Anche l’Italia, se così possiamo dire, ha fatto ingresso oggi nell’aula del Tribunale di Vienna, dove si è tenuta la settima udienza del processo per spionaggio a carico di Egisto Ott, ex agente dell’Ufficio federale per la tutale della Costituzione e l’antiterrorismo. Un ingresso soltanto virtuale. Il Tribunale, infatti, ha interrogato in videocollegamento un carabiniere dei Ros, a cui Ott si era spesso rivolto per avviare ricerche in Italia. L’agente italiano era sempre stato pronto a fornirgli assistenza, non perché fosse in rapporti di amicizia con lui, ha tenuto a precisare, ma perché convinto di avere a che fare con richieste ufficiali dei servizi austriaci. Ott, infatti, era stato per alcuni anni l’ufficiale di collegamento tra Austria e Italia.
Il carabiniere dei Ros non immaginava che al tempo in cui Ott si era rivolto a lui per raccogliere nuove informazioni fosse già stato sospeso dal servizio, in quanto sospettato di spionaggio. Spionaggio a favore della Russia. Ott voleva sapere dal collega italiano informazioni utili a localizzare persone su cui i servizi di intelligence russi avevano messo gli occhi. Per esempio, Ott aveva chiesto al carabiniere la lista degli ospiti di un hotel di Venezia e gli aveva fatto fare ricerche nel database nazionale su un uomo serbo e su due sorelle russe, di cui gli aveva fornito i passaporti.
All’interrogatorio dell’agente italiano è seguito un battibecco tra Ott e l’interprete. L’imputato lo ha accusato di aver tradotto scorrettamente un termine giuridico. “Mia madre era italiana (originaria del Friuli, nda) e l’italiano è la mia lingua madre!”, ha esclamato, tenendo a far sapere che il tedesco lo aveva appreso solo all’età di quattro anni.
L’udienza è proseguita con l’audizione di altri testi e proseguirà domani con l’audizione dell’ex direttore dell’Ufficio antiterrorismo, Peter Gridling, e dell’ex deputato dell’Fpö Hans-Jörg Jenewein, coinvolto nella vicenda dei dossier di oltre 36.000 poliziotti trasmessi a Mosca.
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