Il servizio militare di leva, dove esiste ancora, come in Austria, non entusiasma nessuno, come le tasse. Ma tutti sono consapevoli che, fintanto che la coscrizione obbligatoria esiste, quel servizio va prestato, così come le tasse vanno pagate. In Austria – uno degli ultimi Paesi in Europa a non aver scelto di affidare le sue forze armate a militari professionisti – quel servizio dura soltanto 6 mesi. È una durata ridicola e, per dire le cose come stanno, inutile. Sei mesi bastano per una formazione militare di base e, quando le reclute sarebbero addestrate appena un po’ per combattere, vengono rimandate a casa e si ricomincia tutto da capo con altre reclute.
Finché in Europa ci si poteva cullare nell’idea di una pace sempiterna – così come in Austria ci si culla nell’idea di una neutralità sempiterna (“immerwährende Neutralität”) – si poteva fingere che anche eserciti come quello austriaco potessero garantire la sicurezza. Per la parata del 26 ottobre e nelle cerimonie istituzionali soldatini formati in soli sei mesi erano sufficienti. Ma ora che la minaccia russa incombe ogni giorno (proprio oggi l’autore di questo blog, abbonato alle news letters del Kyiv Idependent, si è visto recapitare messaggi in cirillico e in inglese da hacker russi, che evidentemente avevano fatto intrusione nella mailing list del quotidiano ucraino), ora che quella minaccia incombe veramente, dicevamo, l’Austria si è resa conto di non essere più sicura e di dover rimediare con urgenza.
L’8 ottobre scorso avevamo dato conto in questo blog della riforma del servizio di leva varata dal governo, dopo due anni di studi. La sofferta soluzione era stata il mantenimento della durata della leva a 6 mesi, ma seguita immediatamente da un mese di esercitazioni nella milizia e, nel corso dei dieci anni successivi, da altri due mesi distinti tra loro di esercitazioni. La riforma è in fase di approvazione ed entrerà in vigore con l’inizio del 2027.
Sarà sufficiente a garantire l’operatività dell’esercito? Lo stato maggiore ritiene di no. La commissione di esperti a suo tempo nominata aveva suggerito un allungamento della leva da 6 a 8 mesi, seguiti in tempi successivi da altri due mesi di esercitazioni nella milizia. Ma la scelta politica è stata al ribasso
Una scelta al ribasso che tuttavia si sta rivelando un boomerang. La sola “minaccia” di aggiungere alla leva altri 3 mesi di esercitazioni nella milizia (da svolgere nell’arco di 10 anni), ha prodotto un boom nelle richieste di “arruolamento” nel servizio civile. L’Austria, infatti, consente a chi solleva obiezione di coscienza di prestare un servizio alternativo di pubblica utilità in istituzioni sanitarie (come la Croce rossa) o di assistenza sociale. Si avvalgono di questa facoltà coloro che, per ragioni di coscienza, rifiutano l’uso delle armi, ma anche coloro che per comodità preferiscono un servizio non soggetto alla severa disciplina militare, che consente loro di cenare a casa con i propri cari e di dormire nel loro letto.
Finora si era creato un equilibrio spontaneo tra i due “servizi”: 15.000 reclute in uniforme e 15.000 prestatori d’opera senza uniforme. Da quando si è avuta notizia della riforma del servizio di leva il numero di adesioni al servizio civile è aumentato ogni mese del 30%. Più ragazzi sulle ambulanze della Croce rossa significa meno giovani nelle caserme. Insomma, la riforma pensata per assicurare più uomini alle forze armate austriache rischia di produrre l’effetto contrario.
Lo stato maggiore ha fatto i suoi conti e, con la minuziosità tipica dei militari, ha indicato in 13.875 il numero dei soldati di leva necessari per garantire l’operatività dello strumento militare. Ma, visto come stanno andando le cose, già nei primi sei mesi del 2027 quella soglia potrebbe non essere raggiunta, per l’esplosiva propensione dei giovani austriaci verso servizi alternativi. E, siccome sarà impossibile raddrizzare la barra in tempo, già dal prossimo anno il numero dei battaglioni dovrà essere ridimensionato, indebolendo, anziché rafforzando, lo strumento militare.
Possibile che a nessuno fosse venuto in mente la probabile “fuga” dei giovani verso il servizio civile? In realtà, il fenomeno era stato largamente previsto e proprio per questo era stato ipotizzato un allungamento della durata del servizio senza uniforme, dagli attuali 9 mesi a 11 mesi. Ma, siccome la materia è di rango costituzionale, per introdurre la nuova durata serve una maggioranza di due terzi del Parlamento, di cui l’attuale maggioranza non dispone. Il governo sta conducendo serrate trattative con i partiti di opposizione, per ottenere il loro voto. Il sostegno appare più verosimile da parte dei Verdi, che pongono tuttavia una condizione: l’indennità mensile di 1.000 euro per i soldati di leva dovrebbe essere estesa anche a chi presta servizio civile (ora è di 600 euro). Ma il timore è che in questo modo il servizio civile possa risultare ancora più appetibile e contribuisca a svuotare ancora di più le caserme.
NELLA FOTO, cerimonia di giuramento delle reclute nella Heldenplatz di Vienna.
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