Venerdì 14 Giugno 2024

20.03.04 Profughi al confine turco-grecoForse sta per arrivare l’ora della verità per Sebastian Kurz, il giovane cancelliere austriaco. Finora ha fatto la faccia feroce verso i profughi in arrivo lungo la rotta balcanica e ha avuto toni sprezzanti nei confronti dell’Italia, incapace di impedire lo sbarco sulle sue coste di quelli provenienti dall’Africa. Ha potuto farlo senza troppe difficoltà, perché da quando è cancelliere gli arrivi si contano sulle dita. Eppure con quel suo ergersi a difensore dei patrii confini minacciati da nessuno ha costruito non tutto, ma buona parte del suo successo elettorale.

Ora però c’è il rischio che i profughi tornino a rappresentare una “minaccia” reale e non soltanto immaginaria. Se davvero Recep Tayyip Erdogan intende aprire le porte del serraglio in cui finora teneva rinchiusi 3,7 milioni di profughi, le scene da incubo del 2015 potrebbero ripetersi alle frontiere dell’Austria. Non sappiamo ancora se Erdogan fa sul serio o sta soltanto bluffando, per spaventare l’Europa. Al momento i telegiornali ci hanno mostrato scene drammatiche alle frontiere della Turchia con Grecia e Bulgaria, ma i disperati respinti con i lacrimogeni sono alcune decine di migliaia, non milioni, e pare siano stati portati fin lì con autobus del sultano, proprio perché creassero quegli incidenti con i militari alle frontiere dell’Europa.

Se sia un bluff o una vera ondata umana in movimento verso l’Europa lo vedremo presto. Intanto però Kurz ha preso la cosa molto sul serio, chiedendo all’Ue di intervenire in supporto a Grecia e Bulgaria, affinché non passi lo straniero. E lunedì il suo governo ha inviato poliziotti in Ungheria, per dar man forte ai colleghi nel pattugliamento al confine con la Serbia. Per la verità si tratta soltanto di 19 uomini, che potranno pattugliare ben poco e che forse sono stati mandati fin là soltanto per riferire a Vienna quel che sta succedendo.

Ma torniamo a Kurz. Che farà se davvero Erdogan scioglierà le briglie ai suoi rifugiati e le forze dell’ordine greche e bulgare non riusciranno più a trattenerli? Che farà – siamo nel campo delle ipotesi – se un milione di siriani, afghani, iracheni incominceranno a risalire la penisola balcanica sino al confine austriaco? Nel 2015 accadde proprio questo: oltre un milione entrò in Austria attraverso i valichi di Nickelsdorf in Ungheria e di Spielfeld in Slovenia. Un fiume umano che attraversò il Paese per puntare diritto verso la Germania, lasciando sul posto “soltanto” 88.000 uomini e donne, che chiesero asilo.

A quel tempo il giovane “Basti” era ministro degli Esteri e il cerino acceso dell’invasione era in mano alla ministra degli Interni di allora, Johanna Mikl-Leitner (ora governatrice della Bassa Austria) e al suo successore, Wolfgang Sobotka (attualmente presidente del Parlamento). Ma ora dovrebbero farsi carico della nuova emergenza lo stesso Kurz e l’attuale ministro degli interni Karl Nehammer. Sarebbero in grado quei due di fermare l’”orda”?

Rispetto al 2015 il quadro in parte cambiato. Tutti i valichi di frontiera sono stati attrezzati con strutture di vigilanza (le abbiamo viste perfino a Pramollo) e con blocchi di cemento lungo la linea di confine predisposti per montarvi in poche ore recinzioni metalliche di sbarramento. Sufficienti per fermare piccoli gruppi di richiedenti asilo, ma facilmente aggirabili, qualora dovesse ripresentarsi la marea del 2015.

Un’altra novità rispetto ad allora è il “Notverordnungsrecht”, una specie di decreto di emergenza, che dovrebbe consentire al governo di sigillare i confini, impedendo a chiunque di attraversarli, senza distinguere tra chi ha diritto all’asilo e chi no. Si tratta di un provvedimento varato dal precedente governo, il cui ministro degli Interni era un un esponente dell’Fpö, partito dell’estrema destra sovranista. Finora non è mai stato applicato, perché dal 2016 in qua tutti i valichi di confine sono deserti. Ma sulla possibilità che possa essere effettivamente applicato in futuro esistono forti dubbi. Non reggerebbe al giudizio della Corte suprema, in quanto contrario ai diritti dell’uomo, al diritto europeo e al diritto internazionale.

