Lunedì 22 Aprile 2024

L’atteggiamento dell’Austria nei confronti dell’aggressione all’Ucraina è altalenante. La maggioranza della popolazione vorrebbe che si giungesse subito a trattative di pace, anche se ciò necessariamente significherebbe cedere alla Russia tutti territori occupati in oltre 500 giorni di guerra.

A livello politico, però, l’atteggiamento è diverso. Il Partito popolare (Övp) e i Verdi, che sono al governo, continuano a sostenere il diritto dell’Ucraina alla sua sovranità e indipendenza e aderiscono alle sanzioni inflitte dall’Ue alla Russia. Ma, in nome della neutralità, hanno fornito a Kyiv aiuti umanitari, non militari.

Anche gli altri partiti sono schierati al fianco dell’Ucraina, con la sola eccezione dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, da sempre vicino a Russia Unita, il partito di Putin, con cui in passato aveva stretto addirittura un accordo di cooperazione, come la Lega di Salvini. L’Fpö vorrebbe che l’Austria ponesse subito fine alle sanzioni contro la Russia, pensando ai propri affari e abbandonando l’Ucraina al suo destino.

Più complicata la posizione dell’Spö, il Partito socialdemocratico, ufficialmente allineato con il governo a fianco dell’Ucraina. Ma al suo interno vi sono molti che la pensano diversamente e che vorrebbero subito porre fine al conflitto, nel timore di una escalation. Quali dimensioni abbia questa ala “pacifista” lo si è visto in occasione del discorso in Parlamento pronunciato in collegamento video da Kyiv dal presidente Wolodymir Zelensky: metà del gruppo socialdemocratico ha disertato la seduta.

In questi giorni un segnale contro l’Ucraina e a favore della Russia lo si è registrato a Vienna, nella Donaustadt, il modernissimo quartiere periferico al di là del Danubio. Qui una decina di auto in sosta con targa dell’Ucraina sono state imbrattate con il segno di una “Z” tracciato con lo spray rosso sulle portiere. La lettera “Z”, come è noto, è diventato il contrassegno dei mezzi russi impiegati nella cosiddetta “operazione militare speciale”. È l’iniziale della locuzione “za pobedu” (“fino alla vittoria”). Il messaggio trasmesso dai vandali è evidente.

Le foto delle auto sono finite, com’era inevitabile, su Twitter e su altri social. Un gruppo di utenti ha denunciato il caso alla polizia, che ha avviato indagini per il reato di danneggiamento doloso. L’uso della “Z” in Austria non è proibito, mentre lo è, per esempio in Germania, dove è considerato “un atto idoneo a turbare la quiete pubblica” ed è pertanto punibile con una sanzione pecuniaria o con la reclusione fino a tre anni.

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