Martedì 23 Luglio 2024

Toh, chi si rivede! L’Albertina di Vienna dedica un’ampia retrospettiva a Roy Lichtenstein, il maestro della Pop-Art, che quest’anno avrebbe compiuto 100 anni, se una banale polmonite non ce lo avesse portato via quando di anni ne aveva 73. Avevamo visto per la prima volta le sue opere alla Biennale di Venezia del 1966 e poi anche nei due anni successivi.

Ne eravamo rimasti profondamente colpiti, con quelle sue immagini retinate tratte dai fumetti. Oggi sappiamo che quel retino così dilatato veniva chiamato (o è stato chiamato successivamente) “puntinato Ben Day”. Quel modo di riproporre i personaggi tratti dai “comics” esasperando la puntinatura ci era sembrato un modo geniale di giocare a carte scoperte: le immagini di Lichtenstein non si ispiravano alla realtà, ma a una realtà mediata dalla stampa.

I meno giovani ricordano le mediocri foto dei giornali di allora, dove il chiaroscuro era dato dal retino e dalla dimensione maggiore o minore dei punti. Con il suo “puntinato Ben Day” era come se Roy Lichtenstein ci avesse detto – così almeno era sembrato a noi giovani visitatori della Biennale di mezzo secolo fa – fate attenzione, non fatevi infinocchiare dalla massa di immagini da cui siete circondati, non vi raccontano la realtà, ma una rappresentazione della realtà.

E pensare che a quel tempo di immagini non c’erano molte in giro, rispetto a oggi. In questo senso il messaggio di Lichtenstein può considerarsi profetico. In cinquant’anni le tecnologie hanno fatto passi da gigante. Già un paio di anni dopo la partecipazione di Lichtenstein alla Biennale alcuni giornali avevano adottato la stampa off-set (primo fra tutti in Italia il Messaggero Veneto di Udine), che aveva reso possibile una stampa di qualità per le foto. Qualche tempo dopo è arrivata la fotografia digitale, che ha trasformato tutti noi in produttori instancabili e compulsivi di immagini. E ora l’intelligenza artificiale, che non riproduce le immagini, ma addirittura le crea, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che non è vero.

L’ammonimento di Roy Lichtenstein, con i suoi fumetti in gigantografia, è dunque più che mai attuale. Ed è questa la ragione per cui vale la pena cogliere l’occasione offerta dall’Albertina di vedere, o rivedere, 90 delle sue opere, tra dipinti, sculture e grafiche. Lo si potrà fare fino al 14 luglio.

IN APERTURA, l’opera di Roy Lichtenstein “Pensando a lui”, del 1963, in prestito all’Albertina dall’Art gallery dell’Università di Yale.

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