Venerdì 6 Novembre 2026

Domani e giovedì, quarto processo a carico di René Benko, lo spregiudicato immobiliarista austriaco, protagonista di un fallimento per 27 miliardi di euro, il più grande nella storia del Paese. I primi tre processi avevano riguardato reati relativi alla bancarotta per la sottrazione di beni di modesto valore, secondo la “strategia del salame” seguita dalla Procura anticorruzione (meglio tanti processi per singoli episodi criminosi, da celebrare subito – “a fette”, appunto, come il salame – che non un solo processo monstre, comprensivo di tutti i crimini imputabili a Benko, a cui però si sarebbe giunti chissà quando).

Questa volta si fa sul serio. È in ballo una truffa per quasi 5 milioni di euro ai danni di Hans Peter Haselsteiner, noto imprenditore edile, alla guida di Strabag, una holding delle costruzioni operante a livello europeo. A metà 2022 la fondazione privata della famiglia Haselsteiner aveva acquistato titoli di Signa Development, una delle società controllate da Signa Holding, per un valore di poco meno di 5 milioni. Il pagamento non doveva avvenire in contanti, bensì tramite i dividendi relativi all’esercizio 2021. Tuttavia, quando la liquidità era scarseggiata, era stato chiesto a Haselsteiner di versare effettivamente l’importo. La somma gli sarebbe stata restituita entro giugno 2024. A tal fine, Benko si era impegnato personalmente attraverso una dichiarazione di garanzia. Nella sua accusa, la Procura anticorruzione austriaca definisce tale garanzia “falsa”: all’epoca, infatti, Benko si trovava già in una situazione finanziaria estremamente compromessa e, pertanto, non avrebbe dovuto rilasciarla.

Haselsteiner, a quel tempo amico di Benko, aveva versato quel denaro solo a patto che gli fosse restituito. Lo aveva fatto dando per scontato che Benko fosse una persona facoltosa. In realtà il castello di carte dell’imprenditore immobiliare stava già per crollare e solo un paio di mesi dopo ne sarebbe stato dichiarato il fallimento.

Nelle due udienze di domani e giovedì Benko sarà giudicato anche per un altro caso: la vendita di un fucile da caccia del valore di 80.000 euro, sottraendolo ai creditori di Signa Holding (reato di bancarotta fraudolenta). Per la Procura anticorruzione Benko agiva di fatto come amministratore di Signa Holding, detenendo quindi il potere decisionale. L’arma sarebbe stata nascosta nella «Villa N» – residenza della famiglia all’epoca dei fatti – ed era utilizzata esclusivamente da lui. Benko avrebbe omesso di includerla nell’inventario di Signa Holding, celandone di fatto l’esistenza al curatore fallimentare.

Alle udienze di domani e giovedì Benko comparirà in aula a piede libero, ma con un braccialetto elettronico alla caviglia, che gli è stato imposto perché gli fosse concessa la libertà provvisoria.

NELLA FOTO di Johann Groder, René Benko mentre entra nell’aula del Tribunale di Innsbruck in uno dei precedenti processi.

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