Venerdì 19 Luglio 2024

Si allunga di giorno in giorno la lista di Paesi che hanno deciso di sospendere i finanziamenti all’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ai profughi palestinesi. Le accuse di sostegno ad Hamas circolavano da tempo e già lo scorso anno la stampa austriaca aveva riportato dichiarazioni di Philippe Lazzarini, commissario generale dell’Unrwa, che ammettevano la vicinanza dell’agenzia e dei suoi 30.000 dipendenti all’organizzazione terroristica.

Al quotidiano Der Standard il funzionario dell’Onu aveva dichiarato che “noi dobbiamo essere in contatto con loro (i terroristi di Hamas, nda), per poter in qualche modo operare”. Lazzarini aveva escluso interferenze di Hamas nel lavoro dell’Unrwa, ma non aveva negato che nelle scuole della Palestina fosse predicato l’odio contro gli ebrei, fossero esaltati il martirio e la jihad, che gli insegnanti fossero tutti membri di Hamas e che su Facebook celebrassero Hitler come “grandioso condottiero”.

Di fronte alle recenti, circostanziate accuse nei confronti di 12 esponenti dell’Unwra di aver partecipato direttamente al massacro del 7 ottobre molti Paesi hanno deciso di sospendere i finanziamenti all’agenzia dell’Onu in Palestina, in attesa che sia fatta chiarezza. Hanno incominciato gli Stati Uniti, cui si sono uniti via via molti altri, come la Gran Bretagna, la Germania, il Giappone.

Da ieri ha deciso di farlo anche l’Austria. In un primo tempo pare che l’orientamento del Ministero degli Esteri di Vienna fosse diverso, ma poi c’è stato un allineamento con quello degli altri Paesi. In un comunicato si precisa che tutti gli aiuti saranno sospesi “fino a che tutte queste accuse saranno state chiarite e vi sarà piena chiarezza sulle conseguenze che ne saranno state tratte”.

Per l’Unwra si tratta di un duro colpo, che potrebbe comprometterne addirittura l’esistenza. L’agenzia, infatti, non ha mezzi propri; si regge esclusivamente sugli aiuti che le arrivano da vari Stati. Nata nel 1949 per soccorrere i 700.000 palestinesi costretti ad abbandonare le loro case, in seguito alla guerra che i Paesi arabi coalizzati avevano scatenato contro Israele, nel corso del tempo era cresciuta, essendo stata concessa la qualifica di “rifugiato palestinese” anche a chi non era nato in Palestina e tale qualifica poteva essere trasmessa ereditariamente. Ragion per cui oggi i palestinesi assistiti dall’Unwra sono quasi 6 milioni e risiedono in Giordania, Siria, Libano oltre che nei territori palestinesi propriamente detti.

Gli Stati Uniti al primo posto tra i finanziatori

Per mantenere la costosa struttura dell’Onu gli Stati Uniti hanno versato lo scorso anno 344 milioni di dollari. Sono al primo posto tra i “donatori” e forse per questo nella striscia di Gaza non si sono ancora viste bruciare bandiere a stelle e strisce, come invece fanno gli houthi, che accusano gli Usa di sostenere Israele nella sua guerra contro Hamas. Nella lista dei finanziatori seguono la Germania con 202 milioni di dollari, l’Unione Europea con 114, la Svezia con 61, la Norvegia con 34, il Giappone con 30, la Francia con 29.

Solo all’ottavo posto troviamo l’Arabia Saudita, con 27 milioni. Gli arabi in effetti non sono molto generosi con i “fratelli” palestinesi. Magari forniscono armi sottobanco ad Hamas, ma non soldi all’Unwra, che sfama i palestinesi e fornisce loro scuole e assistenza sanitaria. Tra i primi venti finanziatori dell’agenzia, gli unici altri due Paesi arabi sono agli ultimi posti: al 19. il Kwait con 12 milioni, al 20. il Qatar con 11 milioni. Meno dell’Italia, che ne offre 18, un po’ più dell’Austria, che contribuisce con 8. Gli arabi tutti insieme mettono a disposizione un settimo di ciò che mettono gli Usa.

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