distacco della cabina, che è precipitata al suolo da un’altezza di 10-12 metri, e un ondeggiamento pauroso della fune, che ha determinato lo sballottamento dei passeggeri (i due coniugi tedeschi) della cabina vicina a quella precipitata. Non risultano feriti in altre cabine, forse perché a quell’ora viaggiavano vuote. Ma questa è soltanto una nostra ipotesi, in considerazione che l’Acherkogelbahn è un impianto di arroccamento: gli sciatori se ne servono una sola volta di prima mattina, per salire da valle al comprensorio sciistico, e poi restano a sciare sempre in quota, mentre l’impianto continua a girare praticamente vuoto.

Improbabili difetti tecnici dell’impianto

Lo scopo dell’inchiesta ministeriale è di rilevare eventuali responsabilità civili o penali. Sarebbero da escludere difetti tecnici dell’impianto o errori del personale di servizio. La fune è sottoposta periodicamente a controlli magnetico-induttivi, che consentono di rilevare sfilacciamenti o deterioramenti dovuti al tempo e all’usura non visibili all’occhio umano. Sta di fatto, che la fune ha resistito all’impatto dell’albero.

L’indagine dovrà riguardare piuttosto la caduta della pianta, in una giornata in cui non c’era un filo di vento. Come mai le sue radici non hanno tenuto? Vi sono stati sommovimenti del terreno dovuti alle precipitazioni atmosferiche o il cambiamento climatico ha reso meno compatto il suolo? Una verifica verrà sicuramente fatta sul “corridoio” aperto nel bosco di abeti, per lasciare spazio all’impianto di risalita. È sufficientemente largo o gli alberi sfiorano con i loro rami le cabine? I responsabili della telecabina sostengono di sì: il “corridoio” è stato disboscato nel rispetto delle norme in vigore.

Boschi resi più fragili dal cambiamento climatico?

Ma forse sono proprio quelle norme che devono essere riviste e forse se ne devono scrivere di nuove, che prescrivano, per esempio, verifiche geologiche sul terreno circostante e sulla tenuta del bosco. Incidenti come quello di ieri non si erano mai verificati in Austria e probabilmente in nessuna altra parte del mondo. Seggiovie e funivie erano precipitate per la rottura di pulegge (ricordiamo la tragedia di Pramollo di una ventina di anni fa) o per il mancato funzionamento del sistema frenante (come sul Mottarone), mai per caduta di alberi. L’ipotesi che il cambiamento climatico in corso abbia causato questa fragilità non è campata in aria.

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