Lunedì 22 Aprile 2024

Non è stato un compito facile per il collegio dei giudici del Tribunale di Krems emettere la sentenza sulla vicenda del bambino di 12 anni tenuto dalla madre chiuso in una cuccia per cani, al freddo e denutrito, fino al punto di entrare in coma. La sentenza è stata emessa dopo 7 ore di camera di consiglio. I giudici hanno condannato sia la principale imputata – la madre del bambino, una donna di 33 anni, che vive a Waidhofen an der Taya, nel Waldviertel (Bassa Austria) – sia la sua complice, un’altra donna, ma di 41 anni, della stessa zona, che le avrebbe suggerito la crudele strategia educativa del bambino.

La madre era accusata di tentato omicidio, tortura, abbandono di minore e detenzione. Gli otto giudici del collegio sono stati unanimi nel condannare la donna per tortura, abbandono e detenzione, mentre per il tentato omicidio due non hanno ritenuto la donna colpevole. In ogni caso, a maggioranza, la sentenza è stata di condanna a 20 anni di reclusione. La complice, accusata di violenza privata, è stata condannata a 14 anni di reclusione. Entrambe le donne dovranno sottoporsi a terapie psichiche in un istituto legale.

La sentenza dei giudici di Krems, inoltre, ha pronunciato una condanna nei confronti di un “imputato” non presente in Tribunale: i servizi sociali e sanitari del Comune e del Land, che sarebbero dovuti intervenire per proteggere il bambino dalle sevizie a cui la madre lo stava sottoponendo. Come avevamo scritto il 25 febbraio, più volte il piccolo aveva confidato le sue torture agli insegnanti e anche al personale dell’ospedale, quelle volte in cui vi era stato portato perché bisognoso di cure, ma nessuno lo aveva preso sul serio, nessuno si era accorto di quel suo corpo denutrito, nessuno aveva letto la disperazione nei suoi occhi.

L’inferno in quella casa di Waidhofen an der Taya era durato mesi. Per “educare” il figlio, che allora aveva 11 anni, la madre lo teneva rinchiuso in una cuccia per cani, lasciandolo per ore al freddo, con le finestre spalancate, gli versava addosso acqua gelida, gli negava il cibo. Le torture erano finite in novembre, quando era intervenuta un’assistente sociale. Il bambino era stato portato d’urgenza all’ospedale e sottoposto a terapia intensiva. Aveva una temperatura corporea di 26,8 gradi.

NELLA FOTO, la cuccia per cani in cui la madre teneva prigioniero il bambino.

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