Lunedì 22 Aprile 2024

Sull’articolo pubblicato martedì sulle elezioni in Sardegna e sui tempi biblici di spoglio delle schede di voto è intervenuto un lettore con un post su Facebook. Ci chiede di “spiegare come fare le nostre prossime elezioni, così possiamo ripetere pari pari l’exploit austriaco del 2016, dove il secondo turno per le presidenziali venne annullato a causa di irregolarità e brogli”.

Per chi non ne fosse informato, ricordiamo che quelle elezioni si tennero il 24 aprile. I candidati erano 6 e si dovette andare al ballottaggio tra i primi due, Norbert Hofer (dell’Fpö, partito dell’estrema destra sovranista) e Alexander Van der Bellen (formalmente indipendente, ma con un passato di leader dei Verdi). Il ballottaggio fu annullato per irregolarità, per cui fu necessario indirne un secondo il 2 ottobre. Ma, per un difetto delle buste destinate ai voti postali, la data dovette slittare al 4 dicembre.

Insomma, fu un “annus horribilis” dal punto di vista elettorale. Gli austriaci dovettero recarsi tre volte alle urne e i candidati dovettero fare campagna elettore per quasi un anno intero. Il partito dei Verdi, che sosteneva Van der Bellen (benché questi, per ragioni tattiche, avesse restituito la tessera e si fosse dichiarato indipendente), si dissanguò. Eppure tutto il disastro non fu dovuto dalla macchina organizzativa delle elezioni, che funzionò egregiamente come sempre, ma a fattori politici esterni, imputabili esclusivamente all’Fpö. Cerchiamo di spiegarlo semplicemente.

Il problema nasce al ballottaggio, che si tenne il 22 maggio e da cui Van der Bellen uscì con il 50,3% e Hofer con il 49,7% (differenza di 30.863 voti su un totale di 4.637.046). Hofer accettò la sera stessa la sconfitta, nonostante il margine minimo di voti, e si congratulò con il vincitore, osservando molto ragionevolmente che, anche se avesse vinto lui, il margine di vantaggio sarebbe stato comunque minimo. Non fu dello stesso parere il segretario del suo partito, Heinz-Christian Strache, che presentò ricorso, denunciando irregolarità nello spoglio dei voti giunti per posta (il 14% dei voti totali).

In che cosa consistevano le irregolarità? Nel fatto che in molti seggi gli scrutatori, per finire presto il loro lavoro, avevano incominciato lo spoglio dei voti postali già alle 7 del mattino di lunedì o addirittura alla sera della domenica (concluso lo spoglio delle schede normali), mentre la legge prevede che l’operazione incominci alle 9 del lunedì. Va detto che l’anticipo dello spoglio era prassi in Austria in tutte le elezioni del passato e nessuno aveva mai sollevato obiezioni, nemmeno l’Fpö. L’irregolarità era stata denunciata solo questa volta per invalidare il risultato, confidando che in un nuovo ballottaggio quella differenza minima di voti tra i due candidati potesse essere colmata.

Va precisato, inoltre, che non ci fu alcun broglio – come invece fu riferito da molti giornali italiani, con la faciloneria di chi scrive di materie che non conosce – tant’è vero che nel ricorso non si fece alcun cenno a brogli e la Corte costituzionale, chiamata poi a decidere, li escluse categoricamente. L’Fpö, per documentare le irregolarità denunciate, allegò al ricorso decine di dichiarazioni giurate dei propri rappresentanti di lista, che ammettevano di aver anticipato gli orari di spoglio delle schede, firmando poi i relativi verbali. Insomma, una sorta di autodenuncia, per poter invalidare il voto, come desiderava l’Fpö (salvo poi doverne rispondere penalmente, senza che l’Fpö si facesse carico della loro difesa).

Questa è la ragione per cui la Corte costituzionale ritenne inevitabile ripetere il ballottaggio. La possibilità di farlo soltanto nei seggi in cui erano state riscontrate le irregolarità fu scartata, perché, trattandosi di voti inviati per posta, arrivavano da luoghi diversi del Paese e gli elettori non erano identificabili.

Tutto risolto? No, perché alla vigilia del ballottaggio bis si scopre che le buste delle schede destinate al voto postale hanno la colla che non tiene. Non c’è tempo per sostituirle, per cui si rende necessario un nuovo rinvio. Anche in questo caso, però, la macchina elettorale non c’entra, perché le buste erano state commissionate a una fabbrica tedesca, in base a un bando di gara europeo. La colpa, quindi, era in Germania, non in Austria.

Per capire meglio di che cosa stiamo parlando, è come se in Sardegna, dove Todde ha vinto con soli 2.934 voti in più di Truzzu, il centrodestra avesse chiesto di invalidare il voto. Il pretesto? Si sarebbe potuto inventare, come aveva fatto l’Fpö nel 2016. Per esempio, asserendo che la segretezza del voto non era stata tutelata in alcuni seggi, come in quello di Biancareddu, allestito nella camera da letto della pensionata Maria Ghisu, perché non era stato possibile allestirlo nella scuola, dichiarata inagibile. Per fortuna Meloni e soci hanno avuto il buon senso di non farlo.

NELLA FOTO, il grafico con il risultato del secondo ballottaggio pubblicato dall’Orf la sera del 4 dicembre 2016. Come si nota, la differenza di voti tra Van der Bellen e Hofer è aumentata rispetto al primo ballottaggio (53,3% contro 46,7%). In altre parole, il ricorso dell’Fpö è servito soltanto a far vincere Van der Bellen con un margine di vantaggio maggiore.

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