Sabato 20 Aprile 2024

Anche l’Austria intende aderire al progetto di difesa comune dello spazio aereo in Europa, il cosiddetto “European Sky Shield”. Dichiarazioni in questo senso sono state fatte sia dal ministro della Difesa Alexander Schallenberg, sia dal cancelliere Karl Nehammer, entrambi dell’Övp (Partito popolare).

La notizia ha colto tutti di sorpresa, perché l’Austria ha sempre ribadito il suo ruolo di Stato neutrale, impossibilitato perciò a partecipare a qualsiasi genere di alleanza militare. La neutralità era stata tirata in ballo anche a proposito della guerra in corso in Ucraina, per la quale l’Austria si era dichiarata pronta a fornire aiuti umanitari (ed effettivamente lo ha fatto), ma non militari. Aveva negato, per esempio, l’impiego di genieri per sminare i terreni in zone abitate da civili (compito che sa fare meglio di altri in Europa), preferendo, in nome della neutralità, che questi fossero dilaniati dallo scoppio degli ordigni.

Ma di sorpresa si può parlare fino a un certo punto: in barba alla sua neutralità, l’Austria fin dal 1995 aderisce alla Partnerschaft per la pace e dal 1997 anche alla Partnerschaft euro-atlantica. Da tempo, inoltre, il Paese partecipa a missioni militari all’estero su mandato dell’Onu, come quella in Kosovo, ma che sono a guida Nato.

Il nuovo passo è rappresentato ora dallo “Sky Shield”, lo “scudo del cielo”. Se ne parlava da vent’anni in Europa, ma la spinta per passare dalle parole ai fatti è venuta dalla guerra in Ucraina, che ha messo in evidenza la vulnerabilità del nostro spazio aereo. Il 13 ottobre scorso i ministri della Difesa di 14 Paesi della Nato (non dell’Italia) avevano firmato una lettera di intenti per lo sviluppo dell’iniziativa, cui in febbraio si sono associati anche la Danimarca e la Svezia (candidata all’adesione alla Nato). Ora è la volta dell’Austria, la cui ministra della Difesa, Klaudia Tanner, che venerdì, nel corso di un incontro trilaterale con i colleghi tedesco, Boris Pistorius, e svizzero, Viola Amherd, sottoscriverà una dichiarazione di intenti.

Fortemente contrario all’adesione dell’Austria è l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista. Il suo segretario, Herbert Kickl, vede in esso una minaccia alla neutralità austriaca, che a suo avviso sarebbe giuridicamente incompatibile con un sistema di difesa aerea comune in ambito Nato e potrebbe trascinare l’Austria in una guerra con la Russia. Sono argomentazioni non adeguatamente fondate, in particolare l’ultima: l’Ucraina è un Paese neutrale, ma questo non ha impedito alla Russia di aggredirla, cosa che non sarebbe avvenuta se fosse stata membro della Nato.

Ai rilievi dell’estrema destra ha risposto il ministro degli Esteri, Schallenberg, nel corso del programma televisivo domenicale dell’Orf, “Pressestunde”. “Lo Sky Shield – ha chiarito il ministro – non è un’alleanza militare e non presuppone una clausola di difesa reciproca (come quella prevista nell’art. 5 del Trattato atlantico, nda). Si tratta di una piattaforma per uno scambio di informazioni”.

Schallenberg la fa più semplice di quanto lo sia in realtà, forse per le esigenze di brevità di un’intervista televisiva. Lo “Sky Shield” è molto di più di “uno scambio di informazioni”. Prevede un sistema integrato di vigilanza dello spazio aereo, per individuare tempestivamente eventuali minacce e poter reagire in modo coordinato con sistemi d’arma standard, acquistati congiuntamente per poterne spuntare prezzi inferiori (all’Austria verrebbe a costare 2 miliardi). Ha ragione, invece, quando afferma che il progetto non comporta un obbligo di intervenire in aiuto dei Paesi partner.

Ad avviso dei principali esperti di geopolitica e diritto internazionale, l’ultimo punto indicato dal ministro è decisivo per poter considerare lo “Sky Shield” compatibile con la neutralità austriaca. L’Austria può cooperare con altri Paesi, ma non aderire ad alleanze militari e questo non è il caso dello “Sky Shield”.

Ma, al di là dello status di neutralità, uno “scudo” di difesa dal cielo serve all’Austria? La risposta è sì. L’Austria attualmente non dispone di un sistema adeguato di difesa aerea, tanto che in alcuni momenti si era pensato addirittura di affidarla ad Aeronautiche di altri Paesi, come l’Italia o preferibilmente la Svizzera (in quanto neutrale come l’Austria). Lo “Sky Shield”, dunque, riempirebbe il vuoto che c’è e aumenterebbe la sicurezza del Paese.

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