Sabato 20 Aprile 2024

Vienna non sarebbe Vienna senza i suoi Sängerknaben. I “piccoli cantori” accompagnano la storia della città dal 1498 e sono diventati nel tempo ambasciatori della cultura austriaca nel mondo. Eppure la loro è un’esistenza precaria, resa incerta dalle difficoltà finanziarie. Anno dopo anno i giornali avvertono che la sopravvivenza delle “voci bianche” di Vienna è in pericolo, che “potrebbero non farcela”, che l’istituzione canora sta per chiudere i battenti.

L’ultimo allarme è di due giorni fa, lanciato dal presidente dei Sängerknaben, Erich Arthold, attraverso le colonne della “Kronen Zeitung”. “I Sängerknaben sull’orlo del fallimento”, titolava il tabloid viennese, per poi riportare le parole testuali di Arthold: “Non ce la facciamo più”.

Già il giorno dopo, però, lo stesso Arthold ha potuto dare il cessato allarme. Il cancelliere Karl Nehammer aveva immediatamente disposto una contribuzione di 800.000 euro, attinti dai fondi del Ministero per l’Istruzione e la Cultura, che consentirà ai “piccoli cantori viennesi” di tirare avanti fino ad agosto.

Non era un soccorso scontato. Da un governo che ha tranquillamente lasciato morire la “Wiener Zeitung”, il giornale più antico del mondo, uscito ininterrottamente a Vienna per 320 anni, c’era da aspettarsi di tutto, persino che lasciasse affondare i piccoli cantori vestiti da marinaretti. Ma i “Wiener Sängerknaben” contano più di un giornale, ancorché venerando, ed era impossibile che anche questa volta non fosse lanciato loro un salvagente.

Naturalmente un salvagente “a tempo determinato”, perché nei loro confronti si assiste da sempre a uno scaricabarile, tra chi dovrebbe garantire la loro sopravvivenza. Qualche aiuto arriva dal Comune, che però proclama che la competenza dovrebbe essere dello Stato. Qualche altro aiuto arriva dallo Stato, che a sua volta afferma di farlo solo per supplenza nei confronti del Comune. Molto spesso contano le differenze di colore politico tra chi amministra Vienna e chi governa l’Austria, con un rimpallo di responsabilità.

Va detto che i Sängerknaben non sono un’istituzione federale, come l’Opera di Stato o i Musei di Vienna. Non gravano, insomma, sulle spalle dei contribuenti. Dal punto di vista giuridico sono un’associazione privata “di pubblico interesse”. Vi sono ragioni storiche per questa loro singolare personalità giuridica. Nati come “cantori di corte”, per accompagnare le messe nella cappella degli Asburgo alla Hofburg, erano stati sciolti dopo la fine della Grande guerra come tutte le istituzioni legate alla monarchia.

Affinché la loro tradizione secolare non andasse perduta, il coro di voci bianche di Vienna fu ricostituito nel 1924 in forma di associazione privata, composta e governata esclusivamente da ex cantori diventati adulti. Tale è anche oggi. Attualmente ne fanno parte un centinaio di ragazzini, tra i 10 e i 14 anni, provenienti da ogni parte del mondo, suddivisi in quattro cori, che si esercitano separatamente con quattro distinti “Kappelmeister” e con repertori in parte differenti. Questo consente ai Sängerknaben di alternarsi nell’attività didattica, nell’attività concertistica a Vienna, nel servizio corale durante la messa della domenica nella cappella della Hofburg (tradizione rigorosamente rispettata, come ai tempi dell’imperatore), nelle tournée in giro per il mondo.

Sono proprio le tournée all’estero e i concerti in patria la principale fonte di autofinanziamento (circa due terzi del bilancio annuale). E poi la vendita di cd e dvd con le loro voci. In più la gestione e l’affitto a terzi del MuTh, la sala per concerti da 400 posti costruita appositamente per loro dieci anni fa da un generoso mecenate, Peter Pühringer, che si è fatto carico anche dei costi di gestione attraverso una fondazione che porta il suo nome.

Il MuTh (la sigla sta per Musik und Theater, ma in tedesco “Mut” significa anche coraggio) si trova a un’estremità dell’Augarten, il grande parco nel 2. distretto di Vienna, già tenuta di caccia degli Asburgo. Lo stesso parco ospita anche l’omonimo palazzo barocco, che dal 1948 è la residenza dei Sängerknaben. L’edificio è di proprietà dello Stato, che tuttavia è meno generoso di Peter Pühringer e pretende dai cantori 230.000 euro di affitto all’anno.

Tra affitto, spese per il personale, spese per i voli e i soggiorni all’estero, i conti quadrano con molta difficoltà. E non quadrano affatto quando ci si mette di mezzo il Covid, che interrompe ogni attività concertistica. Ora l’emergenza Covid è superata, ma l’emergenza finanziaria è rimasta. C’è chi esorta i Sängerknaben a esibirsi con maggiore frequenza, per far aumentare le entrate, ma già ora il loro calendario annuale prevede circa 300 concerti, che, pur suddivisi tra i quattro gruppi vocali, sono comunque tanti. Impossibile pretendere di più.

Intanto, per quest’anno, il bilancio dell’associazione è assicurato fino ad agosto. Poi si vedrà.

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