Insomma, se Erdogan dovesse fare sul serio, in Austria assisteremmo a delle belle. Senza contare, poi, che ora Kurz non è più alleato dell’estrema destra, ma dei Verdi, che in tema di emigrazione la pensano in maniera diametralmente opposta. Non più tardi di ieri il loro leader e vicecancelliere Werner Kogler ha dichiarato che, qualora l’Ue non riuscisse a garantire ai profughi un trattamento più umano sulle isole della Grecia, l’Austria dovrebbe farsi carico almeno delle donne e dei bambini.

Il ministro degli Interni Nehammer ha subito escluso una simile ipotesi. E qui viene il bello. L’accordo di governo non mescola i programmi dei due partiti che lo compongono, l’Övp e i Verdi, ma stabilisce che i Popolari attuano le loro riforme (freno all’immigrazione, sicurezza, bilancio in pareggio), anche se invise ai Verdi, e i Verdi attuano le loro (riduzione delle emissioni inquinanti, tasse sui carburanti, incentivi al trasporto pubblico). Tutto è minuziosamente descritto in 326 pagine. In materia di immigrazione c’è perfino una clausola che in via eccezionale consente all’Övp di far approvare provvedimenti sgraditi al partner di governo, chiedendo il voto ai partiti di opposizione.

Per quanto incredibile possa sembrare questa soluzione, si trova scritta nero su bianco nell’accordo. Potrebbe perciò accadere che all’arrivo dei migranti al confine austriaco Kurz schieri polizia ed esercito, autorizzando l’uso di lacrimogeni, manganelli e perfino armi. Resta solo da vedere se i Verdi potranno accettare una violenza del genere e se la potranno accettare gli austriaci, quando vedranno in tv scene come quelle che stiamo vedendo in queste ore al confine greco.

NELLA FOTO, profughi al confine tra la Turchia e la Grecia. Una situazione del genere potrebbe ripetersi al confine con l’Austria.

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AGGIORNAMENTO CORONAVIRUS. Il Coronavirus in Austria si sta diffondendo molto lentamente. Il numero dei contagiati è salito dai 18 di lunedì ai 21 di ieri, cui potrebbero aggiungersi altri tre. Sono i tre collaboratori dello studio dell’anziano legale viennese risultato positivo per primo al test, dopo che per 10 giorni era ricoverato in ospedale per quella che inizialmente sembrava una brutta influenza. I suoi colleghi (o impiegati, non si sa) si sono sottoposti privatamente a un test effettuato da un laboratorio tedesco, risultando positivi. Poiché la diagnosi non è ancora confermata da un laboratorio pubblico austriaco, il numero non compare ancora nelle statistiche del ministero. Altrimenti il totale dei contagiati sarebbe 24.

Il virus non ha colpito in misura uniforme tutta l’Austria. Il numero maggiore di casi (14) si riscontra a Vienna, 3 in Bassa Austria, 2 nel Tirolo, 2 nel Salisburghese, 3 in Stiria. Sono risparmiate per ora Carinzia, Alta Austria e Vorarlberg, dove non si registra nessun caso. Il numero delle persone cui è stato fatto il tampone fino alle 16 di ieri era 2.683. Quelle in quarantena, perché entrate in contatto con contagiati o reduci da zone sospette dell’Italia, sono circa 350.

Nel frattempo l’Austrian Airlines ha dimezzato il numero di voli con il nostro Paese, che in questo momento è considerato il principale focolaio del nuovo virus. Delle 24 persone contagiate quasi tutte hanno preso il virus durante un viaggio di lavoro o di vacanza in Italia o per aver incontrato persone che erano state in Italia. Per questo nessuno si fida più di venire nel nostro Paese e per questo gli aerei dell’Austrian Airlines con rotta verso e dall’Italia volano quasi vuoti.

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