Lunedì 22 Aprile 2024

I turchi dell’Austria hanno scelto Recep Tayyip Erdogan (nella foto). Nel voto dei giorni scorsi (nei consolati turchi all’estero le urne sono state aperte prima di domenica) il 71,9% degli elettori ha preferito il “sultano”. E il “sultano” ci contava. Sapeva molto bene che i turchi all’estero lo avrebbero sostenuto e che il loro volto avrebbe fatto la differenza. Succede sempre così con i migranti, che, dovendo confrontarsi ogni giorno con le difficoltà della vita e talvolta con l’ostilità o il razzismo dei Paesi che li ospitano, preferiscono in patria i movimenti o i leader politici che sembrano difendere meglio i valori della loro nazione e li rendono orgogliosi di farne parte.

Tuttavia non è andata come Erdogan sperava. Quasi certamente vincerà al ballottaggio del 28 maggio, ma lui sperava di farcela già al primo turno proprio con il voto dei turchi della diaspora, che sono quasi 2 milioni (su 54 milioni di aventi diritto al voto).

I turchi dell’Austria hanno dimostrato che le speranze di Erdogan erano ben riposte. Ma qui i turchi con diritto di voto erano soltanto 111.000 e di questi soltanto 62.349 si sono presentati alle urne. Una goccia nell’oceano degli elettori. Avrebbero pesato di più i voti dei turchi residenti in Germania, ma qui gli elettori di Erdogan sono stati in minor numero: il 65%. Ancor più bassa la percentuale pro Erdogan (anche se sempre superiore a quella per Kilicdaroglu) calcolata su tutti i turchi residenti all’estero: il 57,2%.

Sappiamo che a Recep Tayyip Erdogan è andato il 49,5% dei voti. Se tutti i turchi dell’emigrazione si fossero comportati come quelli dell’Austria, probabilmente al “sultano” sarebbero giunti quei voti che gli sono mancati per vincere già al primo turno.

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