Sabato 20 Aprile 2024

Hans Peter Doskozil è da ieri il nuovo segretario politico del Partito socialdemocratico austriaco (Spö) e di conseguenza anche il candidato capolista che alle elezioni nell’autunno 2024 punterà alla carica di cancelliere federale. È stato eletto con il 53% dei voti dal congresso straordinario del partito riunitosi ieri a Linz.

I delegati erano 609, ma all’appuntamento uno era assente. Anzi, “una” era assente: la segretaria uscente Pamela Rendi-Wagner, che nei mesi e negli anni scorsi aveva subito il fuoco amico incessante di Doskozil e che nella consultazione degli iscritti era giunta terza, dopo Doskozil e Andreas Babler, sia pure per una manciata di voti.

I delegati non erano tenuti a rispettare l’esito della consultazione. Lo statuto dell’Spö non prevede la democrazia diretta per la scelta del leader. Questo compito spetta ai delegati, che ieri potevano scegliere diversamente o addirittura votare una terza persona, pescata all’ultimo momento dal cappello.

Invece è andata come abbiamo detto. Il confronto è rimasto tra i due che nel referendum tra gli iscritti avevano ricevuto più voti: il “pragmatico” Doskozil e il “marxista” Babler. Entrambi hanno avuto 45 minuti di tempo per convincere i presenti a dar loro il voto. A giudicare dagli applausi, Babler è apparso il più appassionato e coinvolgente. Un appello incessante ai valori della socialdemocrazia, che agisce in difesa degli ultimi, dei più indifesi, pensa al futuro dei giovani e porge la mano agli stranieri che qui cercano di rifarsi una vita. Un fiume di parole che neppure i frequenti applausi erano riusciti a interrompere, perché Babler aveva continuato a parlare ormai senza freni, a costo di non essere compreso.

Meno irruento l’intervento di Doskozil, che soffre lo svantaggio di essere debole di voce, dopo cinque operazioni subite alle corde vocali. Meno irruento, ma più pragmatico. Doskozil ha alle spalle l’esperienza di governo di un Land e sa quali sono le cose che si possono fare e quali si possono soltanto scrivere nel libro dei sogni. Ha parlato di reddito minimo, di fine di una doppia sanità di serie a A (per chi può pagarsela) e di serie B (di chi è costretto ad attendere mesi per una risonanza magnetica), di sostegno alle persone che hanno familiari in casa da assistere, di immigrazione da bloccare.

Doskozil ha ricevuto meno applausi di Babler e quei pochi gli sono stati tributati senza troppo entusiasmo. E pur tuttavia oltre la metà dei delegati lo ha votato. Non ha riscaldato loro i cuori, come aveva fatto invece Babler, ma probabilmente ha reso loro chiaro che solo con lui avrebbero avuto qualche probabilità di vincere le prossime elezioni e riconquistare la cancelleria. Solo con le proposte politiche di Doskozil avrebbero potuto recuperare quei voti che nelle ultime elezioni erano transitati nell’Övp (il Partito popolare) o nell’Fpö (il partito dell’estrema destra sovranista); o erano andati perduti nell’astensionismo.

Ora a Doskozil spettano due compiti: vincere le prossime elezioni e riunire un partito fortemente diviso al suo interno. Il secondo obiettivo è certamente il più difficile, anche perché proprio Doskozil era stato in passato il principale artefice di quelle lacerazioni. E ha continuato ad esserlo anche ieri al congresso, quando, per esempio, ha sostenuto che le donne devono farsi spazio nel partito per merito e non grazie al “Reissverschluss” (il sistema che prevede nelle liste candidature alternate maschio-femmina). Inimicandosi, in questo modo, tutta la componente rosa dell’Spö, che gli imputa la detronizzazione di Rendi-Wagner.

Insomma, il congresso di ieri era stato indetto per trovare una soluzione alla crisi dell’Spö, dopo una successione quasi ininterrotta di sconfitte elettorali. Ma lo scopo non è stato raggiunto e sembra che il lavoro più difficile debba appena incominciare.

NELLA FOTO, i due sfidanti al congresso di ieri dell’Spö: Andreas Babler con il pugno alzato (si era dichiarato “marxista”) e Hans Peter Doskozil, poi risultato vincitore.

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