Venerdì 6 Novembre 2026

Quando le giornate festive cadono in prossimità di un sabato o di una domenica, quel casuale accostamento offre ai normali lavoratori occasione per una breve vacanza. Capita in questi giorni anche in Austria, dove domani, 26 ottobre, si celebrerà la Festa nazionale, come da noi il 2 giugno. Ecco spiegata, dunque, la nutrita presenza di austriaci nelle nostre regioni di frontiera. Sabato, domenica e lunedì festivo sono una ghiotta occasione per un breve viaggio oltreconfine.

Il 2 giugno ci ricorda il giorno del referendum del 1946, in cui gli italiani scelsero la repubblica al posto della monarchia. Ma che cosa ricorderanno domani, 26 ottobre, gli austriaci? Non tutti lo sanno, così come non tutti gli italiani delle nuove generazioni sanno che cosa avvenne il 2 giugno di 80 anni fa. In Austria non ci fu la nascita – o rinascita – della Repubblica, che era già avvenuta immediatamente dopo la capitolazione del Reich, nel 1945. In Austria si ricorda il primo atto legislativo della “nuova” Repubblica austriaca, ridiventata sovrana dopo 10 anni di occupazione alleata, che fu la legge sulla “neutralità perenne” del Paese.

Molti sono convinti erroneamente che la data ricordi il Trattato di Stato, ossia l’accordo internazionale firmato dalle quattro potenze vincitrici della Seconda guerra mondiale – Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia – che restituì all’Austria la piena sovranità. Quell’atto fu firmato, invece, il 15 maggio del 1955, nel palazzo del Belvedere. Appartiene alla leggenda – ma la si ritrova anche in alcuni libri di storia scritti con qualche approssimazione – la versione secondo cui il 26 ottobre dello stesso anno fu il giorno in cui gli ultimi militari alleati, soldati britannici, lasciarono il suolo austriaco. Non è così: un reparto britannico era ancora presente il 29 ottobre nell’Accademia militare di Wiener Neustadt.

L’Austria, dunque, ha scelto di celebrare come sua festa nazionale l’anniversario della proclamazione, per legge costituzionale, della sua neutralità. Le cronache ricordano che quel giorno il Parlamento si riunì alle 10 del mattino e che la seduta si concluse alle 13.45, con il voto che avrebbe segnato da lì in avanti la collocazione internazionale del Paese: neutrale in un’Europa che già allora si era divisa in due blocchi separati da una cortina di ferro. Non era stata una scelta spontanea, ma imposta dall’Unione Sovietica, che non voleva un’Austria schierata con le democrazie occidentali. I leader del tempo fecero di necessità virtù, pur di evitare che il loro Stato continuasse a essere a sovranità limitata.

Il cancelliere di allora, Julius Raab, disse in quell’occasione: “La decisione che oggi abbiamo assunto lega non solo noi, ma anche i nostri figli e i figli dei nostri figli”. Sembra un paradosso. Raab era esponente dell’Övp (Partito popolare), che in origine era stato contrario ad accettare il diktat sovietico, mentre i socialdemocratici (Spö), con cui governava, erano favorevoli. I popolari avrebbero preferito aderire a una struttura di sicurezza europea agganciata all’Occidente. Sta di fatto che il 26 ottobre 1955 popolari e socialdemocratici votarono insieme la legge istitutiva della neutralità. I soli voti contrari furono quelli della VdU (Verband der Unabhängigen), la “lega degli indipendenti”, da cui l’anno dopo sarebbe nato l’Fpö, il partito dell’estrema destra nazionalista, che fu poi di Jörg Haider ed è ora di Herbert Kickl. Oggi l’Fpö è diventato uno dei più strenui sostenitori della neutralità e se ne serve per chiedere che l’Austria non concorra agli aiuti all’Ucraina e non partecipi alle sanzioni contro la Russia. E anche questo sembra un paradosso.

NELLA FOTO, cerimonia dell’alzabandiera all’Accademia militare di Wiener Neustadt, davanti alla statua dell’imperatrice Maria Teresa, di cui la scuola di formazione degli ufficiali prende il nome.

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