Sabato 20 Aprile 2024

C’è chi, per avvalorare le proprie tesi, cita parole di uomini illustri del passato, come “il sangue, la fatica, le lacrime e il sudore”, promesse da Wiston Churchill ai suoi connazionali all’inizio della Guerra mondiale; o l’ammissione di Alcide De Gasperi alla Conferenza di pace di Parigi dove “tutto, tranne la vostra cortesia, è contro di me”; o le parole divenute celebri di John Fitzgerald Kennedy, che di fronte al muro di Berlino dichiarò “Ich bin ein Berliner”, “io sono un berlinese”.

Anche la “Wiener Zeitung”, il più antico quotidiano del mondo, che oggi è uscito per l’ultima volta, lo ha fatto con una citazione. È andata a cercarla più indietro negli anni, il che è consentito a un quotidiano con 320 anni di storia. Ha ripreso la frase divenuta celebre dell’imperatore Francesco Giuseppe: “Es war so schön, es hat mir sehr gefreut” (“È stato molto bello, mi è molto piaciuto”).

L’imperatore la pronunciava spesso, dopo aver visitato un nuovo palazzo, dopo aver assistito a un concerto, dopo aver partecipato a un evento pubblico. Aveva rinunciato a qualsiasi critica, provando rimorso per il suicidio dell’architetto Eduard van der Nüll, progettista del Teatro dell’Opera assieme al collega Sicard von Sicardsburg. Van der Nüll si era tolto la vita, dopo che Francesco Giuseppe, visitando il palazzo sul Ring, si era dichiarato perplesso per la sua ridotta altezza sul piano della strada. L’imperatore era rimasto profondamente colpito dalla tragedia e da quella volta per lui tutto era diventato bello, tutto era piacevole.

La redazione della “Wiener Zeitung”, nel congedarsi oggi dai suoi lettori, ha preso in prestito quella frase, che gran parte degli austriaci conoscono e che conferisce al messaggio una dimensione storica. “Ci è molto piaciuto – hanno scritto i giornalisti, parodiando Francesco Giuseppe – ed è stato molto bello anche per noi”.

In queste parole c’è tutto l’orgoglio di aver accompagnato per un breve tratto il cammino del giornale più antico del mondo e c’è tutta la malinconia per la fine indecorosa che ne ha decretato l’attuale governo formato da Popolari e Verdi.

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La “Wiener Zeitung” è (o dovremmo dire era) un giornale di proprietà dello Stato, perché fino a qualche tempo fa fungeva anche da Gazzetta Ufficiale. In un dorso a parte venivano pubblicate le leggi e i decreti dello Stato, nonché gli atti delle società private per i quali la legge imponeva la pubblicità.

Ora quelle pubblicazioni non sono più necessarie, perché si fanno sul web, e alla “Wiener Zeitung” è mancata una essenziale fonte di entrate. Il bilancio è in passivo e lo Stato – o, meglio, il governo pro tempore – ha deciso di chiudere la testata, dopo 320 anni di storia, per evitarne i costi.

Molti sostengono che i giornali dovrebbero reggersi sulle proprie gambe attraverso le copie vendute e, se non sono in grado di farlo, dovrebbero cessare le pubblicazioni. Un ragionamento legittimo, anche se per la stampa andrebbe fatto un discorso più ampio, perché l’informazione non è un normale prodotto industriale, ma uno strumento essenziale di democrazia.

Per la “Wiener Zeitung” valgono in più considerazioni di ordine storico. L’Austria fino a oggi poteva vantarsi di possedere il giornale più vecchio del mondo, mentre da domani non potrà più farlo, per una scelta sconsiderata dei suoi governanti.

Quanto sia sconsiderata appare evidente da un confronto che proponiamo ai nostri lettori, raccomandando loro di tenerne memoria. Tra due anni, se tutto va secondo i piani, sarà aperto al traffico ferroviario il tunnel di base del Semmering, che consentirà di fare un salto enorme al transito dei treni merci e passeggeri tra Vienna e il Sud dell’Austria, tra il Baltico e l’Adriatico.

Quel tunnel, con il suo nuovo tracciato ferroviario, più breve e più veloce, sostituirà la storica ferrovia del Semmerig, fino a mille metri di quota, progettata oltre un secolo e mezzo fa dall’ingegnere veneziano (figlio di immigrati albanesi) Carlo Ghega, poi diventato per gli austriaci Karl von Ghega, in virtù del titolo nobiliare conferitogli dall’imperatore Francesco Giuseppe. La ferrovia del Semmering fa parte del Patrimonio dell’Unesco e dopo il 2025 non servirà più. Sui suoi tanti viadotti, attraverso le sue tante gallerie non passeranno più i treni che dall’Italia vanno a Vienna.

Ma l’opera di cui stiamo parlando, avveniristica per il tempo in cui fu costruita, non sarà abbandonata al degrado, perché è troppo importante per la storia dell’ingegneria ferroviaria di montagna. È importante per l’Unesco. È importante per Trieste, che dalla sua realizzazione ebbe un impulso ai traffici marittimi, tanto da dedicare a Carlo Ghega una vita del centro. È importante per l’Albania, che vanta in Ghega, come si direbbe oggi, uno dei suoi “cervelli fuggiti all’estero”.

Le Öbb (le Ferrovie austriache) provvederanno a mantenere in esercizio il tortuoso tracciato alpino del Semmering, che fra due anni servirà soltanto per il modesto traffico locale e per i “Nostalgiezug”. Lo farà naturalmente con finanziamenti dello Stato, come fa ogni Stato per i monumenti della sua storia.

La “Wiener Zeitung” era un monumento della storia austriaca e andava tutelato, come si fa con i palazzi antichi di Vienna e come si farà con la ferrovia di Karl von Ghega. Gli attuali governanti dell’Austria non lo hanno capito e di questo dovranno render conto in futuro.

NELLA FOTO, la scritta luminosa sulla facciata della “Wiener Zeitung”. Ieri si è accesa per l’ultima volta.

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