Lunedì 22 Aprile 2024

Andreas Babler, che cinque mesi fa era stato eletto burrascosamente alla segreteria dell’Spö, oggi è stato confermato alla guida dei socialdemocratici austriaci con l’88,76% dei voti dal congresso del partito svoltosi a Graz. Cinque mesi fa dopo lo spoglio delle schede di voto era stato proclamato vincitore il suo rivale, salvo poi scoprire che le schede dell’uno erano state scambiate con quelle dell’altro e che invece era proprio lui, Babler, a dover prendere le redini del partito.

Già una partenza del genere fa sorgere qualche dubbio sulle capacità di governare di un partito che non riesce nemmeno a fare i conti in casa propria. Per evitare che un errore del genere fosse ripetuto anche oggi era stato invitato ad assistere ai conteggi niente meno che Robert Stein, direttore per molti anni dell’ufficio elettorale del Ministero degli Interni. Lo spoglio delle schede e il conto dei voti è stato fatto questa volta con la massima attenzione, per cui alla fine il risultato ottenuto dovrebbe essere quello giusto.

L’88,76% dei voti a favore non è un risultato strepitoso per Babler – i suoi vice hanno ottenuto tutti oltre il 97%, Peter Kaiser, governatore della Carinzia, addirittura il 98,5% – ma è quel che ha passato il convento e che, in un certo qual modo, ha ridimensionato il trionfalismo che aveva accompagnato il discorso del leader. Le sue parole erano state salute da una standing ovation dei quasi 600 delegati, ma evidentemente si erano alzati in piedi ad applaudire anche quelli che non ne erano rimasti molto convinti e che poi, nel segreto dell’urna, gli hanno votato contro o si sono astenuti.

Del resto lo stato di salute dell’Spö è a dir poco precario. Un partito che per quarant’anni aveva navigato intorno al 50%, esprimendo il maggior numero dei cancellieri, ora si trova in terza posizione, preceduto dall’estrema destra dell’Fpö, sempre in testa nei sondaggi, e perfino dall’Övp. Di fronte a uno scenario del genere, Babler ha ritenuto di dover affrontare il congresso con un discorso di attacco, rinunciando a complicate analisi politiche. E, così facendo, è riuscito a galvanizzare i “compagni”.

Lo ha fatto rispolverando temi del socialismo delle origini, ma con atteggiamenti che potremmo definire di populismo di sinistra. Settimana lavorativa ridotta a 32 ore, mensa gratis a mezzogiorno per i bambini delle scuole, diritto a visite mediche specialistiche nel tempo massimo di due settimane, i meccanismi dello Stato sociale ancorati nella Costituzione, significativi aumenti salariali.

Siamo evidentemente in piena demagogia: ridurre l’orario di lavoro mentre le aziende non riescono nemmeno a trovare manodopera o prevedere limiti di tempo per visite specialistiche, mentre in Austria mancano migliaia di medici e gli ospedali devono addirittura chiudere alcuni reparti, significa essere fuori dalla realtà. C’è poi da chiedersi chi pagherà il conto. È una domanda che lo stesso Babler si è posto in forma retorica, per poi definirla “amorale”, tra il giubilo dei delegati.

Ci sarebbero altre note da aggiungere, ma per oggi ci fermiamo qui, limitandoci a osservare che all’appuntamento di Graz, non era presente il governatore del Burgenland, Hans Peter Doskozil, il competitore di Babler, che al precedente congresso aveva vinto, salvo poi scoprire che aveva perso. Doskozil si è scusato: oggi, 11 novembre, è San Martino, patrono del Burgenland, dove viene festeggiato solennemente e lui, il governatore, non poteva non essere presente alle celebrazioni, che culminano con l’assaggio dell’oca in pentola. Un brutto segnale di compattezza del partito alla vigilia di un anno elettorale (prima le elezioni europee, poi in autunno quelle politiche) a dir poco cruciale.

Se il prossimo anno l’Spö di Babler uscirà con le ossa rotte dal confronto con gli elettori, ci si potrà sempre consolare con l’oca di San Martino offerta dal governatore del Burgenland.

NELLA FOTO, Andreas Babler mentre pronuncia il suo discoro davanti al congresso dell’Spö a Graz.

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