Mercoledì 22 Maggio 2024

20.03.04 Bauhaus, Villach (foto Stephan Schild) - CopiaQualcuno in Italia proponeva di chiudere le frontiere e i porti per bloccare il Coronavirus. Non lo abbiamo fatto e, comunque, sarebbe stata una misura inutile, perché il contagio ce lo siamo portati noi. Non sono stati i cinesi di Prato, che stanno tutti in buona salute, e nemmeno i migranti che sono riusciti a sbarcare sulle nostre coste. Abbiamo fatto tutto in casa: contagio made in Italy.

Quando ci siamo resi conto che il principale focolaio del Coronavirus si trovava proprio in Italia e che il contagio dal suolo italico si espandeva nel resto dell’Europa (in Austria praticamente tutte le persone colpite dal Coronavirus, meno quattro, erano rientrate da una vacanza in Italia o avevano avuto contatti con conoscenti rientrati da una vacanza in Italia), quando ci siamo resi conti di questo è subentrata la sindrome dell’accerchiamento: abbiamo accusato gli altri di aver chiuso le frontiere con il nostro Paese.

Non è così, le frontiere sono rimaste sempre aperte. È vero, qualcuno a Vienna aveva chiesto e continua a chiedere di impedire gli ingressi dall’Italia. È l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, e ha usato le stesse parole dei sovranisti di casa nostra. Ma fortunatamente non sono al governo e quindi le porte dell’Austria per gli italiani sono rimaste sempre aperte.

E allora l’Intercity bloccato al Brennero, in violazione degli accordi di Schengen? Schengen non c’entra. Anche in quell’occasione i valichi di confine sono rimasti aperti. Anche quello del Brennero. È stato bloccato quel treno, perché a bordo erano stati segnalati due presunti contagiati. Ma auto, pullman, camion hanno continuato a entrare e uscire dall’Austria. Ha potuto farlo anche quell’Intercity, quando è stato chiarito che gli starnuti dei due passeggeri erano un falso allarme.

E ora, non potendo più dire che gli altri ci contagiano o che gli altri ci chiudono la porta, abbiamo fatto un passo avanti: siamo riusciti a dire che gli altri ci odiano e ci ghettizzano. Una lettrice di questo blog del Tarvisiano ci ha scritto per informarci che al Bauhaus di Villaco (è un supermercato di materiali e attrezzi per il fai da te) era stato esposto all’ingresso un cartello, i cui si informava che non era consentito l’ingresso agli italiani. Non basta, anche nei supermercati Lidl di Villaco e nel Penny Markt di Arnoldstein i clienti italiani erano stati invitati a uscire.

Abbiamo chiesto a un collega carinziano di fare un sopralluogo nei punti vendita citati e di farci avere una foto dei cartelli. Eravamo curiosi di leggere in che modo era stato formulato il divieto e di sapere se la scritta era solo in tedesco o se, essendo rivolta alla clientela italiana, fosse stata tradotta nella nostra lingua. Il collega carinziano si è prestato a farci il favore. Si è recato nei supermercati che gli avevamo indicato e a Villaco ha fatto il giro di tutti i Lidl, perché ce n’è più d’uno. Non ha trovato nessun cartello e ci ha mandato anche le foto per documentarcelo.

Allora abbiamo chiesto alla lettrice dove e quando avesse visto quei cartelli. Non li aveva visti lei personalmente. Gliene avevano soltanto parlato e lei, in assoluta buona fede, ci aveva creduto. Perché, come si usava dire una volta, “vox populi, vox dei”. Insomma, qualcosa di vero doveva pur esserci.

E invece non era vero nulla. Una maldicenza passata di bocca in bocca, perché piace pensar male degli altri e ritenere che, se noi siamo capaci di un comportamento così meschino, anche gli altri lo siano. Non è così? Pazienza! Vedrete che prima o poi accadrà.

In attesa che accada, abbiamo chiesto scusa al collega carinziano.

 

NELLA FOTO di Stephan Schild, uno dei tre ingressi del Bauhaus di Villaco. Non c’è traccia di un cartello che mette al bando gli italiani.

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AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS. Il numero delle persone colpite da Coronavirus è salito ieri da 24 a 29: 15 a Vienna, 5 in Bassa Austria, 4 in Stiria, 2 in Tirolo, 3 nel Salisburghese. Sono rimaste indenni anche ieri la Carinzia, l’Alta Austria, il Vorarlberg e il Burgenland. 3.138 i test effettuati.

 

 

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