Martedì 23 Luglio 2024

Diventa sempre più difficile la convivenza tra gli alleati di governo dell’Övp (Partito popolare) e dei Verdi. Sono due “Lager” molto diversi tra loro, che tuttavia avevano affrontato la sfida di lavorare insieme, accettando il fatto che su molti temi la pensavano in maniera diametralmente opposta, ma che ognuno avrebbe permesso all’altro di attuare la sua parte di programma. Un esempio è l’immigrazione: l’Övp segue una linea intransigente non molto diversa da quella dell’estrema destra; i Verdi, pur non condividendola, l’avrebbero consentita, ricevendo in cambio carta bianca sui temi ambientali a loro molto a cuore.

Sono evidenti le difficoltà di un simile viaggio, benché tutte le tappe fossero stata specificate nei minimi dettagli in un documento di oltre 300 pagine. I deragliamenti non sono mancati, come il voto a Bruxelles per il “Renaturierungsgesetz”, di cui abbiamo dato notizia il 20 giugno. Ora il treno del governo potrebbe deragliare di nuovo sullo “Strafprozessordnung”, la riforma del processo penale.

È materia di cui si occupa Alma Zadic (nella foto), ministra della Giustizia ed esponente di punta dei Verdi, cui va il grande merito di non aver mai interferito nel lavoro dei magistrati, anche quando si erano dovuti occupare di personaggi politici. Il processo all’ex cancelliere Sebastian Kurz, conclusosi in primo grado con una condanna, ne è la dimostrazione.

Ora però le cose si sono complicate. Lo “Strafprozessordung” è un passaggio obbligato per il governo. A sollecitarlo è stata la Corte costituzionale, intervenuta in materia di intercettazioni. Era assolutamente necessario metterci mano. In base al diritto vigente le intercettazioni telefoniche e ambientali sono soggette ad autorizzazione, non invece quelle sui messaggi scambiati via smartphone o registrate su supporti digitali. Grazie a questo vuoto legislativo gli inquirenti avevano potuto metter mano alle migliaia di chat scambiate tra Thomas Schmid, all’epoca dirigente del Ministero delle Finanze, e i vari politici con cui era “in affari”, tra cui l’allora cancelliere Sebastian Kurz.

In base al disegno di legge di riforma, in futuro il sequestro di supporti digitali (telefonini, dischi rigidi, tablet ecc.) dovrà essere autorizzato da un giudice, che stabilirà inoltre quali dati memorizzati potranno essere utilizzati e quali no. Se abbiamo ben capito, i procuratori potranno disporre il sequestro degli strumenti solo se autorizzati dal giudice e poi sarà la polizia criminale ad esaminarne il contenuto, stabilendo, in base ai criteri fissati dal giudice, quali elementi consegnare ai procuratori e quali trattenere. Appare evidente come una simile riforma limiti sensibilmente la libertà di azione delle Procure, subordinate a scelte fatte da funzionari di polizia, non appartenenti all’ordine giudiziario, ma direttamente alle dipendenze del potere esecutivo.

L’Övp ha fretta di chiudere la riforma, sottoponendo il disegno di legge al Parlamento già in luglio. In tal caso il cosiddetto “Begutachtung” (il periodo in cui il disegno di legge è sottoposto al parere di esperti, tra cui i presidenti delle quattro Corti d’appello, l’Associazione dei giudici e quella dei Procuratori di Stato, ma anche di qualsiasi privato cittadino, che può esprimere il proprio parere via Internet) si ridurrebbe a due sole settimane, insufficienti anche per persone esperte in materia per esaminare il documento.

I Verdi avevano accettato i tempi stretti imposti dall’Övp, ma ieri è venuto un nuovo colpo di scena. La ministra Zadic ha annunciato che l’approvazione del disegno di legge slitterà a settembre, allungando così a sei settimane il tempo per il “Begutachtung”. Ha capito, evidentemente, che impedire alle controparti e ai cittadini di dire la loro sul provvedimento sarebbe stato un colpo di mano poco democratico.

Dopo il “Renaturierungsgesetz”, il rinvio del “Strafprozessordung” rappresenta un’altra sfida all’Övp. Ma Zadic, evidentemente, non teme una crisi di governo. L’Övp ingoierà anche questo rospo, perché prima delle elezioni ci sono ancora molte decisioni in ballo, che non vogliono lasciare ad altri. Si va dalla nomina del commissario europeo che spetta all’Austria ai vertici della Banca nazionale austriaca e del Finanzmarktaufsicht (organo di vigilanza di banche e di società quotate in borsa). E in ballo c’è anche un posto di giudice alla Corte di giustizia dell’Unione Europea, a cui aspirerebbe proprio Alma Zadic. Ma la ministra, che proprio in questi giorni ha annunciato di attendere il secondo figlio, ha finora sempre smentito. Al momento ciò che conta per lei è l’approvazione di una riforma ben fatta del processo penale.

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