Lunedì 22 Aprile 2024

Teneva il figlio di 12 anni chiuso in una cuccia per cani, lo lasciava per ore al freddo in una stanza con le finestre spalancate, gli versava addosso acqua gelida, gli negava il cibo. Tutto questo per insegnargli la disciplina. L’assistente sociale è arrivata appena in tempo per farlo portare in ospedale, dove è stato ricoverato in terapia intensiva in stato di coma. Al momento del ricovero la sua temperatura corporea misurava 26,8 gradi.

Tutto questo accadeva nella seconda metà del 2022, in una casa di Waidhofen an der Taya, nel Waldviertel, una delle regioni in cui è suddivisa la Bassa Austria. Nessuno si era accorto dell’inferno a cui era costretta quella creatura. Non la scuola, nonostante le frequenti assenze del bambino, non i servizi sociali, non i medici. Il piccolo aveva confidato le sue torture agli insegnanti e anche al personale dell’ospedale, quelle volte in cui vi era stato portato perché bisognoso di cure, ma nessuno lo aveva preso sul serio, nessuno si era accorto di quel suo corpo denutrito, nessuno aveva letto la disperazione nei suoi occhi.

Domani questa vicenda allucinante, da cui avrebbe potuto trarre ispirazione Edagar Allan Poe, sarà rievocata nel Tribunale di Krems, dove la madre, una donna di 33 anni, sarà chiamata a rispondere di tentato omicidio, tortura, abbandono di minore e detenzione. Con lei siederà sul banco degli imputati anche un’amica di 41 anni, con l’accusa di violenza privata: sarebbe stata lei a “suggerire” alla madre i metodi crudeli di educazione del figlio. Insomma, una sorta di diabolica “influencer”, dalla personalità sadica, che era stata in grado in condizionare i comportamenti altrettanto sadici della madre.

È tuttavia è stata proprio questa donna a salvare in extremis la vita del bambino. Quando nel novembre del 2022 le condizioni di salute del piccolo stavano precipitando, la mamma aveva chiesto consiglio a lei e lei aveva allertato finalmente i servizi sociali. Un’assistente si era recato al domicilio della donna e solo dopo molte insistenze era riuscita a convincerla a portare il figlio in ospedale.

Era seguita la denuncia alla polizia e le indagini della Procura di Stato di Krems, che avevano portato alla luce le sevizie a cui era stato sottoposto il bambino. La più crudele era apparsa quella della “detenzione” in una cuccia per cani, grande 57 centimetri per 98 e per 50. Per impedire che il figlio scappasse, la donna spingeva la cuccia contro una parete dal lato dell’apertura. Il bambino così rimaneva per ore rannicchiato lì dentro e al buio.

La madre era stata arrestata e così pure l’amica che le aveva suggerito quei metodi educativi. Entrambe le donne sono state sottoposte a perizia psichiatrica. Sono stati riscontrati in entrambe disturbi psichici in personalità sadiche, ma tuttavia capaci di intendere e di volere. Per questo la Procura di Stato l’estate scorsa aveva formalizzato l’accusa nei loro confronti, ritenendo che dovessero essere giudicate, ma poi, indipendentemente dalla condanna penale, sottoposte a terapia in istituti psichiatrici criminali.

NELLA FOTO, il Tribunale di Krems, dove domani incomincerà il processo nei confronti delle due donne. Sono previste tre udienze, l’ultima il 29 febbraio.

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